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"Il buon Gesù e il cattivo Cristo" di Philip PullmanQuando Iago incontra la Bibbia...di Maria Chiara Alfieri «[…] Ultimamente, caro Cristo, ti sei mostrato sdegnoso tutte le volte che ti ho parlato di verità; non dovresti. Sarà la verità a colpire le loro menti e i loro cuori nelle epoche a venire […]». (p. 147)
«[…]La verità. Quella che sarebbe un’altra cosa rispetto alla storia?[…]». (p. 145)
La Storia delle storie viene reinterpretata, in modo molto personale, dall’autore che presenta Cristo come il fratello gemello di Gesù. Il debole e plasmabile Cristo diventa il Giuda evangelico che non comprende la grandezza del fratello e che si fa guidare erroneamente dallo «straniero», un’oscura figura. Pullman, con la sua fantastica e, se si legge con attenzione, anche un po’ contraddittoria cronaca della vita di Gesù, vuole in realtà criticare l’operato della Chiesa, delle sue più alte cariche. Inizialmente, grazie a una scrittura semplice e immediata, lo scrittore colpisce il lettore, cattura la sua attenzione facendolo arrivare rapidamente all’ultima pagina di un affascinante racconto. Soffermandosi, però, si percepisce la debolezza del libro, forse il suo voler essere solo una pura e stravagante favola e non il centro di un dibattito sul concetto di teocrazia. Il suo essere una storia e non l’altra visione della Verità. Philip Pullman, Il buon Gesù e il cattivo Cristo, Ponte alle Grazie, Milano, 2010, pp. 159, €14.00.
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