Il Mouse e la matita: A Pesaro un focus sull’animazione italiana contemporanea

50a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema

Per onorare i 50 anni della Mostra del Nuovo Cinema, Pesaro ha inserito nel suo programma un focus denominato “Il mouse e la matita” che ha voluto mappare in tutte le sue forme l’ormai vivacissimo panorama dell’animazione italiana, soprattutto sul versante sperimentale ma non dimenticando quello meno di nicchia – un panorama, che, nell’ultimo decennio, con il definitivo avvento del digitale, ha trovato nuove forme di espressione e diffusione.

L’animazione nostrana costituisce un universo poco conosciuto dal pubblico e dalla critica, se non nelle sue forme di massimo successo come, ad esempio, la factory “Rainbow” creata a Loreto da Iginio Straffi con il fenomeno delle Winx. Si tratta di un settore audiovisivo in cui la scuola marchigiana mostra un fermento d’idee, capacità tecniche e spirito imprenditoriale che non hanno eguali in Italia. Una grande eccellenza delle Marche insieme con la Scuola del Libro di Urbino, fucina della scuola marchigiana, dove si sono infatti formati autori come Roberto Catani, Mara Cerri, Julia Gromskaya, Magda Guidi, Simone Massi, Beatrice Pucci o Gianluigi Toccafondo.

La rassegna ha presentato più di cento lavori in totale, tra lunghi, corti, video musicali e titoli di testa da film, da lungometraggi d’animazione come Pinocchio di Enzo D’Alò, L’arte della felicità di Alessandro Rak, Robin Hood di Mario Addis e Johan Padan a la descoverta de le Americhe di Giulio Cingoli sino a vari focus sul mondo poetico di Basmati, Leonardo Carrano, Julia Gromskaya, Magda Guidi, Igor Imhoff, Simone Massi, Cristina Diana Seresini, Gianluigi Toccafondo e Virgilio Villoresi. In quest’approssimazione a una quasi Storia dell’animazione italiana contemporanea non si può dimenticare il ruolo del Piemonte e del Corso di animazione del CSC di Torino che oltre ad una selezione dei lavori lì prodotti da nuovi talenti ha portato a Pesaro, in collaborazione con la Cineteca Italiana di Milano e l’Istituto Luce, un’interessante e inedita retrospettiva “Cartoon e moschetto – le animazioni di regime di Liberio Pensuti”.

Nell’ambito di questo focus si è svolta anche un’importante tavola rotonda, coordinata da Bruno Di Marino e Giovanni Spagnoletti, che ha visto confrontarsi una ventina tra autori, docenti e critici per fare il punto sull’animazione italiana contemporanea.
Gli ospiti si sono succeduti al tavolo presieduto dai due moderatori, anche curatori del volume edito da Marsilio dal titolo omonimo alla rassegna. Di Marino ha spiegato come quello che si è svolto oggi voleva essere un’occasione di incontro e confronto per capire come dare maggiore visibilità al cinema d’animazione italiano, mentre Spagnoletti ha dimostrato l’interesse nel promuovere questi autori annunciando che i lavori presentati a Pesaro saranno proiettati anche in altre venti sale delle Marche, e prossimamente saranno protagonisti di un programma di tre giorni al Maxxi di Roma: un modo per iniziare a formare un pubblico per questo tipo di cinema.

Il primo autore a intervenire è stato Simone Massi, uno dei nomi più conosciuti nel panorama dell’animazione italiana, anche grazie al David di Donatello ricevuto nel 2012 per il miglior cortometraggio. Massi ha sottolineato come il volume pubblicato dalla Mostra sia importante per far uscire gli animatori dal “ghetto” nel quale sono stati confinati per molti anni. Il suo è stato un intervento duro, atto a sottolineare la difficile condizione di chi lavora nel campo, soprattutto tra gli indipendenti: “Non ho consigli da dare. In Italia non è possibile praticare il cinema d’animazione, non c’è alcun tipo di attenzione, non c’è mai stato, e non esiste alcuna possibilità di finanziamento: bisogna farsene una ragione”.

Chiara Magri, coordinatrice didattica del CSC Animazione di Torino, ha posto all’attenzione del pubblico un’altra problematica: la carenza di luoghi di incontro per gli animatori italiani e ha sottolineato come per questo il merito della Mostra di Pesaro è enorme. E continua: “Quando abbiamo aperto la nostra scuola, ci siamo domandati: cosa insegniamo? Il cortometraggio oggi è escluso sia dal cinema che dalla televisione. Eppure il pubblico, anche quello composto dai bambini, è in grado di accogliere proposte diverse, va semplicemente formato e messo in condizione di appassionarsi”.

Lo storico animatore Mario Addis – che annuncia in anteprima di lavorare a una serie con Adriano Celentano – afferma l’importanza di sapere come rivolgersi al pubblico; troppo spesso – dice – gli animatori si preoccupano più del segno grafico che del prodotto finale, che deve essere un racconto per immagini. “Il disegno è certamente importante ma non siamo illustratori, dobbiamo tenere in considerazione la sequenza dei fotogrammi, il ritmo delle inquadrature, la scansione temporale”.

Alessandro Rak, autore di L’arte della felicità, indica la sua strada: “Il film è stato realizzato con un budget molto ridotto, grazie a un’osservazione attenta delle nostre esigenze pratiche. Lo studio ad esempio è stato costruito in una vecchia sala cinematografica in centro a Napoli, gestito dal nostro produttore Luciano Stella. Penso che l’animazione debba essere vicina alle esigenze del reale e non considerare solo i desideri individuali degli autori: è anche così che si trova il proprio pubblico”. Così come Igor Imhoff, a cui è dedicato un focus, racconta le diverse strade che possono portare all’animazione: “Ho iniziato lavorando nel settore dei videogiochi e il mio approccio all’animazione è partito dai software di modellazione 3D, con un’attenzione particolare per la post-produzione. L’obiettivo, per chi sperimenta, spesso non è arricchirsi ma arrivare a sviluppare un proprio progetto senza dissanguarsi economicamente”. Anche Paola Gandolfi ha raccontato come sia approdata all’animazione solo in un secondo tempo, dopo aver iniziato come pittrice, infatti, ha sentito l’esigenza di inserire il movimento nei suoi quadri.

E’ emersa poi l’importanza di creare una rete di contatti e collaborazioni per supportarsi, tema che affrontano da diverse prospettive Magda Guida, Beatrice Pucci e Cristina Diana Seresini: le prime due hanno difficoltà a reperire fondi per i propri lavori ma capiscono l’importanza del coinvolgimento di altre persone, la Seresini, con esperienze sia di lavori su commissioni che personali, ha trovato la propria risposta nella fondazione di una casa di produzione per registi di animazione che possa rappresentare tutti i diversi stili e fare da tramite con possibili finanziatori. L’animatrice Claudia Muratori porta alla luce l’innegabile spaccatura che divide chi si sente esclusivamente autore e chi invece si preoccupa del mercato, ma è un conflitto senza una soluzione univoca, nel suo caso è stato fondamentale muoversi in varie città, promuovendosi da sola e andando in cerca delle occasioni giuste.

All’incontro c’era anche il documentarista Stefano Savona che dopo aver scoperto due anni fa proprio a Pesaro il cinema di Simone Massi ha capito di aver trovato quello che stava cercando per il suo nuovo film documentario ambientato sulla striscia di Gaza e con delle parti animate: ancora una volta, quindi, un cinema originale con un forte rapporto con la memoria e la ricerca del “nuovo” con l’animazione. Si è così creata una piccola equipe composta, oltre che da Massi e Savona, anche da Stefano Franceschetti, Magda Guidi, Mara Cerri e altri, riunendo così alcune delle eccellenze del settore in un progetto innovativo e ambizioso: uno straordinario frammento di 1’ è stato proiettato alla fine del convegno.

Un’esperienza fondamentale per Mara Cerri che racconta di aver realizzato soprattutto libri illustrati dopo la scuola di Urbino, ma la collaborazione per un cortometraggio con Magda Guida nel 2010 prima e il progetto di Savona poi, la hanno finalmente riportata all’animazione.
Infine Saul Saguatti, membro dei Basmati, afferma l’importanza di dedicarsi a più progetti e forme espressive contemporaneamente: con il suo gruppo produce infatti performance, istallazioni artistiche e progetti video.