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"Il vampiro di Arcore" che terrorizzava l’ItaliaSatira licenziosa nell’ultimo romanzo giallo di Ferruccio Gard. La commissaria Monia Monai indaga sui sanguinari delitti del misterioso "vampiro di Arcore". Tra complotti sotterranei e freddure boccaccesche, si muovono i protagonisti di un’intera stagione politica.di Massimo Favaro Sfogliando distrattamente le pagine de "Il vampiro di Arcore", quello che salta agli occhi e stupisce immediatamente, in quest’Italia poco avvezza a vedere i potenti messi in ridicolo, è che in un romanzo vengano apertamente fatti nomi e cognomi degli intoccabili politici nostrani.
Da Rocco Buttiglione a Claudio Scajola, da Romano Prodi a Oliviero Diliberto, da Sandro Bondi al ministro dell’Interno Pisanu - avete letto bene, non è un refuso: il nome del ministro è stato scritto proprio con la ‘u’, per sottolinearne forse il rigore e le imprescindibili origini sarde - non manca pressoché nessuno all’appello, tra i politici di destra e di sinistra, anche se, com’è ovvio, sono soprattutto i responsabili del Governo del paese a passare sotto la lente di Gard, che non perdona i loro vizi, più o meno assodati, e le pagine a volte oscure del presente o del passato. La politica, quindi, vittima delle parole di un giullare: con le dovute proporzioni, l’opera dissacratrice che Lucia Annunziata ha coraggiosamente compiuto in televisione, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni politiche del 9 aprile 2006, intervistando senza remore in un serrato faccia a faccia il premier Silvio Berlusconi, in letteratura lo fa con quest’opera, in modo bipartisan, Ferruccio Gard, anch’egli difatti giornalista di lungo corso, collaboratore in passato di 90° minuto e del telegiornale della terza rete. Nel suo ultimo romanzo (che è insieme un po’ giallo, un po’ noir, un po’ satira), dal titolo certamente accattivante, Gard racconta una storia traboccante di doppi sensi boccacceschi, di erotismo spicciolo e battute da b-movie stile Alvaro Vitali, ma soprattutto di assassinii efferati e sanguinosi. Nelle indagini sarà coinvolto l’intero gota della politica italiana, sino alle accuse, per una serie di strane coincidenze, dirette allo stesso capo del Governo, Silvio Berlusconi. La difficile inchiesta viene affidata alla "spregiudicata e bellissima" commissaria di Polizia Monia Monai e si svolge in un’Italia parallela, ma pur sempre reale: quella dei nomi curiosi, volgari, carichi di doppi sensi. Solo nelle prime pagine incontriamo Bernarda Bonadonna, Carmelo Cacace, Nicodemo Accetta, Pompilio Cazzone, l’agente Pensabene, il comune siciliano di Caccamo, e via così, per una ricerca sulla toponomastica più curiosa del Belpaese. Un libro di nicchia, che potrebbe divenire un piccolo cult, testamento spensierato di una stagione politica tra le più rocambolesche dell’Italia repubblicana, quella del secondo governo Berlusconi. "Il vampiro di Arcore", di Ferruccio Gard Mazzanti Editori, Venezia, 2006. Prezzo: € 14,90.
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