“Il giuoco delle parti” rivisto e corretto nell’adattmento di Roberto Valerio e Umberto Orsini

Lo spazio grigio e astratto di una casa di cura, ospedale psichiatrico, luogo angosciante sospeso tra realtà e immaginazione, territorio dai confini sfumati tra ciò che è e ciò che appare è l’osservatorio di Leona Gala, un vecchio pazzo, amante della filosofia e della gastronomia, portatore insano di una forma di saggezza che sembra arrivare dall’aver compreso il meccanismo della vita, che dopo lunghe riflessioni, osserva da spettatore disinteressato, immune alla gioia, impenetrabile al dolore.

‘Ecco una gran cosa, avere la debolezza di un uomo e la tranquillità di un dio’, dice Leone, citando Seneca. Quella fuori campo è l’inconfondibile voce di Umberto Orsini, Leone, che rievoca attraverso la memoria quel triangolo borghese vissuto molti anni prima, quando separatosi in maniera amichevole dalla moglie Silia, non conviveva più con lei ma continuava ufficialmente ad essere suo marito, a salvare le pirandelliane apparenze trascorrendo con lei mezz’ora ogni giorno. E’ una ricostruzione incerta quella di Leone, frammentaria, che mescola la verità dei fatti agli inganni dell’immaginario, corrotta e viziata dal troppo tempo passato. Nota la vicenda che ha legato Leone, la moglie Silia e l’amante Guido Venanzi. Personaggi che recitano la loro parte in un intreccio di passione, offese create ad arte, complicità, onore da difendere e ricatti, che condurranno alla indispensabile e definitiva eliminazione di uno dei tre in una sfida a duello. Il disprezzo di Silia, interpretata dalla intensa e misteriosa Alvia Reale, per un marito distaccato che le concede una libertà che la rende infelice e annoiata e l’oltraggio ricevuto per uno scambio di persona, da quattro mascalzoni ubriachi in cerca di una prostituta, sua vicina di casa, le faranno architettare insieme all’amante un tranello teso ai danni del marito. Leone viene convinto a sfidare lo spadaccino Miglioriti per difendere l’onore della moglie ma sarà Guido ad essere ucciso al suo posto, costretto dal suo ruolo di amante a difendere Silia. E’ il gioco delle parti. Umberto Orsini torna sul luogo del delitto, riprende il testo interpretato una quindicina d’anni fa per la regia di Gabriele Lavia. Scrive lo stesso Orsini: ‘Ci siamo posti la domanda: questo Leone Gala che dice di aver capito il ‘gioco della vita’ lo aveva poi veramente capito? Ma davvero tutto finisce così?. E allora ci si immagina il personaggio a molti anni di distanza, chiuso in una struttura dove la ragione convive con la pazzia, che ripercorre ogni giorno quella storia da un punto di vista che non è solo quello dell’autore ma dal punto di vista del personaggio, diventato vero autore di se stesso, che cerca sul palcoscenico una sua nuova identità’. Nulla di più pirandelliano dunque per questi sei personaggi in cerca di un’identità (l’opera è citata anche in un altro lavoro di Pirandello, i Sei personaggi in cerca d’autore. Il gruppo teatrale che anima il dramma sta facendo infatti le prove proprio per questa commedia), impeccabili nelle parti loro assegnate. Dalla già citata Alvia Reale, nel ruolo della provocante Silia, al convincente Flavio Bonacci nei panni del dottor Spiga, Totò Onnis nel ruolo del siciliano amante focoso, Woody Neri che riveste il personaggio di Socrate di garbata ironia, Carlo de Ruggieri che è l’iperattivo Barelli e su tutti Umberto Orsini e la sua classe inarrivabile. La scenografia di Maurizio Balò ricrea un affascinante rigore metafisico, si innalza indifferente e altera sui protagonisti, quasi schiacciandoli, sottolineandone la fragilità, in questo luogo che come spiega Orsini ‘E’soprattutto un luogo che scardina il salotto borghese ed allarga il campo verso qualcosa di più proiettato all’esterno, un esterno in cui l’uomo è più disarmato e perciò più vulnerabile e in qualche modo più simile e vicino ai nostri contemporanei’.

Il giuoco delle parti
_ da Luigi Pirandello
_ adattamento Roberto Valerio, Umberto Orsini, Maurizio Balò
_ con Umberto Orsini, Alvia Reale, Michele Di Mauro
_ Flavio Bonacci, Carlo de Ruggieri, Woody Neri
_ scene Maurizio Balò
_ costumi Gianluca Sbicca
_ regia Roberto Valerio
_ produzione Compagnia Orsini