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Intervista a Francesco BuzzurroVera passionedi Valentina Greggio Francesco Buzzurro racconta a NonSoloCinema il suo nuovo album "L’esploratore" e la sua passione per la chitarra.
NSC: Dove e quando nasce la tua passione per la chitarra? F.B.: La mia passione per lo strumento risale a quando avevo sei anni perchè mi era stata regalata una chitarra. A dieci anni ho studiato chitarra classica e contemporaneamente ho iniziato ad appassionarmi al jazz, alla musica latina e il flamenco. Non avendo la possibilità di suonare in un gruppo cercavo di ricreare le atmosfere, le sonorità di quello che ascoltavo solo con la mia chitarra. Questo mi è servito molto per riarrangiare i brani così come faccio adesso. NSC: C’è qualche differenza, secondo te, nel comunicare emozioni e sentimenti solo attraverso la chitarra? Sarebbe diverso se aggiungiessi dei testi alle tue composizioni? F.B.: Non credo sarebbe tanto diverso. Ho sempre considerato il mio strumento come un mezzo, un mezzo che mi consente di veicolare emozioni. Lo scopo principale di un concerto è quello di riuscire a veicolare delle emozioni vere, sincere. Quindi farlo con uno strumento, piuttosto che con la pittura o con qualche altro mezzo, questo non ha molta importanza. La chitarra poi è uno strumento di grande sensualità, intimità e capacità di trasmettere sentimenti. NSC: Dalla tua musica e dal tuo modo di suonare emerge l’amore per la tua terra, la Sicilia. Come riesci a rendere queste atmosfere e questo tuo legame in musica? F.B.: Noi siciliani, forse più di ogni altra regione in Italia, siamo molto legati alla nostra terra. La sicilianità è dentro di me ed esce nella mia musica, anche in un brano del mio album Mi Votu e Mi Rivotu, un pezzo tradizionale, di cui non si conosce l’autore. C’è un continuo sguardo alla terra in cui abito, come nel pezzo Horos Tou Sakena, un brano che celebra le bellezze delle montagne della Grecia e quindi per transitività anche quella dei nostri scenari sicialiani. NSC: Un disco quindi in cui racconti vari posti.. F.B.: Questo disco esplora vari suoni, dando forma a delle sonorità molto particolari. L’idea è quella di un abbraccio tra vari popoli, dove la musica è il più importante mezzo di comunicazione tra le persone. NSC: Da musicista, cosa pensi dei talent show? F.B.: Io penso che quando il talento esiste, lo si vede. Il talento non è solo la costruzione di un’immagine da parte di un programma, ma se la sostanza c’è questa viene fuori anche dalla gavetta, da quella che si fa nei locali e nel confronto quotidiano con il pubblico. Un disco, un lavoro deve sempre essere sostenuto da un progetto. Nel mio caso è stata una scelta dettata dalla mia passione verso la musica etnica, dall’incontro con altri musicisti nelle varie occasioni in giro per il mondo, dalla conoscenza diretta dei vari tipi di musica.
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