“Il mondo dei replicanti” di Jonathan Mostow

Due Bruce Willis al prezzo di uno

Nel futuro non ci sarà bisogno di uscire di casa la mattina per andare al lavoro. Faranno tutto dei “surrogati” guidati a distanza dal nostro cervello, mentre noi ce ne staremo in pigiama sdraiati nel nostro salotto collegati a speciali sensori. Questo sistema consentirà di debellare il crimine e di eliminare morti violente o per incidenti (se l’incidente capita al surrogato, basterà sostituirlo). Non a tutti, però, la situazione piace.

Ci sono gruppi di dissidenti organizzati e poi c’è qualcuno che, con una speciale arma, comincia a distruggere i surrogati e, contemporaneamente, gli umani che li comandano. Su questi crimini indaga un Bruce Willis in doppia versione, surrogato (tipo Big Jim) e umano (casual e un po’ malconcio).

Il mondo dei replicanti – tratto da una graphic novel di Robert Venditti e Brett Weldele – è un b-movie che, se fosse stato diretto da un John Carpenter in buona forma, avrebbe potuto anche diventare un piccolo gioiellino. Come Essi vivono (1988), per citare un titolo. Diretto da Jonathan Mostow (Terminator 3) rimane invece un prodotto un po’ insipido, che sembra più adatto per la visione distratta di una seconda serata televisiva che per il buio della sala cinematografica.

Il film – che mischia l’idea fantascientifica con richiami al noir classico (le tante inquadrature oblique, ecc.) – ha buoni spunti che avrebbero potuto essere meglio utilizzati. L’iper-realismo dei visi degli umani (coi segni dell’invecchiamento, coi capelli sfibrati e spettinati, con le macchie sulla pelle e le rughe) suscita attenzione. Questi visi non diventeranno una pietra miliare della storia del cinema come il volto senza trucco di Renée Falconetti ne La Passione di Giovanna d’Arco di Dreyer, ma possiedono certamente una loro forza. Se fosse stato sviluppato con più coerenza il contrasto iconico tra il mondo pop, lucido e colorato, dei surrogati e quello soggetto a deterioramento degli umani avrebbe potuto emergere anche qualcosa di interessante.

Più che con le immagini, il film preferisce invece sviluppare il tema (realtà vera vs. realtà virtuale, ecc.) con dialoghi edificanti (i discorsi di Bruce Willis per convincere la moglie ad abbandonare il proprio surrogato e ad uscire di casa) e abbondanza di toni patetici (il ricordo del figlio morto in un incidente), ossia con elementi che diventano una zavorra per il ritmo del film.

Il thriller ha sviluppi sbrigativi. Le scene d’azione hanno una certa efficacia, ma un po’ più di cura non avrebbe guastato. Si prenda, ad esempio, la prima sequenza d’azione. A un certo punto vediamo che il surrogato di Willis, mentre insegue il criminale, viene investito dal fuoristrada dei dissidenti e da questi circondato. Ebbene, nell’inquadratura successiva, non solo il poliziotto non sembra aver riportato la minima conseguenza dall’impatto, ma anche i dissidenti sembrano di colpo scomparsi per riapparire poco dopo a distanza.

Titolo originale: Surrogates
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Fantascienza, Thriller
Durata: 88’
Regia: Jonathan Mostow
Cast: Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, Boris Kodjoe, James Francis Ginty, James Cromwell, Ving Rhames, Jack Noseworthy, Devin Ratray, Michael Cudlitz

Produzione: Touchstone Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures
Data di uscita: 8 gennaio 2010 (cinema)