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"Il sogno" di Roberto CitranSognando Pasolini. La povertà vissuta con gli occhi della gioventùdi Silvia Aufiero Liberamente tratto da Sogno di una cosa, romanzo d’esordio di Pier Paolo Pasolini, Roberto Citran presenta al festival Teatri delle Mura un nuovo lavoro, delicato ed evocativo.
Un’ombra sullo sfondo e poi la luce: il filmato di un ragazzo, di cui non vediamo il viso, che corre in bicicletta in mezzo ai prati, circondato da colline e campi. Accompagnato dal suono di una fisarmonica, che rende l’atmosfera più calda. Si respira un vago senso di malinconia, quando le parole iniziano a fluire agevoli: sono quelle di Pier Paolo Pasolini, la voce e il corpo dell’attore padovano Roberto Citran. Il racconto è tratto dalla prima opera dell’autore friulano (scritta tra il 1948 e il 1949), in realtà conosciuta molto dopo: la pubblicazione risale infatti al ’62, quindi dopo Ragazzi di vita e Vita violenta. I protagonisti sono tre ragazzi, amici, fratelli: Nini, Emilio ed Eligio che vivono la loro giovineza in un Friuli devastato e impoverito dalla guerra. Altra protagonista è Cecilia, una ragazza di sedici anni che finirà, consunta d’amore in un convento. Mai come in questo monologo le parole di Pasolini risultano evocative: chiare ed essenziali, accompagnano lo spettatore in un viaggio nel ricordo della giovinezza. Il paesaggio, che fa da sfondo, sono i monti della Carnia e i piccoli paesi della provincia friulana. In primo piano "vediamo" le scene conviviali, le sagre di paese, il suono della fisarmonica suonata da Milio, che accompagna, come un filo rosso, la narrazione. Nello spettacolo e nel testo. Le corse in bicicletta, gli inseguiemnti d’amore, le processioni religiose, il mondo contadino, in tutta la sua semplicità, le ubriacature, le lotte per il lavoro, gli scontri con le forze dell’ordine ma soprattutto il passaggio dalla vita spensierata di un ragazzo di vent’anni a quella della maturità del mondo del lavoro. L’affermazione di sè passa, in questo testo, attraverso la rinuncia alla cultura contadina: quella cultura che caratterizza profondamente tutti i protagonisti del racconto. La difesa del mondo arcaico rappresenta la contraddizione di Pasolini, perchè nel momento in cui la difende, crede nella necessità di un suo superamento. Al monologo di Citran si accompagnano le immagini evocative di Antonio Panzuto che conducono il pubblico insieme al narratore a vivere in prima persona lo scorrere del tempo e del racconto, insieme a protagonisti di Sogno di una cosa. IL SOGNO di Roberto Citran Liberamente ispirato al Sogno di una cosadi Pierpaolo Pasolini - Adattamento teatrale di Roberto Citran - Scene e immagini video di Antonio Panzuto - Regia Roberto Citran - Produzione La Piccionaia - I Carrara, Teatro Stabile di Innovazione In coproduzione con I TEATRI DELLE MURA
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