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Incontro con Marco Müller, direttore della Mostra del Cinema di VeneziaI giovani sono il futuro della Mostradi Andrea Vesentini È tranquillo Marco Müller, quando ormai i giorni della 67. Mostra volgono al termine, e già si cominciano a fare i primi bilanci e azzardare qualche precoce verdetto. All’incontro con il giornalisti della stampa online, confessa di non essere preoccupato di lasciare la direzione il prossimo anno, dopo otto anni e due mandati che hanno quasi sempre riscosso consenso. Non è dispiaciuto, nonostante si avvicini una nuova era per il festival visto che, probabilmente nel 2012, verrà terminato il nuovo Palazzo del Cinema offrendo nuovi spazi e possibilità di crescita per il festival. La sua priorità è però quella di tornare all’attività di produttore e, una volta lasciato il Lido, lo attendono progetti sospesi con tanto di diritti e sceneggiature già sulla scrivania. Il bilancio di questi sette anni non può che essere positivo. Paragona la sua direzione a quella di Luigi Chiarini, durata sei anni dal 1963 al 1968, per la capacità di aprirsi alle novità e il coraggio di dar luce ad autori che altrimenti rischierebbero di passare inosservati. E ribadisce il fatto che è proprio quello l’intento della sezione Orizzonti, che in tutti questi anni ha cercato di raccogliere le voci più nuove e indipendenti, spazio sicuramente originale ma anche dai confini un po’ incerti e magmatici, che a suo stesso dire andrebbe ricompattato e snellito per permettere che ogni pellicola abbia la visibilità che merita. È duro, però, con i quotidiani italiani, la stampa che raggiunge il maggior numero di lettori e che spesso ignora proprio quelle novità che dovrebbero rendere la Mostra del Cinema un’occasione per avvicinare il grande pubblico ad avanguardie e nuove tendenze, e spesso rimane irrigidita in logiche di marketing che inabissano i film minori per mettere in luce solo di quelli che comunque troveranno ampia distribuzione nelle sale italiane. Li accusa, ad esempio, di aver a malapena menzionato Tsumetai Nettaigyo (Cold Fish) del giapponese Sono Shion, come era avvenuto per l’etiope Teza nel 2008, perlopiù dimenticato da tutti i grandi quotidiani. Il dialogo con i giovani, invece, è la sua priorità assoluta, e il sogno sarebbe di avvicinare sempre più la mostra agli studenti e alle nuove generazioni perché, anche grazie al social networking, "sono dei portaparola straordinari", capaci quindi di favorire la distribuzione di un film più di quanto possano gli articoli delle grandi testate. "Non si poteva che scommettere sulla nuova tendenza della stampa online" afferma Müller, confermando che una delle più grandi rivoluzioni della Mostra durante i suoi mandati sia stata proprio la proliferazione della critica sulla rete, a cui riconosce il merito di dar spazio a quelle opere altrove ignorate. E si dissocia dalle lamentele di distributori e produttori che spesso non tollerano la libertà con cui questi nuovi media a volte "distruggono" i film presentati al lido, attraverso le recensioni e soprattutto con le reazioni in sala. E riconosce anche che il mondo della critica è ancora in piena rivoluzione: "Secondo una ricerca della LUISS, ormai chi va al cinema e deve pagare un biglietto, si fida solo del passaparola, non più della stampa" afferma prendendo nota di questo cambiamento più che giudicandolo. Nell’epoca di Facebook e Twitter, quindi, per Müller sembrano aprirsi nuovi scenari che muteranno profondamente la nostra idea di intendere critica e stampa specialsitica. Non basta però che le opere della Mostra, soprattutto della sezione Orizzonti, trovino spazio solo sui siti online e sulla carta stampata: è anche necessario, per il direttore, che si creino delle piattaforme europee che possano facilitare la distriubuzione delle pellicola che altrimenti non circolerebbero al di fuori del proprio paese. Piattaforme come Festivalscope e Projector TV, che farebbero sì che alcuni film presenti alla Mostra siano distribuiti adeguatamente nel continente combattendo la maledizione di molte opere d’autore che non trovano spazio al di fuori delle rassegne del settore, e difatti ricorda che Rai Trade sta collaborando con loro per protare alcuni film italiani all’estero. Venezia, Cannes e Berlino dovrebbero collaborare a questo progetto, riconosce Müller, ma è proprio dagli altri due festival che non sembrano arrivare risposte sicure. È pronto a rispondere anche sulla selezione delle opere della Mostra. Grande presenza del cinema orientale? Rispecchia i dati statistici, spiega Müller, i grandi paesi d’oriente ormai rappresentano buona parte della popolazione umana ed è quindi giusto che anche i film in selezione rispecchino quest’evoluzione. Ribadisce, poi, la straordinaria capacità del cinema orientale di sperimentare: "E’ un cinema che capovolge il cinema, e tra spade e combattimenti ogni tanto chissà che non cada dell’intonaco e nasca qualcosa di nuovo". Una valanga di film italiani? Una menzogna, a suo dire, e reclama la sua intenzione di dar spazio a tutte le opere, di qualsiasi provenienza, nella giusta misura. Ed è anche per questa ragione che la Mostra quest’anno ha dato meno spazio al cinema hollywoodiano e commerciale, che in ogni caso non avrebbe problemi di successo e visibilità, e risponde a chi lamenta la scarsa presenza di star al Lido: "E’ giusto così, anche noi non abbiamo più bisogno di questi film per attirare pubblico e stampa, siamo cresciuti". Un Müller giovane, e sempre pronto a rinnovarsi e mettersi in discussione. E, ci fa piacere scoprire, paladino della stampa online e del cinema d’avanguardia, contro i colossi distributivi e le grandi testate quotidiane. Se è pronto a lottare con noi, speriamo che lo faccia con scimitarra alla mano, come nei grandi wuxiapian da lui tanto amati, o forse come un impavido antieroe della yakuza giapponese. Harigato, Marco. Nella foto il direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Marco Müller e il Leone d’Oro alla carriera 2010 da lui fortemente voluto John Woo. Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com - Romina Greggio
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