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"Il ragazzo dell’ultimo banco" di Juan MayorgaIl lavoro del Premio UBU 2008di Eleonora Speranza Nalesso - Enrico Silvano All’interno de TEATRO IN TEMPO DI CRISI, Settimana di Drammaturgia Contemporanea, al Teatro Aurora di Marghera (Ve), venerdì 23 aprile 2010 (con replica il giorno seguente) è stato proposto come miglior autore straniero: Juan Mayorga, attualmente l’autore contemporaneo spagnolo più rappresentato in patria e all’estero.
La vita degli altri di Eleonora Speranza Nalesso <<…..Come si pone il Teatro e cosa propone in un una società scossa e disorientata dal collasso dell’economia, da crisi di valori, dalla mancanza di punti di appoggio e di riferimento? Cosa fa e cosa può fare il Teatro?....>> : questi gli interrogativi alla base dell’ideazione del direttore artistico della manifestazione: Adriano Iurissevich, anche regista de Il ragazzo dell’ultimo banco, in cui interpreta la parte di Giordano, il professore di letteratura. La storia s’ambienta negli anni delle superiori, quando i ragazzi cercano una loro identità, un perché che spieghi e giustifichi le loro azioni. In questi anni, il rapporto coi professori è fondamentale per la loro capacità di stimolare o castrare i loro talenti Inevitabilmente intenso è anche il rapporto coi compagni, tra i quali spesso si crea un rapporto simbiotico, in alcuni casi addirittura pericoloso. Quante ragazzine viste in giro come fotocopie l’una dell’altra? Quanto intensamente traspare in loro la necessità del senso d’appartenenza? Sul palco questi sentimenti coinvolgono Claudio e Massimiliano, compagni di classe che spesso s’aiutano nelle materie in cui presentano lacune. Claudio non è forte in filosofia, materia invece preferita di Massimiliano; il primo presenta capacità sorprendenti in italiano e matematica, materia in cui invece zoppica il secondo. Al pomeriggio, i due s’incontrano a casa di Massimiliano per darsi reciprocamente ripetizioni. Queste frequentazioni in casa di Max sono il terreno su cui fiorisce l’altra grande dote di Claudio: la scrittura. L’ambiente domestico dell’amico, il rapporto coi suoi familiari, la vita tra le pareti domestiche diventano l’input per la narrazione e per le fantasticherie di Claudio. Realizzando il tutto sottoforma di temi scolastici, gli scritti di Claudio passano sotto il vaglio del suo professore, Giordano, che spesso li fa leggere alla moglie, Giovanna. Da semplice diario adolescenziale, gli scritti nati dall’osservazione diventano qualcosa di ossessionante, per non dire perverso. La vita della famiglia di Massimiliano viene analizzata e spiata senza alcun rispetto da Claudio, che sviluppa addirittura un sentimento per la madre dell’amico, che ai suoi occhi dev’essere salvata dalla routine familiare. L’unica che aveva preventivato la possibilità che le osservazioni di Claudio potessero diventare malsane è proprio Giovanna, che si ritroverà ad essere il nuovo oggetto del desiderio dello “spirito analitico” di Claudio, che in realtà la vuole usare per arrivare ad osservare la vita di Giordano, che invece aveva sempre spronato il ragazzo a coltivare questa sua passione. Sul palco, la narrazione è vivace: qualche sedia, due tavoli e un divanetto consentono di creare ambientazioni spazio-temporali in realtà molto diverse: la casa di Giordano, quella di Massimiliano e la scrivania scolastica. I giochi di luci e le sospensioni della recita di alcuni personaggi, in favore di quella d’altri, consentono un alternarsi efficace di situazioni, senza dover ricorrere a invasivi cambi di scena. La scelta degli attori (VeneziaINscena) risulta particolarmente felice per la verosimiglianza degli attori allo stereotipo dei personaggi che interpretano: un Giordano-Iurissevich fintamente autoritario e severo; Claudio-Canestrelli e Massimiliano-Pola vivaci, giovanili e simili addirittura nel look; Ester-Bindelli diva, carina, annoiata e svampita; Giovanna-D’Este fresca, pungente e provocatoria; Max (padre)-Bobbo fintamente giovanile e irrimediabilmente infantile. La nuova drammaturgia europea al teatro Aurora di Marghera di Enrico Silvano Lo spettacolo si inserisce all’interno della rassegna Teatro in tempo di crisi una interessante iniziativa curata da Adriano Iurissevich, in questa occasione anche regista e attore, nonché traduttore della sceneggiatura. La rassegna vuole gettare un occhio sull’attuale produzione del teatro europeo nel corso di una settimana di laboratori, spettacoli e convegni. Il ragazzo dell’ultimo banco è stato scritto da Juan Mayorga drammaturgo spagnolo vincitore del premio UBU 2008 come miglior autore straniero per Hamelin. Claudio, un diciassettenne particolarmente abile a scrivere, conquista la stima del proprio professore di letteratura raccontando con distacco e ironia i propri pomeriggi passati a casa di Max, il figlio di una “famiglia del ceto medio”, frivola, vuota e terribilmente abitudinaria. Giordano, il professore, da una parte si fa attirare e rapire sempre di più dalla storia che di capitolo in capitolo Claudio sta scrivendo: immagina gli sviluppi e si affeziona ai personaggi; dall’altra però ne rimane distaccato: critica le titubanze stilistiche del suo giovane allievo, disapprova la rilevanza assunta da un personaggio piuttosto che da un altro, supportato in questa puntigliosa attività critica dalla moglie, commerciante d’arte sull’orlo del fallimento per nulla esaltata ed addirittura ostile ai brillanti scritti di Claudio; fin dall’inizio infatti non approva la supponenza e la morbosa curiosità con le quali il ragazzo scrive i suoi pezzi. L’autore non fa che riprodurre sul palco i rapporti tra la Storia e l’Autore e tra l’Autore e il Pubblico alla base di ogni rappresentazione artistico-letteraria. Fornisce così numerosi spunti di riflessione, sulle connessioni e le strettissime reciproche dipendenze che si creano tra i tre elementi; dipendenze esaltate dal finale che ribalta la prospettiva e coinvolge direttamente il Pubblico nella Storia, aprendo così moltissime altre stimolanti questioni. Se questo è il tema dello spettacolo, non può di conseguenza mancare sottotraccia l’elemento metanarrativo che non è mai esplicito anche se lo spettacolo strizza continuamente l’occhio al pubblico (quello vero!) e lo coinvolge disseminando di simboli e rimandi la scena e i dialoghi. Altro elemento centrale è la forma narrativa; utilizzando tecniche viste più spesso al cinema, l’autore costruisce una raffinata e complessa alternanza tra i diversi piani narrativi (corrispondenti anche a differenti piani scenografici) che via via nel corso della messa in scena si mischiano e perdono i confini definiti, sancendo così nel contempo la compenetrazione tra l’arte e la vita di Claudio. E’ il metodo narrativo il vero protagonista della scena e lo scambio e la sovrapposizione tra il racconto e l’azione cattura totalmente l’attenzione dello spettatore appesantendo talvolta la scorrevolezza dell’intreccio a cui non manca però la satira e l’ironia affidata al personaggio di Giordano. il professore stanco e ormai disilluso da tutto, ama particolarmente scagliare i propri anatemi contro le creazioni artistiche tanto apprezzate dalla moglie. Il ragazzo dell’ultimo banco è uno spettacolo ricco, con molta carne al fuoco, senza niente di particolarmente innovativo, ma che dimostra di aver ben assimilato le istanze del teatro novecentesco e di saper interpretare in chiave moderna la tradizione. Il ragazzo dell’ultimo banco di Juan Mayorga con Adriano Iurissevich, Francesca D’Este, Francesca Bindelli, Giulio Canestrelli, Alessio Bobbo, Mario Pola luci Alessandro Scarpa - scene e costumi Gaia Dolcetta - regia Adriano Iurissevich una produzione Veneziainscena, Questa Nave Durata: 2 ore www.questanave.com - www.veneziainscena.com Ps: Foto di Tommaso Saccarola
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