Il cinema apolide di Paolo Cavara

Al Cinema Trevi di Roma dall'1 al 4 marzo

Il cinema apolide di Paolo Cavara
Ci sono cineasti che hanno attraversato qualsiasi forma di cinema con modalità aristocratiche, mai snobistiche, ma lontane dalle chiacchiere e dai pettegolezzi del mondo dello spettacolo. Compenetrati nel loro lavoro, hanno dovuto subire un ingiusto oblio, o ancora peggio, un’ingiustificata indifferenza. Grande documentarista (tanto che Tonino Guerra diceva in proposito, scherzando: «Non c’è più Flaherty a fare documentari? Ci pensa Cavara»), Paolo Cavara, dopo essersi fatto le ossa con Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (Mondo Cane, La donna nel mondo), realizza opere sempre pregevoli e almeno due capolavori (L’occhio selvaggio e La cattura) con lo spirito curioso del viaggiatore, ovvero di chi affronta un genere, una tematica con l’attenzione di un cartografo e con lo spirito d’avventura di un viandante e l’animo sensibile di un poeta.

ore 19.00
La tarantola dal ventre nero (1971)
Regia: Paolo Cavara; soggetto: Marcello Danon; sceneggiatura: Lucile Laks; interpreti: Giancarlo Giannini, Claudine Auger, Stefania Sandrelli, Barbara Bouchet, Silvano Tranquilli; origine: Italia – Francia; durata: 94’
Un misterioso assassino uccide le donne squarciandone il ventre, dopo averle ricattate. Il commissario Tellini comincia a scoprire chi si cela dietro gli efferati omicidi. Thriller di matrice argentiana con una scelta dei personaggi molto azzeccata. Indimenticabili i duetti tra Giancarlo Giannini e Stefania Sandrelli.

ore 21.00
E tanta paura (1976)
Regia: Paolo Cavara; soggetto e sceneggiatura: Bernardino Zapponi, P. Cavara; collaborazione alla sceneggiatura: Enrico Oldoini; interpreti: Corinne Cléry, Michele Placido, Tom Skerritt, Eli Wallach; origine: Italia; durata: 95’
Uno psicopatico uccide e abbandona di fianco alle sue vittime una pagina di un libro per bambini, Pierino Porcospino di Heinrich Hoffmann. Un commissario, indagando sul caso, entra in contatto con il mondo della prostituzione. Ma la verità si cela in luoghi insospettabili. Cavara utilizza il thriller per rappresentare i malesseri della società italiana, evitando di cadere nelle facili trappole del cinema di genere per dedicarsi a uno stile sobrio e incisivo nel tratteggiare personaggi, tutt’altro che banali.

giovedì 2
ore 17.00
Virilità (1974)
Regia: Paolo Cavara; soggetto: Gian Paolo Callegari; sceneggiatura: G. P. Callegari, Gianni Simonelli; interpreti: Turi Ferro, Agostina Belli, Marc Porel, Anna Bonaiuto; origine: Italia; durata: 95’
In un piccolo paese della Sicilia, l’industriale Don Vito ci tiene a sbandierare la sua virilità. Divorziato, si sposa per la seconda volta con la bella e giovane Cettina. Dopo parecchi anni, torna dall’Inghilterra suo figlio Roberto in compagnia di una ragazza che sembra un maschio e un amico che assomiglia a una donna. Con questo film il regista Paolo Cavara si mette alla prova con la commedia erotica tanto in voga negli anni ’70 e che trova in Malizia il capostipite più illustre.

ore 19.00
Mondo cane (1962)
Regia: Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi; montaggio e testo del commento parlato: G. Jacopetti; voce: Stefano Sibaldi; musiche: Nino Oliviero e Riz Ortolani; origine: Italia; durata: 105’
Un canile con cani che abbaiano e la scritta scorrevole «Tutte le scene che vedete in questo film sono vere e sempre riprese dal vero. Se spesso saranno scene amare è perché molte cose sono amare su questa terra. D’altronde il dovere del cronista non è quello di addolcire la verità ma di riferirla obbiettivamente». Il più famoso mondo-movie italiano, firmato da Jacopetti-Prosperi-Cavara, è un’antologia di scene tra l’orripilante e l’ironico (da un’innocua convention di sosia di Rodolfo Valentino agli effetti delle radiazioni nucleari su uomini ed animali). Sequenza culto: le sedute anthropometrie di Yves Klein, inserite però da Jacopetti in modo arbitrario e in un contesto scandalistico che travisa la poetica dell’artista francese.

ore 21.00
Incontro con Pietro Cavara, Gianni Cavina e Ugo Pirro

a seguire
L’occhio selvaggio (1967)
Regia: Paolo Cavara; soggetto: P. Cavara, con la collaborazione di Fabio Carpi e Ugo Pirro; sceneggiatura: Tonino Guerra, P. Cavara, con la collaborazione di Alberto Moravia; interpreti: Philippe Leroy, Delia Boccardo, Gabriele Tinti; origine: Italia; durata: 97’
Un regista gira l’Africa e l’Asia alla ricerca di scene shock per un documentario. Non riuscendo a trovarne, spesso le crea, dopo aver invano cercato di convincere un uomo a bruciarsi e aver fatto bastonare dei tossicodipendenti. Probabilmente il capolavoro di Paolo Cavara, L’occhio selvaggio non è solamente una riflessione amara sull’esperienza jacopettiana dei mondo-movies (Mondo cane, La donna nel mondo), ma anche un ripensamento, ancora attualissimo, sull’etica dello sguardo cinematografico.

venerdì 3
ore 21.00
La cattura (1969)
Regia: Paolo Cavara; soggetto: P. Cavara, John Crawford; sceneggiatura: P. Cavara; interpreti: David McCallum, Nicoletta Macchiavelli, Lars Bloch; origine: Italia- Jugoslavia; durata: 95’
In un paese dell’Europa orientale occupato dai nazisti, durante la seconda guerra mondiale, un sergente tedesco ha l’incarico di catturare la partigiana e temibile cecchina Anja. Una volta catturata la donna, i due restano isolati in un deserto di ghiaccio senza mezzi e senza più motivi per essere nemici. Piccolo grande film, dove gli sguardi e i silenzi non sono dettati solo dalla caccia all’uomo ma anche dalla seduzione, La cattura anticipa per certi aspetti la figura della donna guerriera nel cinema di Tarantino, e non a caso Nicoletta Macchiavelli è una delle attrici preferite del cineasta americano.

sabato 4
ore 17.00
Il lumacone (1974)
Regia: Paolo Cavara; soggetto: P. Cavara, Ruggero Maccari; sceneggiatura: R. Maccari; interpreti: Turi Ferro, Agostina Belli, Ninetto Davoli, Francesco Mulè, Gabriella Giorgelli; origine: Italia; durata: 95’
Commedia agrodolce sul cuoco siciliano Gianni Rodinò, il quale, abbandonato dalla moglie, vive in condizioni di miseria morale e materiale. Cammina per le strade di Roma, ubriaco, parlando da solo a voce alta, con lo sguardo perso nel vuoto. Ad aiutarlo è un ladruncolo, talmente espansivo e ottimista, da contagiare positivamente l’affranto cuoco. Ruggero Maccari ha fornito a Paolo Cavara una sceneggiatura dai toni delicati e poetici, adatta all’istrionismo d’alta classe di Turi Ferro.

ore 19.00
La locandiera (1980)
Regia: Paolo Cavara; soggetto: dalla commedia omonima di Carlo Goldoni; sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Lucia Drudi Demby; interpreti: Adriano Celentano, Claudia Mori, Paolo Villaggio, Gianni Cavina, Marco Messeri, Milena Vukotić; origine: Italia; durata: 109’
Elegante trasposizione della celebre commedia goldoniana, La locandiera è un ottimo esempio di come Cavara sappia dirigere gli attori. Il regista si è avvicinato al testo goldoniano con rispetto, portando in scena anche Goldoni, interpretato da Camillo Milli, che vediamo nel ruolo di un ospite della locanda che, col suo fare sornione, vede e controlla tutto.

ore 21.00
At salùt päder (1978)
Regia: Paolo Cavara; soggetto e sceneggiatura: P. Cavara, Lucia Drudi Demby, Enzo Ungari; interpreti: Gianni Cavina, Claudio Bigagli, Marino Campanaro, Michela Caruso; origine: Italia; durata: 102’
Commosso ritratto di Frate Lino da Parma, religioso alla Robin Hood, fotografato negli anni tra il 1907 e il 1924. Dimensione familiare e dialettale (il titolo parmense significa «ti saluto padre») con uno straordinario Gianni Cavina, Cavara con questo film dimostra di essere un autore attento e sensibile anche nel dirigere i personaggi di contorno, sui quali il regista probabilmente riversa i suoi migliori ricordi, raggiungendo attimi di sentita amarezza e di commossa poesia.

Cinema Trevi Vicolo del Puttarello, 25 Roma Tel.: 06 72294301 www.csc-cinematografia.it