Intervista a Laura Boldrini

Portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e autrice del libro “Tutti indietro”

ROMA – Laura Boldrini, dal 2008 portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, lavora da oltre vent’anni nelle agenzie Onu. Ha svolto numerose missioni nei principali luoghi di crisi, tra cui Kosovo, Afghanistan, Iraq, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.
Attualmente è anche impegnata nella promozione del suo libro Tutti indietro, il cui ricavato sarà interamente devoluto per borse di studio riservate a ragazzi afgani giunti in Italia senza genitori.

Presentato nei giorni scorsi al Salone Internazionale del Libro di Torino, Tutti indietro ha già riscosso un certo apprezzamento di pubblico e critica.

NSC: Dottoressa Boldrini, come stanno andando le presentazioni e le vendite di Tutti indietro? L’Italia come accoglie il suo libro?

L.B.: Mi sembra che venga recepito molto bene, siamo già alla seconda edizione. Noto interesse rispetto ai contenuti e anche sorpresa da parte di molti, perché la percezione diffusa del fenomeno migratorio si discosta non poco dalla dimensione meno nota che il mio libro prende volutamente in esame. La gente è colpita e vuole capire meglio, compresi molti giovani.

NSC: E lei come vive questa esperienza letteraria, in un certo senso nuova?

L.B.: Per me è un’opportunità molto interessante, perché rappresenta uno strumento in più per parlare dei rifugiati e del fenomeno dell’immigrazione. E’ anche un buon canale di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

NSC: Il ricavato andrà interamente in beneficenza. In che maniera?

L.B.: La casa editrice Rizzoli verserà la percentuale destinata all’autore, cioè a me, ai Padri Gesuiti del Centro Astalli, i quali si occuperanno di fornire borse di studio per ragazzini afgani in media dai 14 ai 17 anni, arrivati in Italia, spesso rischiando la vita, senza genitori. L’intento è quello di garantire loro un’istruzione di base, l’insegnamento della lingua italiana, l’inserimento scolastico e quindi anche maggiori opportunità per il proprio futuro.

NSC: Qual è la posizione dell’Unhcr rispetto alla decisione del Governo italiano di ricorrere al respingimento?

L.B.: Il compito dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati è quello di far rispettare la Convenzione di Ginevra, in particolare il diritto d’asilo in essa contenuto. Ciò non significa che tutti debbano indistintamente essere accolti, ma che l’accoglienza a chi ne ha titolo deve avvenire sulla base del diritto. Il respingimento è previsto dall’ordinamento italiano ma con delle specifiche garanzie, a partire dall’identificazione delle persone. La decisione del Governo di respingere in maniera indiscriminata, compresi i rifugiati, senza sapere nulla delle persone che chiedono di poter entrare in Italia, trova certamente l’opposizione dell’Unhcr.

NSC: Una volta che l’immigrato raggiunge l’Italia, ci sono organismi preposti alla sua accoglienza. Ritiene che funzionino bene?

L.B.: Tutti gli Stati hanno un sistema di accoglienza. In Italia è lo Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che fa capo ad un’ampia rete di Comuni. Attualmente lo Sprar funziona, ma le disponibilità sono troppo modeste rispetto alla richiesta, cosicché gran parte dei rifugiati non riesce ad avere accesso a questa rete di accoglienza.

NSC: Come si potrebbe migliorarla?

L.B.: Ritengo che si debbano destinare più risorse a questa rete di comuni, per fare in modo che color ai quali è stato rilasciato un permesso di soggiorno per motivi d’asilo riesca ad inserirsi nella società. Si tratta di un investimento in chiave futura poiché i rifugiati non possono ritornare nei paesi d’origine. I rifugiati infatti non sono parassiti che vogliono vivere sulle nostre spalle, se accolti nella giusta maniera rappresentano una preziosa risorsa umana per il Paese.

NSC: Dell’immigrazione si conoscono solo alcuni aspetti, quelli legati alla paura e alla sicurezza. Qual è il ruolo dei media in questa percezione “deviata” o quanto meno parziale del fenomeno?

L.B.: Un ruolo determinante, che negli anni non ha aiutato i cittadini italiani a capire la complessità del fenomeno e che va affiancato al ruolo della politica, altrettanto incompleto. Ormai si tende a fare l’uguaglianza immigrazione come minaccia alla sicurezza. Per fortuna però c’è anche un’altra Italia che approfondisce e si dà da fare, senza far rumore ma che rifiuta il pregiudizio.

NSC: Nel 2008 è stata approvata la Carta di Roma, che ha l’obiettivo di garantire un’informazione più equilibrata. A distanza di due anni, sono avvenuti cambiamenti?

L.B.: Il processo è lungo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare a gettare le fondamenta. Oggi i giornalisti che fanno l’esame per diventare professionisti tra i vari testi devono studiare anche la Carta di Roma. Questo a mio parere è già un buon risultato. A partire da qui, si continua ad andare avanti con determinazione e pazienza.

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato undici libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, Luxgallery, oltre a tenere un blog culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.