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Il cinema tedesco contemporaneo protagonista a PesaroIl realismo della "scuola berlinese"di Alessandro Cuk Ogni anno la Mostra di Pesaro rivolge la sua attenzione alla cinematografia di un paese per allargare e approfondire l’obiettivo su nuove tendenze e tematiche a livello internazionale. Quest’anno in primo piano è il cinema tedesco contemporaneo con una rassegna che comprende 18 film inediti per l’Italia e che mettono in primo piano soprattutto la cosiddetta “scuola berlinese”, diventata ormai un centro propulsore importante, ereditando il testimone della Monaco degli anni Settanta, dei tempi fiorenti di Fassbinder. L’interesse e la qualità ritrovata del cinema tedesco nell’ultimo periodo, dopo il processo di unificazione che si è protratto per tutti gli anni Novanta, è stato confermato dai successi ottenuti nei festival, compreso la conquista di alcuni premi Oscar, e la ritrovata capacità di distribuzione nei mercati internazionali. Per fare il punto sulla situazione del cinema tedesco, la Mostra di Pesaro ha organizzato una tavola rotonda, coordinata da Giovanni Spagnoletti, a corredo dell’importante rassegna che dimostra la vitalità e la forza del giovane cinema tedesco. Come ha spiegato Olaf Möller, curatore dell’evento insieme a Spagnoletti, “l’idea di base è stata quella di inserire film che fanno parte (e non fanno parte) della nuova ondata tedesca per offrire un ampio ventaglio di possibilità”. Möller ha anche ricordato come “il cinema tedesco sia legato al realismo, anzi ossessionato dal realismo. E poi c’è un’attenzione particolare verso i temi fiabeschi, verso il cinema al femminile, anche attraverso il racconto di storie dove le protagoniste sono donne dalla figura forte, complessa, magari anche contraddittoria”. Un altro elemento evolutivo da considerare è che la “realtà non viene più vista come oppressione ma come liberazione, un’occasione in più per comprendere, per capire, per conoscere”. Il tema della fiaba è importante, ma anche quello del viaggio, l’idea di un continuo movimento, in una dimensione “on the road”, magari anche interiore. In questa direzione si muove, per esempio, Milchwald di Cristoph Hachhauser, una sorta di rivisitazione aggiornata, in chiave moderna, della favola di “Hansel e Gretel”. Due fratellini di sette e nove anni vengono abbandonati dalla matrigna, in un momento di rabbia, in mezzo ad una strada che porta verso il confine polacco. E’ l’inizio di un viaggio particolare dei due bambini, che si alterna alla loro ricerca da parte del padre. Ma la vitalità del cinema tedesco contemporaneo si sviluppa anche attraverso una ricchezza di genere che va dalla fantascienza di Stadt des Lichts di Mario Mentrup & Volker Sattel, alle storie più intimistiche come Die Nacht singt ihre Lieder di Romuald Karmakar, fino alla dimensione internazionale di Nichts als Gespenster di Martin Gypkens, dove cinque storie al femminile si sviluppano tra Venezia, Berlino, la Giamaica, il deserto del Nevada e l’Islanda.
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