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"Il viaggio d’inverno" di AMÉLIE NOTHOMBA come amoredi Elisa De Marchi L’ultima creatura di Amélie Nothomb si è rivelata sconvolgente e grottesca quanto le precedenti. "Il viaggio d’inverno" è il titolo di una composizione di Schubert, una summa delle sue strazianti delusioni d’amore. Con Schubert il protagonista del libro condivide la sfortuna amorosa, accresciuta dal rigido inverno parigino: “Innamorarsi d’inverno non è una buona idea. I sintomi sono più sublimi e dolorosi”.
La vicenda ruota attorno a tre personaggi, improbabili almeno quanto i loro nomi: Zoïle, impiegato di una società elettrica con un’ossessione per Omero; Astrolabe, impeccabile e bellissima donna-martire; e infine Aliénor, scrittrice autistica e insaziabile. Un gelido sottotetto di Montorgueil incrocia le loro strade, trascinando l’infelice protagonista verso un destino suicida. Tra viaggi psichedelici e gesti disperati, Zoïle tenta in ogni modo di conquistare la bella Astrolabe; ci riuscirà dopo molti sforzi, ma “la regina dei suoi pensieri” non vuole separarsi neppure per un momento da Aliénoir e imporrà un’assurda, insostenibile relazione a tre. A questo punto il rancore di Zoïle assumerà dimensioni gigantesche: quelle di un Boeing 747. La narrativa velenosa e provocante di Amélie Nothomb delinea in questo libro la storia di un uomo dal nome straordinario, predestinato a una sorte altrettanto straordinaria. Con la consueta chiarezza e lucidità l’autrice disegna una tragedia contemporanea in meno di cento pagine: l’amore di Zoïle, dapprima non ricambiato, si fa strada lentamente nel cuore della ragazza; troppo lentamente. Astrolabe si lascerà sedurre, ma sarà ormai troppo tardi, la decisione irrevocabile sarà già stata presa: “Le donne amano sempre fuori tempo massimo”. Un uomo innamorato è capace di qualunque cosa, anche di compiere un atto terroristico. Ma contro chi, contro che cosa? Si uccide sempre ciò che si ama; nel caso di Zoïle, si tratta di una lettera dell’alfabeto. Una lettera gigantesca e maestosa, che da decenni tutti ammiriamo, senza conoscere la storia d’amore che custodisce. Una splendida “A”: che sta per Astrolabe, creatura divina; che sta per Aliénoir, l’essere più odiato; che sta, semplicemente, per “amore”. Il gelo parigino spinge il protagonista verso l’autodistruzione; un gelo crudele e implacabile, che conosce solo chi ama senza essere corrisposto. Laghi ghiacciati, correnti d’aria, coperte e cappotti mai troppo pesanti: l’inverno è il leit-motiv della vicenda. Il libro si conclude con un non-finale, che lascia confusi e impietriti, come statue di sale. O meglio, di ghiaccio. Amélie Nothomb, Il viaggio d’inverno, Roma, Voland, 2010, pp. 95, euro 12,00.
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