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Il Minetti Quartett all’Estate Musicale di PortogruaroUna formazione dal carattere spiccato, anche se non ancora pienamente maturodi Marco Bellano Giovane (alcuni degli interpreti non hanno ancora compiuto trent’anni), eppure già forte di sette anni di carriera internazionale: è una contraddizione virtuosa e dagli esiti non scontati quella alla base della fisionomia artistica dell’austriaco Minetti Quartett, esibitosi al Teatro Comunale Luigi Russolo di Portogruaro il 27 agosto 2010.
In un certo senso, il tema del “doppio” alla base del programma dell’Estate Musicale di Portogruaro, in cui la serata si inseriva grazie alla presenza del quartetto schubertiano rievocante il dialogo tra la Morte e la Fanciulla, avrebbe potuto ben adattarsi anche a commento della natura di questa formazione cameristica: rigorosa e dall’intesa perfetta, ma a volte, paradossalmente, sin troppo coerente nelle sue scelte, a scapito di qualche dettaglio che comunque non ha compromesso delle interpretazioni di livello ragguardevole. Il Quartetto op. 13 di Mendelssohn ha beneficiato particolarmente dello stile esecutivo del Minetti Quartett. C’è, in questo lavoro di un diciottenne, una singolare dialogo fra uno sfogo lirico ed impetuoso ed una severità riflessiva, sottintesa nel motto Ist es Wahr (È vero?) che il compositore appose alla partitura sulla scia dell’impressione suscitata in lui dalla morte di un modello illustre: Ludwig Van Beethoven. Il riferimento al beethoveniano Muss es sein? Es muss sein! del Quartetto op. 135 appare evidente, come molti hanno giustamente notato. Mendelssohn tuttavia, nonostante l’impegnativo parallelismo, non cercò di cimentarsi direttamente con le profondità abissali dell’ultimo periodo del Maestro di Bonn. Il suo linguaggio è invece più vicino, se si vuole, a quello del periodo ‘eroico’ beethoveniano, ma ben lontano da qualsiasi emulazione passiva. Il discorso musicale è infatti carico di una ricchezza melodica personalissima, intensa ma non eccessiva, sempre tenuta sotto controllo da una grazia equilibrata che raccoglie e rinvigorisce memorie settecentesche. Gli interpreti del Minetti hanno restituito con pienezza la partitura di Mendelssohn, percorrendola con agilità e autorevolezza. Disinvolti di fronte alle situazioni più impervie, ed uniti da un affiatamento di certa saldezza, i quattro musicisti hanno scelto di valorizzare la sapienza della costruzione formale del quartetto e la sua bellezza di scrittura, più che le sue possibili pretese riflessive. Il risultato è stato convincente, proprio perché scevro da qualsiasi inutile pretenziosità: la ‘disinvoltura’ costante degli interpreti ha tuttavia mostrato occasionali opacità per via di una vaga, strana impressione di ‘distacco’ e dunque di fuggevole freddezza nei confronti di episodi meritevoli di maggiore approfondimento interpretativo (si veda l’Adagio iniziale). È stata forse per questa vocazione forse definibile (in maniera limitativa ed imprecisa, però) ‘razionalista’ che il Quartetto D. 810 “La Morte e la Fanciulla” di Schubert ha finito per risultare meno felice di quello di Mendelssohn. Il discorso schubertiano trascende infatti le pure valenze ‘architettoniche’, sondando il complesso sentimento della morte sviluppato dal compositore, quasi a presagio della sua prematura fine a soli trentun anni. E in effetti, la lettura nitida e sempre splendidamente controllata del Minetti è sembrata disturbata, in certi momenti, dall’ombra di questo nucleo intellettuale rimasto in secondo piano e non esplorato come avrebbe meritato. Un segnale, probabilmente, è stato costituito dalla strana irresolutezza dello Scherzo, terminato con un senso di sospensione, quasi che al discorso musicale mancasse ancora qualcosa per compiersi. E sempre nello Scherzo, hanno forse tradito un imbarazzo inconscio i suoni ruvidi, aggressivamente ‘sporchi’ di certi sforzati, alieni allo stile altrimenti terso della formazione. La contraddizione, tuttavia, è stata a suo modo affascinante: è suggestivo immaginare di cogliere in questo imprevisto un punto di partenza su cui questo quartetto potrebbe lavorare, in cerca di una maturità artistica che meriterà di essere seguita con attenzione.
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