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IVANO FOSSATI E L’ARCANGELO A MESTREIl cantautore porta il suo “Arcangelo tour” al Toniolodi Elena Oselladore La terza parte del tour teatrale dell’ultimo lavoro di Ivano Fossati è approdato al teatro Toniolo di Mestre. Ancora un’occasione per riascoltare dal vivo le canzoni tratte da “L’arcangelo”, ultimo e discusso album del cantautore e per rievocare le sue canzoni più conosciute.
Si prestano benissimo al palcoscenico del Toniolo le scenografie del pittore Dario Ballantini e i bravi musicisti che hanno accompagnato Fossati prima nelle registrazioni del disco e poi in tour. La band, composta da Pietro Cantarelli (tastiere), Riccardo Galardini (chitarre), Claudio Fossati (batteria), Fabrizio Barale (chitarre), Mirko Guerrini (fiati e tastiere), Marco fadda (percussioni),mostra di essere compatta e garantisce momenti musicali non privi di rilievo. Sostenuto da un buon feeling con i suoi musicisti, Ivano Fossati sembra divertirsi e l’aria più rock dell’ultimo disco emerge leggera e libera, anche se stemperata dalle consuete (e amate) atmosfere soffici e avvolgenti.
Il concerto lascia spazio a brani come “L’arcangelo” e “Cara Democrazia” che rendono bene l’idea della scelta di nuove sonorità, ma la sorpresa, sempre tratta dall’album più recente, è “Il battito”, canzone sinuosa e emozionante, che riesce a penetrare l’ascoltatore. Tra sonorità vigorose ed elettriche e temi civili e pacifisti (“Terra dove andare”, “Sigonella” per fare due esempi), c’è spazio anche per le citazioni letterarie (Bruce Chatwin) e le immancabili e sempre toccanti “Una notte in Italia” e “C’è tempo”, passando per un’orientaleggiante “La pianta del tè” e il classico “I treni a vapore”.
Nonostante l’impronta più rock del concerto, data anche dalla formazione della band, Ivano Fossati si lascia andare a pensieri espressi ad alta voce sul dolore, sulla vita e sull’importanza di sognare. Il pubblico che riempie quasi del tutto il Toniolo, applaude e si lascia coinvolgere dalle sensazioni che Fossati suscita con le sue canzoni, anche se sembra apprezzare più i momenti più intimi e privati (voce e pianoforte), in cui il cantautore riesce ad emozionare molto di più e forse ad essere più se stesso, momenti in cui la sua voce arriva leggera e profonda come una carezza, rispetto ai suoni graffianti delle chitarre che rendono la sua musica in maniera forse troppo superficiale.
Ivano Fossati in questo concerto è riuscito a coniugare in un unico spettacolo il suo lato più scanzonato e il suo lato più emotivo, e, considerando la profondità della scrittura musicale di Fossati, sicuramente non è poco.
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