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Il divo GarryUn attore brillante per uno spettacolo opacodi Carola Minincleri TEATRO TONIOLO, MESTRE, 14 GENNAIO 2009
Un Gianfranco Jannuzzo brillante in uno spettacolo però in generale opaco, Il divo Garry, prodotto da La Contrada – Teatro Stabile di Trieste per la stagione in corso. Si tratta dell’adattamento del testo di Noel Coward, "Present laughter"(1939), da parte di Masolino D’Amico per la regia di Francesco Macedonio, le scene di Andrea Stanisci, i costumi di Fabio Bergamo, le musiche di Massimiliano Forza e le luci di Andrea Valentini. "È una seria prova di prosa", ha affermato il protagonista, "costellata di spunti e situazioni divertenti; il regista ha portato a termine un intenso lavoro sugli attori, caratterizzandoli, nel pieno rispetto dell’attenzione che l’autore inglese aveva rivolto a tutti i personaggi della vicenda, figure che ruotano attorno a Garry, ma che non rappresentano solo una sterile cornice." Il testo, forse un po’ obsoleto, scritto come appendice alla commedia "This happy breed", non contribuisce a una resa realmente dinamica della messa in scena. Il bersaglio della pièce originale è la middle class inglese; la vicenda ruota attorno a Garry Essendine, stravagante attore di fama sulla via della crisi di mezza età, in procinto di partire per una tournée. Tra gli attori anche una tradizionalmente brava ed elegante Daniela Poggi. Una regia che non stupisce e porta "Il divo Garry" sul filo della noia.
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