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"Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche" di Filippo TimiFilippo Timi, principe di Danimarcadi Alessandro Pesce Il ritorno a teatro di Filippo Timi dopo due- tre anni di successi cinematografici è avvenuto con un testo da lui scritto, che ha per titolo la famosa frase attribuita a Marie Antoinnette ma che in realtà è un’elucubrazione vagamente scaturita dall’Amleto.
Fin dall’incipit petroliniano, e prima ancora, dal citato titolo “storicamente” buffonesco, Filippo Timi, autore del testo e creatore di questo spettacolo insieme con la co-regista Stefania De Santis, sembra suggerirci la matrice ironica beffarda e scopertamente pagliaccesca di tutta l’operazione. “Un poveraccio, quando esce fuori di testa si sente Re, e se un re impazzisce, cosa può diventare, se non Amleto”? Questo l’imput shakespeariano che ha ispirato a Timi il pastiche contaminato e folle, giocoso e pirotecnico, maiale e burlesque, dove però alla scomposizione iconoclasta (Gertrude e Claudio come due animali, Ofelia a tratti una insinuante “nataieri”. Amleto stesso come ipertroficamente avviato su una montagna russa di interminabile doppio binario follia-teatro), non corrisponde una fulminante riflessione né una meno ambiziosa unghiata sull’oggi. Allora la miglior cosa è abbandonarsi al divertissement scatenato e inarrestabile dove soprattutto il gran teatrante Timi ci conquista, nel suo habitat naturale, ossia la casa che gli ha permesso l’epifania di se stesso, regalandoci non soltanto lo stupore del commediante ma le sensazioni intime che ben (ri)conosce chi ha visto o letto la sua VITA BESTIA. E’ in lui, nel suo singolare vissuto, qui celato schizofrenicamente tra le parole del Bardo e un’allusione a Marco Mengoni, che il giovane mattatore ritrova le migliori corde seducenti, più che in gratuite e dispersive schegge impazzite su follia e potere. In quest’ottica risulta geniale la scena del monologo “essere non essere” dove l’attore cede alla leggendaria balbuzie. Una degna e applaudita compagine (da nominare almeno Monica Rocco) attornia il protagonista, in uno spazio un po’ bric-a-brac che moltiplica la pluriscissione dell’assunto e la inonda di colonna sonora egualmente contaminata come il resto in un insieme, che Timi anagraficamente non può ricordare, ma che evoca un altro pastiche, il famoso Faust-Marlowe-Burlesque di Trionfo del 76, ma in versione miniaturizzata e scalcinata, come i nostri tempi impongono. Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche regia Filippo Timi e Stefania De Santis con Filippo Timi, Paola Fresa, Marina Rocco, Luca Pignagnoli, Lucia Mascino Santo Rocco & Garrincha in collaborazione con Nuovo teatro Nuovo, artedanzae20, Teatro Stabile dell’Umbria durata dello spettacolo: 1 ora e 30 min.
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