Il trionfo della musica nel Tristan und Isolde

La nuova stagione in Fenice si apre con una suggestiva rappresentazione della difficile opera wagneriana

La Fenice sceglie un’opera non facile per inaugurare la nuova stagione lirica, la cui riuscita è affidata nuovamente alla conduzione energica e sicura di Myung Wung-Chung. Oltre quattro ore di musica che mettono a dura prova cantanti e orchestra, ma anche la persistenza del pubblico. Tristan und Isolde debuttò nel 1865 a Monaco di Baviera, ma era stata completata da Wagner già sei anni addietro durante il suo esilio in Svizzera per spezzare la faticosa composizione della Tetralogia. Il tema gli fu ispirato dalle letture di Schopenhauer, il cui pessimismo pervade l’opera fin dai primi accenti orchestrali, eppure un ruolo lo svolse forse pure l’impossibile amore per Mathilde Wesendonck, la giovane moglie del suo protettore dell’epoca. Ad ogni modo, il Tristan si rivela un recupero della mitologia celtica, i cui ideali sono fusi nella rappresentazione di sentimenti nobili e ineluttabili di un’umanità guidata da una forza cosmica precristiana. È anche l’opera più musicale e radicalmente anti-italiana di Wagner, poiché è l’orchestrazione a scrivere la narrazione drammaturgica, facendo rimbalzare i frequenti Leitmotiv da una sezione all’altra e annullando la parte melodica dal canto.

La messa in scena alla Fenice si serve di una sola scenografia per atto, ciascuna immersa in un ambiente cupo, quasi a rispecchiare la pervasività della morte e della notte, entità richiamate di continuo dalla musica e dal libretto. Calati in un immaginario Medioevo senza tempo, i protagonisti si aggirano nella desolazione del proprio fato, così da concentrare l’attenzione sui sentimenti che ribollono nell’anima dei due amanti. L’opera si apre su Isolde condotta in nave da Tristano al suo futuro sposo Re Marke, ma l’ira della principessa irlandese è tutta per il baldo cavaliere che rifiuta il suo amore. La bevanda che dovrebbe ucciderli entrambi viene scambiata con un filtro d’amore dalla fida ancella, aprendo ai due innamorati un destino di rinuncia e dannazione. Tutto ciò che consegue sono gli strazi dovuti a un amore impossibile e mai consumato, nel quale si mescolano amore e onore, per concludersi con l’inevitabile bagno di sangue, ben rappresentato da un Tristano con la camicia sporca. L’unico sprazzo di serenità i due amanti lo rubano alla commovente notte del secondo atto, nella quale si celano sotto le fronde di un albero – robusto e incrollabile come la devozione reciproca e la ferrea volontà di non superare le barriere che li vincolano.

Come si conviene, cast unico per l’opera wagneriana in Fenice, data l’estrema difficoltà d’esecuzione e di reperimento di cantanti all’altezza. Tranne brevi scene d’assieme al termine d’ogni atto, infatti, i due protagonisti – nonché l’ancella e lo scudiero – calcano la scena per interminabili soliloqui o duetti, da cui sono totalmente assenti melodie orecchiabili. Ian Storey nel ruolo di Tristan sfodera una resistenza vocale strabiliante e nel terzo atto sostiene in maniera impareggiabile la difficile sequenza del delirio. Brigitte Pinter come Isolde, invece, sembra a tratti sopraffatta dal ruolo e sul finale le cede la voce. In generale, non possiede suoni invidiabili nella zona grave, valorizzando dunque poco l’estensione della scrittura wagneriana. Sia Tuija Knihtila come Brangäne, ancella di Isolde, sia Richard Paul Fink come Kurwenal, fido scudiero di Tristan, si distinguono per un’ottima prestazione, capaci di sostenere con potenza e squillo i rispettivi ruoli. La conduzione orchestrale di Myung Wung-Chung è sublime, facendo risaltare la preminenza musicale dell’opera e trascinando l’orchestra della Fenice nei flutti wagneriani. Stanco, ma soddisfatto, il pubblico ha premiato l’esecuzione con applausi fragorosi.

musica e libretto di Richard Wagner
_ Gran Teatro La Fenice – 18/11-01/12/2012
www.teatrolafenice.it