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"Il Realismo Magico: Cagnaccio di San Pietro e gli Amici"Il Realismo magico a Villa Orsini di Scorzè, fino al 10 febbraio 2008di Elena Casadoro Nei locali della settecentesca Villa Orsini a Scorzè (Ve), è aperta fino al 10 febbraio 2008 una mostra di pittura dedicata a Cagnaccio di San Pietro ed agli Amici. E’ la seconda esposizione di pittura che si tiene a Scorzè, dopo Da Luigi Cima a Virgilio Guidi. Dalle Dolomiti alla Laguna, a cavallo delle festività natalizie. L’evento è piacevole e la sua ripetizione fa sperare che si tratti dell’inizio di una nuova e lodevole consuetudine.
La mostra dedica la prima sala al pittore Cagnaccio di San Pietro. L’artista che in realtà si chiamava Natalino Bentivoglio Scarpa (del 1897), nato a Desenzano, è vissuto a San Pietro in Volta, piccolo borgo nella Laguna da dove provenivano i genitori. Lo pseudonimo scelto per firmare i suoi lavori, stava ad indicare l’idea che il pittore voleva dare di sé, quella cioè di un “cagnaccio” di un personaggio poco integrato. Come dimostra di essere nelle sue opere più importanti: polemico e antiborghese. Il pittore è uno degli esponenti del cosiddetto realismo magico: la sua pittura è pulita, tersa, i particolari sono nitidi, le immagini sono fissate e quasi cristallizzate in un’atmosfera immobile, dove non c’è alito di vento. E’ una realtà, quella rappresentata, molto riconoscibile, ben definita fin nei minimi particolari, dalle volumetrie quasi geometriche, con colori freddi ed inserita in un’atmosfera quasi astratta, ideale, “magica”. Possiamo vederlo nelle nature morte, o nelle immagini delle due Madonne dove pare competere con la pittura del Quattrocento. Tra gli altri, imponente è il quadro Il trionfo dello spirito sulla materia qui presente in due versioni, di cui la più piccola, che probabilmente era la preparazione all’altra, risulta meno monumentale. Quella di più grandi dimensioni, mostra Dante Alighieri che rappresenta la grandezza dello spirito, affiancato da un’aquila che si sta librando nel cielo. Il divino poeta incarna la virtù e ai suoi piedi due personaggi seminudi, quasi strisciano al suolo. Uno di loro tiene una cassetta chiusa da un catenaccio e guarda di sbieco con occhi sospettosi. I due sono legati ai beni materiali che stringono e difendono girandosi attorno con sguardi maligni mentre Dante, lo spirito vittorioso sulla materia, si erge alto nello sfondo del cielo, affiancato dall’aquila. Un’opera che risente dei motivi del simbolismo. Con la visione della bimba imbronciata, riprodotta nella locandina, la mostra ci porta a vedere “gli Amici”. Che sono i pittori coevi, diversi da Cagnaccio nello stile, che danno vita tutti assieme ad una straordinaria collettiva. Troviamo i notissimi Ciardi, Guglielmo il capostipite e i figli Beppe, qui con due bei lavori che mostrano il paesaggio di sera, con colori caldi, materici, intensi e belli, ed Emma, la figlia che dà il meglio di sé nel piccolo omaggio a Watteau. Nuova la presenza di Teodoro Wolf Ferrari. Ci sono dei paesaggi antinaturalistici: in particolare “Il paradiso perduto” dove Adamo ed Eva, i nostri progenitori sono all’ombra davanti ad una muraglia fatta da monti inaccessibili e scuri. Il punto di fuga è molto in alto e oltre i monti, lo spettatore può vedere illuminato dal sole un paesaggio dai molti colori vivaci dati quasi puri. Wolf Ferrari dimostra di conoscere la contemporanea pittura tedesca. Così il trittico che presenta lo stesso paesaggio in tre momenti, di giorno di sera e di notte: ombra, buio, indeterminatezza, o colori vivaci e luminosi. Niente a che vedere con i precedenti di Monet che dipingeva lo stesso soggetto a distanza di qualche ora, suggestionato dalla diversità della luce e dei colori. Guido Cadorin si presenta con i suoi quadri dai colori pastosi, ricchi di materia, (Le zinie) e dalle forme semplificate (Il giudizio di Paride). Mentre di Luigi Cima ci sono i maestosi paesaggi montani presi in ore serali. Ricordiamo il noto Egisto Lancerotto, nato nella vicina Noale, qui gustoso interprete di scene di vita popolare “il gioco della tombola”, e il meno noto ma bravo Felice Castegnaro, di cui c’è un autoritratto, che si mostra pittore elegante, capace anche di rappresentare, nel “Primo sorriso” del 1930, una straordinaria scena di affettuosa intimità tra madre e figlio. Il tutto all’aperto, in una festa di luce e di colori, con la figura della mamma che si staglia nel cielo, quasi a mostrarsi come figura emblematica. A parte il noto Alessandro Milesi presente con un piccolo quadro, e Mario De Maria che segue le sue storie notturne popolate da strani personaggi quasi da incubo, è da ricordare Alessandro Pomi, un pittore che ci lascia, oltre al suo autoritratto, delle bellissime opere dove la natura è luminosa e colorata. Tralasciando per motivi di spazio di parlare di Livio Bondi le cui rose sono un piccolo capolavoro, dell’elegante Cesare Laurenti, di Lino Selvatico di cui è facile ricordare il nudino con scimmia, di Vincenzo De Stefani che mostra Le Zattere illuminate, dal Canal Grande, e del noto Pio Semeghini per il motivo che si potrà appurare vedendo la mostra, è interessante mettere a confronto i due autoritratti presenti, per definire due diverse personalità. Quello di Pomi, semplice, con il pittore che porta occhiali spessi, vestito senza lussi o stravaganze, davanti ai suoi strumenti di lavoro, solo rivolto frontalmente allo spettatore, come unico segno di sicurezza. Quello del Castegnaro invece, che mostra un uomo elegante, vestito in modo ricercato, consapevole del suo status di borghese (come mostra anche il ritratto del figlio), da cui si comprende anche l’eleganza delle sue opere, che però troviamo capace anche di darci quel momento di felicità rappresentato dall’opera Primo sorriso. Non resta infine che ricordare la curatrice Rina Dal Canton e la delegata per la Cultura Nais Marcon, che unendo le loro forze, hanno allestito questa importante mostra che qualifica positivamente Scorzè e, attraverso la quale, vengono presentati al pubblico e vengono valorizzati gli artisti veneti. Per i visitatori ricordiamo che la mostra è aperta il giovedì e il venerdì dalle 14,30 alle 19,00. Il sabato e domenica dalle 10,00 alle 19,00. Nei giorni 24-25-31 dicembre 2007 e 1 gennaio 2008 resterà chiusa. BIGLIETTI: Interi Euro 3,00 Ridotti Euro 2,50 (studenti, età superiore ai 60 anni) Ingresso gratuito per i bambini fino a 5 anni INFORMAZIONI: Comune di Scorzè - cultura@comunescorze.it - Tel. 041-5848273
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