Il cinema di Dario Argento tra genere e autorialità

Tavola rotonda sul maestro dell'orrore

L’evento speciale della Mostra del Cinema di Pesaro si è quest’anno rivolto al maestro del brivido e dell’horror Dario Argento. Un’occasione per vedere e analizzare la sua filmografia, ma anche per fare un ulteriore approfondimento, attraverso una tavola rotonda intitolata “Il cinema di Dario Argento tra genere e autorialità”.
_ Alla tavola rotonda hanno partecipato critici e collaboratori, ma soprattutto lui, Dario Argento, una volta tanto considerato anche a livello critico. Come ha spiegato Bruno Torri, presidente del Comitato scientifico: “Qualcuno si è stupito della decisione di dedicare l’appuntamento ad un cineasta di genere ma questa è l’occasione per risarcire un valido regista dalla disattenzione della critica e per comprendere la poetica coerente che non sempre abbiamo saputo scorgere”.

E il regista ha confermato: “Per anni i critici mi hanno perseguitato ed insultato, e in Tenebre mi sono tolto lo sfizio di farne uccidere uno ad accettate. Ma io non cerco il consenso unanime, non ho bisogna di santificazioni. Però se sono abituato a questo tipo di celebrazioni all’estero, averle per una volta in Italia è bellis.
_ Argento ha ricordato i suoi trascorsi a Pesaro: “Ci venivo da ragazzo, quando facevo il giornalista, e qui ho visto i primi film di Andy Warhol, la Nouvelle Vague: è un luogo mitico”.

Il regista sta attualmente lavorando negli Stati Uniti al suo nuovo film intitolato Giallo: “Si tratta del primo girato su commissione, i soldi sono americani e mi hanno messo a disposizione un grande cast, con Adrien Brody ed Emmanuelle Seigner”. E’ una storia d’investigazione e di delitti dove Giallo è il nome di un serial killer.

Al dibattito hanno partecipato anche alcuni collaboratori di Dario Argento come lo sceneggiatore Franco Ferrini, l’esperto di effetti speciali Sergio Stivaletti e il musicista Claudio Simonetti.
_ Franco Ferrini ha raccontato che il loro incontro è del lontano 1983: “Avevo già scritto una decina di film quando provai a mandargli una sceneggiatura: quel film non l’abbiamo fatto, ma presto è arrivato Phenomena, e poi una dozzina di opere. Un sodalizio e un’amicizia maturati nel tempo. Dario è un bambino cattivo che tormenta i propri padri artistici, compreso Hitchcock”.

Anche la collaborazione con Stivaletti iniziò con Phenomena: “All’inizio dovevo realizzare soltanto un semplice cadavere, poi l’ho conquistato mostrandogli i miei esperimenti in stop-motion”.
_ “La mia carriera non sarebbe stata la stessa senza Profondo rosso – ha spiegato Claudio Simonetti – sono le collaborazioni con Dario ad aver fatto della mia musica un simbolo dell’horror, famoso in tutto il mondo”.