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"Il ventaglio di Carlo Goldoni" per la regia di Damiano MichielettoLe considerazioni di alcuni interpreti durante un incontro con il pubblico al Teatro Goldoni di Venezia e poi...fra gli spettatori in plateadi Teresa Vio Di certo Carlo Goldoni non si sarebbe mai immaginato la sua Giannina, giovane contadina, con tacchi e calze rosa shocking e jeans cortissimi, e con in mano un ferro da stiro; né avrebbe fatto entrare in scena tutti i suoi personaggi ballando sulle note di Amy Winehouse. Ma chissà se ha mai pensato di citare, nelle sue commedie, alcuni sonetti di Shakespeare? Nella stessa città di Goldoni, e circa 250 anni dopo la prima rappresentazione de “Il ventaglio”, Damiano Michieletto si figura tutto questo nel rispetto del testo originale, ma con ambientazione e costumi moderni e nel mezzo, alcuni sonetti di Shakespeare declamati da una figura invisibile e leggera, un moderno Cupido che muove gli uomini a suo piacimento, e a loro insaputa. Un esperimento ambizioso e rischioso, ma che ha avuto un ottimo riscontro nel l pubblico che, guidato dalla curiosità, in questi giorni ha sfidato le bassissime temperature per recarsi a teatro. I dodici attori, giovani, promettenti con alle spalle preparazione e studi in diverse scuole d’Italia, sono stati scelti a seguito di un accurato lavoro di selezione. Da Susanna (Manuela Massimi), a Moracchio (interpretato da Nicola Ciaffoni), ogni personaggio è arricchito di modernità e freschezza, pur mantenendosi fedele al carattere disegnato da Goldoni : se la merciaia rimane cittadina e “superiore” ai villici in mezzo ai quali vive, Moracchio – ci dice lo stesso Ciaffoni- non è più solo un mero ostacolo per l’amore di Giannina e Crispino, ma viene rappresentato con una psicologia più complessa, con un’ambivalenza che lo vede allo stesso tempo autoritario nei confronti della sorella e aggressivo nel modo di vestire, e infantile nel girare sempre con un cane di peluche sottobraccio. Dall’allestimento, inoltre, il testo guadagna in complessità. Il personaggio di Giannina all’inizio della seconda parte, lascia ad esempio, per alcuni minuti, spazio alla sua interprete, Silvia Paoli, che si chiede perché l’amore dev’essere associato sempre alla sofferenza (come succede d’altronde in questa commedia, piena di equivoci e fraintendimenti, che sono causa di infelicità e vengono chiariti solo alla fine). Ma cosa pensa il pubblico dell’allestimento visto? Abbiamo intervistato dopo una replica al Teatro Goldoni di Venezia spettatori di diverse fasce d’età, ed ecco cosa ci hanno risposto Nel complesso, vi sembra che la trasposizione sia stata azzeccata? Cosa vi è piaciuto di più? (Personaggi, elementi, scelte del regista)
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