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Il Grande Spettacolo dell’Acqua a MonteverdeUn’impalpabile magia si ripete ogni anno in Alta Irpiniadi Maria Rosaria Carifano Sono ormai 5 anni consecutivi che a Monteverde, paesino della provincia irpina al confine con la Puglia, dal 30 luglio al 29 agosto viene allestito il Grande Spettacolo dell’Acqua: per ben un mese all’anno, tutte le sere, il Lago San Pietro, uno specchia d’acqua artificiale venuto fuori dalla costruzione della diga sul fiume Osento, diventa un palcoscenico su cui si mette in scena la vita di San Gerardo Maiella.
Un progetto nato come un sogno irrealizzabile, può adesso vantare ben più di 140 repliche, e la visita da parte di 68.000 spettatori provenienti, oltre che da tutta la Campania, da una bella fetta del Sud Italia.
La storia si sviluppa grazie ad una serie di pedane galleggianti costruite e sistemate nel lago, per un totale di 20.000 kilometri di impianto scenico: attori, ballerini, giochi di luce, ologrammi, scenografie, tutto ciò che concorre al racconto si trova nel bacino San Pietro e si muove attraverso un sistema di passerelle che collega le piattaforme tra loro. Ma la vera e indiscussa protagonista è l’acqua: 125 pompe sommerse costellano tutta la superficie visibile del lago per creare strabilianti effetti di figure e movimento, che uniti ad un sapiente utilizzo delle luci esplodono in un tripudio di colori. Monteverde è un paese che non raggiunge il numero di mille abitanti. Come tutta la provincia irpina, ha subito negli anni e sconta tuttora una massiccia emigrazione da parte delle nuove generazioni, che si spostano per studiare, lavorare, costruirsi un futuro in realtà più “metropolitane”. Col cinismo che accompagna i nostri tempi, si potrebbe quindi pensare che l’idea di mettere su uno spettacolo di queste dimensioni, sia nata dalla necessità di valorizzare a tutti i costi un territorio quasi abbandonato, per trasformarlo in una miniera d’oro per quanti avessero deciso di restare. Devo deludere chiunque sia giunto ad una simile conclusione: i 545.000€ incassati fino al 2009, sono stati interamente devoluti in beneficenza. Lo spettacolo è stato voluto, infatti, dall’associazione di volontariato " Insieme per… ”, realtà che unisce, praticamente, tutti gli abitanti del paese. Nei giorni dello spettacolo ognuno ha qualcosa da fare: c’è chi sta alla biglietteria, chi aiuta nei punti ristoro, chi guida le navette, chi accompagna i visitatori al lago, il tutto senza percepire un soldo. Gli unici retribuiti sono i ballerini, selezionati attraverso audizioni tra le scuole di danza della zona. I membri dell’associazione, si definiscono come una grande squadra, dove ogni singolo è un pezzo importante, ma nessuno è protagonista, e in cui ognuno si è reso umile strumento per rendere possibile un sogno, senza la presunzione di averlo fatto, ma soltanto con la consapevolezza di aver svolto un compito importante per regalare un sorriso a chi soffre. In questi cinque anni, grazie al ricavato dello spettacolo, la fondazione ha sostenuto ben 11 progetti umanitari, come il progetto San Giovanni Rotondo a favore dell’A.G.A.P.E. (Associazione Genitori ed Amici Piccoli Emopatici), o il progetto Lecce, che sostiene l’associazione dei genitori “Per un sorriso in più”, operante presso il reparto di Onco-ematologia pediatrica dell’ospedale Vito Fazzi, e ancora il progetto Madagascar, per la costruzione di un liceo presso la missione Redentorista di Alasora, o il progetto Filippine, per il sostegno di una clinica che cura i malati di lebbra. È difficile dare un giudizio qualitativo della parte in prosa dello spettacolo: il testo presenta delle debolezze, e per motivi tecnici gli attori non recitano in diretta, ma con l’ausilio di registrazioni. Voci guest-star sono quelle di Elena Sofia Ricci e Leo Gullotta, ma non bastano a riempire le carenze di una narrazione interamente in playback. Tuttavia, si è consapevoli che la riuscita di questo tipo di messa in scena non è affidata alla recitazione ma, appunto, allo “spettacolo dell’acqua”: ai giochi delle fontane, agli impalpabili sipari trasparenti che si innalzano dal fondale, alle improvvise serpentine luminescenti che sembrano puntare al cielo. La storia di San Gerardo è stata scelta innanzitutto per la sua peculiarità “geografica”: Gerardo Maiella ha vissuto attraversando tre Regioni, ovvero la Basilicata dove è nato e cresciuto, la Puglia dove si è formato e la Campania dove ha operato dopo aver preso i voti, e sono queste le stesse regioni toccate dalle acque del Lago San Pietro. Ma soprattutto, Gerardo è stato il “santo del popolo”, un uomo la cui incrollabile fede e il cui devoto altruismo sono stati un faro e un sostegno per tutte le genti, ma in particolare per i poveri, delle città in cui si è trovato a svolgere la sua missione. Gli abitanti di Monteverde volevano raccontare la storia di un esempio, di un buon esempio, soprattutto ai loro ragazzi, che presto o tardi lasceranno la terra natia per cercare miglior fortuna. Volevano far sì che in un mondo sempre più corrotto, questa piccola oasi tra le montagne fosse in grado di trasmettere i valori sani della solidarietà e del perdono. Ci sono riusciti? Quando, a notte ormai inoltrata, l’ultimo bus navetta che conduce al parcheggio recupera i visitatori ritardatari, salgono anche i volontari più giovani per tornare a casa: la loro giornata è finita mentre agli altri tocca ancora guidare e pulire. Si siedono in fondo, sono più di una ventina e hanno in media 14 anni. Si abbracciano, cantano, ridono, scherzano su ciò che è accaduto durante le ore di “lavoro”, prendono in giro il cappello buffo di qualche spettatore, si accordano per andare tutti insieme a far colazione la mattina dopo prima di ricominciare. La loro allegria e voglia di fare, è contagiosa. La risposta all’ultimo quesito dunque, vien da sé, e a tutti coloro che, stupiti, chiedono come tutto ciò sia stato realizzabile in un posto così piccolo e isolato come Monteverde, i suoi abitanti rispondono con una massima di San Francesco che ha ispirato l’intero progetto: “Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. All’improvviso, vi sorprenderete a fare l’impossibile”.
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