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"Il pianeta delle scimmie" di Alessandro Gnocchi e Mario PalmaroCristo, società e fondamentalismodi Alessandro Rosanò Ecco un libro che non sarebbe affatto dispiaciuto a Tomàs de Torquemada, inquisitore generale di Spagna nel Quattrocento: Il pianeta delle scimmie, sottotitolo Manuale di sopravvivenza in un mondo che ha rifiutato Dio.
Durante un picnic con le loro famiglie, gli autori trovano delle bottiglie con dentro dei misteriosi messaggi scritti da un astronauta italiano, Mario Rossi, partito nel 1962 dalla Terra e atterrato su un pianeta sconosciuto, Gaia. Gli abitanti di Gaia, i gaiani, appaiono come delle creature ben strane agli occhi del povero pioniere dello spazio: assomigliano in tutto ai terrestri, quanto all’aspetto fisico, ma sono radicalmente l’opposto quanto ai loro comportamenti. Non hanno un minuto per fermarsi a riflettere, tendono a vestirsi in maniera identica e i giovani vanno in giro con pantaloni che toccano il suolo tanto sono larghi, non raccontano fiabe ai loro figli, sono particolarmente litigiosi. Soprattutto, sembrano non avere spazio, nelle loro vite, per una dimensione spirituale, una dimensione aperta al contatto pieno e totalizzante con il divino. Originali ed insoliti, insomma, per un uomo che ha lasciato (o meglio, crede di ave lasciato) la Terra quarantasei anni fa, proprio come originali e insoliti appaiono agli occhi degli autori i terrestri dei giorni nostri, per gli stessi motivi. E così ad ogni messaggio di Mario Rossi, riportato all’inizio di ciascun capitolo, seguono le riflessioni di Gnocchi e Palmaro sulla vita della Terra (dell’Italia ad essere precisi) nel nuovo Millennio. Il pianeta delle scimmie (il riferimento al libro di Pierre Boulle da cui il film con Charlton Heston è evidente) risulta un’opera paradossale. I due autori concentrano l’attenzione sull’esistenza di mali endemici della nostra società: la mancanza di rispetto nei confronti di qualsivoglia principio di autorità, la stimolazione degli istinti più bassi della gggente (in particolar modo in occasione dei grandi processi per reati di sangue) ad opera dei mass media, la convinzione che per potersi dire arrivati, realizzati sia necessario apparire (ovviamente in televisione), il consumismo. Il dilemma sorge quando la premiata ditta Gnocchi & Palmaro passa ad esporre la soluzione, unica, per tutti i mali, una vera e propria panacea: il ritorno ai dettami della religione e della Chiesa cattolica - e qui sta alla coscienza di ciascuno dirsi d’accordo o meno - che dovrebbe tradursi nel rinnegamento del Sessantotto (male dei mali che ha generato solo disordini e disobbedienza), del femminismo (che ha allontanato la donna dai suoi doveri domestici esclusivi), del dialogo. Il confronto con altre religioni risulta inutile, se la Verità è stata rivelata da Cristo non ce n’è bisogno, ma addirittura anche all’interno della religione cattolica il contraddittorio è bandito. Ripetuti sono gli attacchi nei confronti di grandi intellettuali e uomini di fede quali Enzo Bianchi (Il pane di ieri), Vito Mancuso (L’anima e il suo destino) e il cardinale Carlo Maria Martini (autore, tra l’altro, de Colloqui notturni a Gerusalemme), visto quest’ultimo come una sorta di nuovo Martin Lutero. Molto divertente il test posto alla fine del libro, per conseguire il brevetto di “Cosmonauta cattolico”, con domande del tipo “Qual è il tuo prete preferito?” o “Cosa faresti se tuo figlio ti dicesse che vuole sposarsi in Comune?”. Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Il pianeta delle scimmie, Piemme, 2008, pp. 254, € 14,50.
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