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Intervista a Giacomo LoprienoLa nuova direzione del classicodi Valentina Greggio Giacomo Loprieno con grande disponibilità ha raccontato a NonSoloCinema della sua passione per la musica e di come sia stimolante e intenso per un direttore e per un’orchestra collaborare con artisti italiani e internazionali.
NSC: Da dove nasce la tua passione per la musica? Hai mai pensato che potesse diventare "un lavoro"? G.L.: La passione per la musica nasce dalla mia famiglia, mio padre ogni tanto suonava il pianoforte e mio nonno era appassionato di musica classica. Nasce inizialmente per gioco e poi crescendo si è trasformata in una vera decisione, quella di suonare. Diventa poi un lavoro nel momento in cui ti confronti con gli altri e capisci che anche tu hai moltissime cose da dire, e insieme al talento e alle capacità capisci che lo puoi fare. NSC: Credi che la musica classica possa arrivare a un pubblico giovane? G.L.: In Italia in realtà questo è difficile perchè l’insegnamento musicale ha pochissimo spazio nelle scuole. Esistono delle scuole specifiche, ma questo deriva dalle scelte precise di ogni singolo ragazzo. Il fatto è che la musica classica per arrivare ai giovani deve essere portata ai giovani. E questo è compito di chi gestisce la nostra società e la nostra istruzione. Se poi quelle volte che si decide di portare dei ragazzi a un concerto, si sceglie qualcosa di poco stimolante, noioso o che può non avere nessun fascino per dei giovani, direi che questo non è il modo migliore. Bisognerebbe capire realmente quali sono i gusti e gli interessi e cosa può essere capito con semplici conoscenze da parte dei ragazzi. NSC: In questo periodo molti ragazzi escono dai talent e arrivano attraverso velocemente al mondo della musica. Cosa ne pensi tu che invece hai scelto un percorso più "classico"? G.L.: Credo che le motivazioni di chi partecipa a un talent siano le stesse di chi, come me, ha studiato al conservatorio, che sono quelle di avere successo, di avere una platea che ti ascolta, insomma di diventare un’artista. Forse per alcuni il talent è un modo più veloce per arrivare, anche se per alcuni il successo dura pochissimo, bisogna avere comunque una tecnica e delle conoscenze di supporto. NSC: Riguardo all’Ensamble Sympony Orchestra, e al tuo lavoro di direttore, come ti stai preparando a tutti gli appuntamenti estivi? G.L.: Ci saranno moltissime date, moltissimi cancerti e per la gran parte di questi la produzione è già stata fatta. Gli arrangiamenti sono già stati preparati, l’orchestra ha provato, quindi ora passiamo alla presentazione al pubblico. L’unica produzione a cui stiamo ancora lavorando è quella di Sting, con cui ci esibiremo alla fine di luglio. Noi ci stiamo lavorando separatamente, mentre Sting è in tour in Europa. Tecnicamente siamo pronti e preparati, ora attendiamo il giudizio del pubblico, che speriamo sarà positivo. NSC: Quanto tempo e quanto lavoro serve per preparare i pezzi che poi andrete a suonare con gli artisti con cui lavorate? Avete modo di confrontarvi con loro per gli arrangiamenti? G.L.: Noi puntiamo a essere una orchestra che in scena fa bella figura, che accompagna i solisti in maniera importante. Noi chiediamo solo di essere protagonisti alla pari, sul palco e nella musica, e di conseguenza di riguardare insieme gli arrangiamenti, di pensare insieme alla struttura del palco. Tutto questo per offrire i nostri colori e per mescolarli insieme a quelli del pop, del jazz e di tutti artisti con cui ci esibiamo. Questo comporta a volte lunghe settimane e giorni di prove. Il tour di Mario Biondi lo abbiamo preparato in dieci giorni di prove serrate con un risultato ottimo, grazie alla collaborazione di tutti. NSC: Come si avvicina un’orchesta di 54 elementi come la vostra ai diversi generi musicali come il pop, il jazz il blues? G.L.: Noi siamo un’orchestra abbastanza giovane, l’età media si aggira sui trent’anni, e questo ci aiuta sia come apertura mentale sia come voglia di mettersi in discussione. Abbiamo grande rispetto verso tutti i generi che affrontiamo sia pop, jazz o altro. Tutti gli artisti con cui abbiamo collaborato si sono dimostrati splendidi nell’affrontare il lavoro insieme a noi. NSC: Avete collaborato e state collaborando con moltissimi artisti da Giovanni Allevi a Mario Biondi, da Morgan a Sting c’è un’artista, con cui non hai ancora lavorato, con cui ti piacerebbe farlo? G.L.: Tra gli artisti italiani ho molto apprezzato il progetto che ha visto coinvolto Ligabue con un’orchestra all’Arena di Verona, riprendere quel discorso, ampliarlo insieme a lui, mi piacerebbe molto. A livello internazionale, l’artista che a mio avviso ha un sound che si mescola perfettamente con quello di un’orchestra è Michael Buble. Il nostro inizio con Sting spero ci permetta di farci conoscere meglio anche a livello internazionale. NSC: In che direzione vanno i gusti musicali, oltre al repertorio classico, di un direttore d’orchestra? G.L.: Da anni ascolto di tutto, per essere sempre preparato. Se posso ascoltare quello che piace a me, ascolto Puccini per ritrovarmi. Ma ascolto moltissime cose, per lavoro e per capire in che direzioni va la musica.
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