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"Il mi$$ionario" di Roger DelattreDivertimento francesedi Fabrizia Centola Per chi è abituato a vivere in città, ma anche per chi è rimasto chiuso in prigione per sette anni, il paesino appoggiato tra le rocce e i boschi dell’Ardèche risulta un luogo di stralunati dove la ripetitività della vita e gli scarsi stimoli non possono che ammorbare.
Mario e stato l’unico a pagare per l’ultimo colpo; dopo sette anni esce di galera e, braccato dagli ex soci che sono ancora alla ricerca della refurtiva da lui nascosta, per scomparire si rivolge all’unica persona che possa ancora aiutarlo: padre Patrick, suo fratello minore. La soluzione è nascondersi dentro una veste da prete e raggiungere lo sperduto paesino per essere ospitato da padre Etienne. Accolto dalla polizia locale, dal sindaco e dalla banda, l’ex galeotto scopre però che il vecchio parroco è morto e che lui è stato scambiato per il successore, e a questo punto non gli resta che stare al gioco, almeno per un po’. Il meccanismo comico è il classico: inversione dei ruoli, gioco degli equivoci e doppi sensi. Prodotto da Luc Besson e diretto da Roger Delattre, al suo secondo lungometraggio, Il Missionario racconta con un montaggio alternato il ribaltamento di due inclinazioni opposte che trovano il loro punto di coincidenza con la nascita di un rapporto più autentico e una definitiva redenzione grazie all’impiego, per una buona causa, di un’abbondanza di soldi “sporchi”. Mario costretto nell’abito talare scopre dentro di se una vocazione all’ascolto e all’aiuto mentre Patrick, incaricato dal fratello, porta a termine una trattativa assai feconda per la vendita dei gioielli (la suddetta refurtiva) perdendosi poi tra le delizie di costosi bagordi in compagnia di graziose ed esperte pulzelle. Sacro e profano si mescolano, si sovrappongono e si scambiano. Una vis comica che si fonda sulla rappresentazione di stereotipi estratti dai localismi e che invita, lieve, a un momento di riflessione sulla necessità di darsi tempo per scoprire l’altro. Il riferimento a Giù al nord è inevitabile. La regia di Delattre è curata ma funestata dall’utilizzo di una musica, di scarsissimo pregio, che sottolinea, fracassona, azioni e pensieri. Mario (Jean Marie Bigard), stropicciato e dal viso segnato, è un Lino Ventura, ma un po’ più tiepido, mentre il limite di Doudi Strajmayster (Padre Patrick) è di non aver abbandonato i panni del comico da piccolo schermo, restando stretto nella dimensione dello sketch. Il Missionario è un film gradevole: semplice, semplice, ma certamente lontano dalle volgarità nostrane. Titolo originale: Le missionnaire Nazione: Francia Anno: 2009 Genere: Commedia Durata: 90’ Regia: Roger Delattre Cast: Jean-Marie Bigard, David Strajmayster, Thiam Aïssatou, Jean Dell, Michel Chesneau, Benjamin Feitelson, Jean-Gilles Barbier, Sidney Wernicke, Philippe Faure, François Siener, Lucie Lucas Produzione: Thiam Aïssatou Distribuzione: Eagle Pictures Data di uscita: 19 Febbraio 2010 (cinema)
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