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"Il verificazionista" di Donald AntrimUno psicologo alle prese con una autoanalisi visionariadi Caterina Vianello L’opera di uno scrittore geniale che analizza con ironia e sagacia la psicanalisi e il lavoro degli specialisti della materia, molto spesso più alienati dei pazienti che hanno in cura e a cui dispensano consigli e suggerimenti sul modo per guarire da sé stessi. Salvo trovarsi, alla fine, ad essere proprio loro ad aver bisogno di cure.
Una proposta, una serata tra colleghi - un gruppo di psicologi che lavorano in un istituto di igiene mentale – per scambiarsi opinioni professionali e effettuare disamine più o meno approfondite sul lavoro e sul senso della vita. Una cornice, la Pancake House & Bar - elegantissimo e costosissimo ristorante specializzato in colazioni a base di frittelle - che rappresenta uno scenario apparentemente ideale per socializzare e sviluppare nuove tecniche per la cura dei pazienti. Promotore dell’iniziativa (e protagonista de Il verificazionista) è Tom che, nell’affannosa ricerca di creare un clima caldo ed informale, innescando una battaglia a base di briciole, molliche e uvette per sciogliere rigidità residue e imbarazzo latente, vede fallire miseramente il suo tentativo, venendo immobilizzato da un collega in una stretta muscolare senza scampo. Da un avvio assolutamente demenziale e da una cornice altrettanto folle, ha quindi inizio il vero nucleo del romanzo di Donald Antrim, che si sviluppa attorno all’esperienza extracorporea di Tom, il quale, proprio a seguito della particolare situazione di immobilità in cui è bloccato, vive una sorta di distacco dal proprio corpo che lo porta a fluttuare sopra i tavoli del ristorante e verso il soffitto. Conquista così una prospettiva diversa e insolita da cui guardare situazioni e persone, e se inizialmente la sua attenzione sembra concentrarsi sui colleghi e sulle loro vicende amorose, emerge in lui progressivamente la capacità di rivolgere lo sguardo proprio verso sé stesso. Riflette così sulle piccole crepe nel rapporto con la moglie, da cui lo separano da un lato il desiderio di maternità di lei, da cui lui invece fugge e dall’altro lato l’attrazione verso la giovane cameriera bruna del ristorante, simbolo di una vita semplice e priva di responsabilità. Sembra allora che solo guardandosi dall’esterno e da una prospettiva, la solitudine, opposta rispetto all’intento per cui era stata concepita la cena, e cioè la socializzazione tra colleghi, Tom riesca a prendere coscienza di sé e ad affrontare un processo di introspezione matura e consapevole. L’idea originaria quindi, e cioè la volontà di verificare le esperienze emotive e analizzarne le conseguenze sulla psiche umana, perde progressivamente consistenza, o meglio si trasforma, assumendo come oggetto proprio chi, in realtà, si immaginava nel ruolo di soggetto e di “verificatore”. Si assiste allora ad una sorta di capovolgimento emotivo prima ancora che fisico: lo psicanalista esce da sé stesso e si affronta allo specchio. E’ forse troppo semplice e superficiale leggere ne Il verificazionista una parodia della psicanalisi e degli psicanalisti: in realtà, ciò che l’autore sembra voler mostrare è la complessità della psiche umana e la conseguente impossibilità di una definizione univoca di esperienze ed emozioni. La prosa di Antrim riflette bene questa pluralità di dimensioni: il libro infatti si snoda tra periodi lunghi che fanno della scrittura dell’autore una sorta di flusso di pensiero continuo e ciclico. Un’arguzia fine, un umorismo intelligente - a tratti quasi dotto – ed infine l’assenza di uno sviluppo classico della trama fanno de Il verificazionista un libro eccentrico e complesso, non certo di lettura immediata. Tuttavia è possibile leggere nell’opera di un autore indicato dal New Yorker come uno dei “venti scrittori del nuovo secolo”, una riflessione sulla contraddittorietà della psiche e sulle infinite possibilità di interpretare e rappresentare la realtà. Donald Antrim, Il Verificazionista, Minimum fax, 2007, pp. 180, € 12,50.
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