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"Il mio amico Eric" di Ken LoachUn angelo custode chiamato Eric Cantonadi Fabrizia Centola ”Siamo più forti insieme che da soli”: contro l’individualismo, che isola e che fa ammattire, che rafforza il disagio e inibisce ogni possibilità di reazione. E’ ancora politico Ken Loach, ma anche intimo, e questa volta con un pizzico di leggerezza. Dopo due film duri come Il vento che accarezza l’erba e In questo nostro mondo che avevano riscattato l’inconsistenza di un precedente avvicinamento alla commedia (Un bacio appassionato), il settantatreenne regista britannico raggiunge una piena maturità con un racconto d’amore dal perfetto equilibrio tra dramma e commedia, in cui mescola, con sapienza, realismo sociale e magia. Un’alchimia riuscita; una semplice e preziosa ricetta: per non perdersi, sono indispensabili la forza dell’amicizia e la capacità di assolversi per un errore commesso. Impiegato delle poste, oltre la mezza età, Eric ha la vita che sta andando a rotoli. Gli errori del passato sono un nodo doloroso. Trent’anni prima ha lasciato Lily, suo unico e grande amore e la loro bambina, e ora si ritrova patrigno di due adolescenti disgraziati a cui deve badare perché la seconda moglie se n’è andata. La sua casa è un dormitorio ingombro di oggetti e di sporcizia; la sua unica consolazione il Manchester United e il suo idolo: Eric Cantona. Gli amici di Eric, postini e tifosi, sono preoccupati per lui e si prodigano, ognuno a suo modo, ma tutti uniti. L’ingranaggio si inceppa definitivamente dopo che la figlia Sem gli chiede di occuparsi per qualche tempo della nipotina, per permetterle di concentrarsi sulla tesi. Dopo anni, Eric e Lily, dovranno incontrarsi: lui piccolo uomo tutto pelle e ossa con lo sguardo malinconico di Stanlio (quello di Olio) e lei così lontana e ancora così bella. Frank Capra e poi forse Woody Allen: un angelo custode che salvava un uomo prossimo a una scelta fatale (La vita è meravigliosa) o un intramontabile divo con l’impermeabile che emergeva dalla nebbia per svelare come si conquista una donna (Provaci ancora Sam). Ma Ken Loach è sempre e solo Ken Loach. Ad aprire il baule del passato arriva Eric Cantona che si materializza da un manifesto a grandezza naturale. Il grande Eric diventa mentore del piccolo Eric; dispensa perle di saggezza in forma di proverbio. Fisico e filosofico, dimostra che volendo ci si può improvvisare strizza cervelli, basta che il carisma non manchi! Calcio e vita, passato e presente si mescolano; Cantona come il coniglio Harvey, visibile e invisibile, accompagna Eric verso una più lucida considerazione della vita e del dolore, alla ricerca di una sicurezza che pareva perduta per sempre, verso un ritrovato rispetto per se stesso. Accompagnato da un consolidato cast tecnico tra cui lo sceneggiatore Paul Laverty e Barry Arckroyd, direttore della fotografia che rende magnificamente la livida realtà, la calda magia e la luminosa speranza nei primi piani di Lily, Loach si avvale anche di un’ottima squadra di attori, tra cui l’eclettico Steve Evets, con un passato nella marina mercantile e attualmente, per sua definizione, “un attore a cottimo”. E poi c’è lui, Eric Cantona (anche produttore esecutivo del film): il mago del pallone, una forza della natura che buca lo schermo, magnetico e autoironico, e pessimo suonatore di tromba. Con Looking for Eric, Ken Loach ci dice, sorprendendoci, che una luce di speranza brilla in fondo alla strada. Titolo originale: Looking for Eric Nazione: Regno Unito, Francia, Italia, Belgio Anno: 2009 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 116’ Regia: Ken Loach Cast: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, Cole Williams, Matthew McNulty, Laura Ainsworth, Max Beesley, Kelly Bowland Produzione: BIM, Canto Bros., Les Films du Fleuve, Sixteen Films, Why Not Productions Distribuzione: Bim Data di uscita: Cannes 2009 04 Dicembre 2009 (cinema)
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