Intervista a Carmen Consoli per il nuovo CD: “ELETTRA”

Il ritmo del Mito

Torna, dopo tre anni da “Eva contro Eva, Carmen Consoli, con un cd “Elettra” che regala un viaggio intorno ai 360° della vita. La “cantatessa” racconta la potenza della femminilità in tutte le sue possibili vite e alternative, in tutte le sue gioie e dolori.

E ogni brano è una ballata di vita: la prostituta e il suo peccato originale, l’amore per un uomo che si rivelerà immaturo e codardo davanti a un sentimento sincero (Elettra); il lutto (Mandaci una cartolina); l’amore, un viaggio/passaggio ad essere raccontato attraverso la metafora delle stagioni e del tempo perduto (Sud Est); l’amore nascosto dietro l’attesa che la perturbazione passi e le rose possano finalmente sbocciare (Perturbazione atlantica); una vicenda di abuso domestico (Mio zio); i rapporti d’amore, le difficoltà connaturate alla loro esistenza, la gestione della sofferenza e della separazione, la confusione tra il piacere ed il dolore (Col nome giusto); il vero giocatore per il quale la fortuna è la meno importante delle variabili (Non molto lontano da qui); l’ affacciarsi alla finestra e raccontare sono i primi comandamenti per un cantastorie, l’archetipo dell’artista siciliano (‘A finestra); una finestra sulla borghesia, la condanna dei suoi valori medi, una serie di flash che culminano nel brindisi in onore del Leitmotiv dell’intero album (Ventunodieciduemilatrenta). E poi Un divertissement linguistico tra filastrocca popolare e nonsense giocato tra Carmen Consoli e l’amico Franco Battiato alla luce delle comuni, ancestrali radici linguistiche e culturali: il mondo arabo tanto quanto quello latino (Marie ti amiamo).

Dieci nuovi brani all’insegna di un ritmo acustico, che si rifà a una musicalità nord europea, ciononostante non priva delle ballate e ritmi italiani e sicialiani, di questa incredibile cultura attraversata anche da Greci e Turchi. E appena si preme play si ha, come sempre, per ogni suo lavoro, la sensazione che si spengano le luci in sala e una luce delicata esalti la scena di una voce che racconta una passione. Elettra è un simbolo dal carattere difficile e dalle potenzialità infinite soprattutto perché dietro di esso è possibile nascondere il vero protagonista dell’intero album: l’amore. Anche in questo caso però si tratta di una ricerca che prende in considerazione mille maschere ed altrettanti modi di essere del sentimento. I ruoli e le passioni si rincorrono attraverso le canzoni fino a vestire i panni della vittima, l’assassina, la straniera.
La passione, prima di tutto di Carmen per la musica, per questo suo lavoro, per la Sicilia, come lei stessa ci ha raccontato, con empatia e sincerità, in una Milano piovosa.

Carmen, come è nato questo tuo lavoro e come mai a distanza di tre anni da Eva contro Eva?

Innanzitutto, io scrivo sempre canzoni. In questi tre anni ho sempre scritto. Io scrivo molto quando sono in viaggio, non solo quando devo fare dischi. Ho girato molto, ho portato la mia musica anche negli Stati Uniti, e poi in Europa, piccole cose, ma con il sogno di poter crescere. Sono stati tre anni molto stimolanti. Finchè non è arrivato il momento di prendere i dieci brani più rappresentativi, selezionarli e registrarli. In questo disco è avvenuto un piccolo miracolo, in questa fase della mia vita: cioè la trasformazione di un evento molto doloroso in creatività, in motivo di gioia. Questo disco nasce come medicina. Nasce come al solito, con i ragazzi della mia band. Ci abbiamo messo moltissimo amore. Lo abbiamo sempre realizzato alle pendici dell’Etna e lo abbiamo registrato in due mesi.

Ma in questi tre anni, pur scrivendo sempre, come tu ci racconti, non hai mai sentito il bisogno di pubblicare qualcosa?

In questi tre anni ho avuto veramente tanto da fare, sono stata impegnata in parecchie iniziative. Sono stata in tour negli Stati Uniti… e per me questa cosa è molto importante. Io ho bisogno di suonare per fare esperienza. Io continuo a studiare suonando. Ho portato in Italia quattro tour. In più si è aggiunta la direzione artistica dell’Etna Festival, con tutti i suoi eventi…
Quindi ho scritto tanto, ma non ho avuto tempo per fermarmi ed entrare in uno studio di registrazione.

Elettra, una figura femminile impegnativa per un album e una canzone…

Elettra, nel mito, è complice dell’assassinio della madre e dell’amante della madre, per l’omicidio del Padre, Agamennone, che aveva dato in sacrificio la sorella. Escogita, con il fratello Oreste, di uccidere la madre, macchiandosi del peccato. Viene poi raccontata da Sofocle, Euripide, Eschilo… ognuno di loro da un’immagine di Elettra, per Sofocle è colpevole, dall’altra parte è solo imparziale osservatrice, dall’altra ancora rappresenta l’eroina della borghesia. E poi c’è l’Elettra del lettino della psicanalisi, nella descrizione del complesso che porta il suo nome, che diventa la sorellina di Edipo e quindi l’amore verso il padre.. Perché l’amore della madre è scontato. Il bambino ha bisogno della madre. L’amore paterno lo scopre dopo. Ed è un amore che avviene attraverso i modi più sottili, come conoscenza. Io l’ho vista da questo punto di vista: come una specie di rimozione dell’invadenza materna, per lasciare spazio a un altro amore, ma anche rimozione verso tutto quello che noi abbiamo acquisito nella vita, che ha richiesto conoscenza, lavoro, sacrificio, il bello… quello del padre è un amore che richiede un approfondimento, ed è bellissimo, e io da questo punto di vista vedo Elettra alla riscoperta del padre.
Nella mia canzone Elettra è una prostituta. Aspetta il suo cliente, ma non per essere salvata. Lei propone a lui di liberarsi dalla morsa dell’abitudine che è un male assoluto in questo secolo. L’abitudine, non di prendere il caffè ogni mattina, ma intesa come totale apatia, quel qualcosa che preclude l’evoluzione.

Ascoltando il disco, sembra ci sia più un’elaborazione dei testi, più che un’elaborazione dell’arrangiamento, che non si discosta moltissimo dall’ultimo Eva contro Eva.

Sì è vero. Eva contro Eva traccia una linea che io ancora oggi intendo seguire. In Eva contro Eva c’è una ricerca ossessiva di strumenti etnici. Forse si discosta un pelino questo che rimane acustico, ma come sound è più italiano, nord europeo.

Come è nata la collaborazione con Battiato?

Battiato ce l’ho come vicino di casa. È capitato che ascoltasse una mia canzone, non ancora finita. Lui ha scritto l’altra parte. Lui per me è un grandissimo esempio. Battiato, nell’uso delle parole, ha l’immediatezza di accostare immagini. L’altro giorno ascoltavo un suo vecchio disco, appunto, e mi stupivo di quanto fosse attuale. Subisco piacevolmente l’influenza di Battiato.

Ascoltando il brano Mandaci una cartolina si respira attualità e nostalgia.

È dedicato a mio padre. È stato l’ultimo brano che ho scritto. L’ho scritto in quattro ore. Non avevo intenzione di scrivere una canzone su mia padre, perché né a me né alla mia famiglia piace questo autocompiacimento del dolore. È vero quando dico che la musica è stata la mia medicina, ancora di più ora.
Ha trasformato il veleno in medicina. La musica mi ha salvata. Ha compiuto il miracolo di trasformare il dolore in gioia. È un regalo che ho ricevuto da mio padre, che mi ha insegnato la musica.
Mio padre sosteneva che le cose dovessero durare. Aveva questo concetto della vita e della morte “che sarà una grande sorpresa”. Lui scherzava molto, ci diceva “quando muoio vi mando una cartolina. Mio padre aveva quest’idea: quando la vita finisce sei come cullato in questo tramonto. Infatti il pezzo va dal tramonto all’alba.

‘A finestra, è un testo che colpisce parecchio, in che periodo lo vedi ambientato?

In questo momento. Come struttura è la tipica canzone siciliana. In questi anni, ho fatto una piccola esperienza, ho fatto un tour in siciliano, elaborando tutto. E ho fatto una piccola ricerca, tra tutte le musiche del sud dette tarantella, non c’è un connotato ritmico che le identifichi regionalmente. In realtà la tarantella serviva per far socializzare femmine e maschi. In Sicilia, c’è una componente che deriva dalla tradizione dei pupi, che narrano il ciclo carolingio. Quindi la musica siciliana si differenzia dalle altre perché -“cunta” – racconta delle storie. E io amo raccontare delle storie. La musica siciliana si avvale poi anche di echi che provengono dai paesi arabi, …avendo avuto diverse dominazioni, ha dei tocchi armonici che ci ricordano la Grecia. Queste atmosfere diverse dialogano, basti pensare che certe nostre ballate ricordano anche la musica balcanica.

Anche in questo tuo nuovo disco traspare una forte passione, decisamente siciliana

Io vorrei trasmettere un’immagine della Sicilia che ho elaborato. Io ho vissuto una Sicilia generosa, con paesaggi meravigliosi, tra fuoco e mare, ben conoscendo le sue piaghe. E la convivenza tra questi due elementi, il vulcano e il mare, fuoco e acqua, è una cosa fenomenale, che influenza gli esseri umani. Io in Sicilia sono dinamica. La cosa bella dei siciliani è che risolvono i problemi con due o tre trucchetti. La creatività del siciliano che è abituato ad arrangiarsi, come racconta Tornatore nel suo Baarìa: che dal paracadute degli americani, fa magliette e pantaloncini per tutti.
Quando abbiamo girato il video di Elettra, lo abbiamo fatto in Sicilia e Marella Ferrera in due secondi ha fatto i costumi a tutti, con una creatività sperimentale incredibile.
Amo la passione del siciliano che è come un leone davanti alla preda, non importa se la preda sia piccola o grande, mette sempre la stessa passione.