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Intervista a Luca GemmaIl lato intimo e personale della musicadi Valentina Greggio Luca Gemma racconta a NonSoloCinema il suo nuovo album Folkadelic, e la sua vera passione per la musica.
NSC: Da poco è uscito il tuo Folkadelic, che cosa puoi dirci sulla lavorazione di questo album? L.G.: Ho registrato l’album in un loft che abbiamo affittto a Milano, dove abbiamo messo i nostri strumenti e tutto quello che ci serviva per la registrazione, e ho lavorato con Joe Tarantino, il produttore artistico del lavoro. Poi siamo andati in studio per alcune cose, per sistemare alcuni strumenti più complicati, il basso batteria, e poi in un altro studio per mixare il tutto. Anche se la lavorazione era iniziata molto tempo prima. C’è stato un lungo periodo di lavoro, di scrittura e di pre-produzione, sia in casa che in studio. NSC: Sono undici pezzi quelli che compongono l’album. C’è un brano tra quelli inseriti a cui sei particolarmente legato? L.G.: C’è un pezzo in particolare a cui sono legato dal titolo Che. Uno dei primi brani che ho scritto, e che fin dal primo momento mi è sembrato "affidabile", di quelli che senti e ti dici "questo va bene". NSC: A proposito dell’album, Folkadelic si apre con il brano L’educazione sentimentale, un brano che parla d’amore però non in modo classico. Come sei riuscito a parlare di questo argomento senza cadere negli stereotipi classici? L.G.: L’idea che sta dietro a quella canzone è di un amore "allargato" rispetto all’idea dell’amore per una sola persona. Parlo, in generale, del sentimento per le cose belle, del desiderio di avere intorno la bellezza, la grazia e l’armonia. In questo senso L’educazione sentimentale ingloba tutte le cose in grado di far meravigliare, di restituire il senso della bellezza. In questo senso era più difficile cadere nella trappola dello stereotipo. NSC: Nell’album sono presenti varie sonorità, e per certi tratti intime e delicate come in Che o in Un miliardo. Dove la chitarra e voce sono i veri protagonisti, e la dimensione si fa più introspettiva. Ti piace questa dimensione personale che si viene a creare? L.G.: Mi piace moltissimo, sono affezionato alla dimensione acustica della musica, faccio molti concerti da solo proprio per ricreare questa atmosfera. Di solito prediligo posti non molto grandi dove esibirmi, in modo da sviluppare questa intimità e questa dimensione confidenziale tra chi suona e chi ascolta. Nell’album è un pò diverso, ci sono brani di questo tipo ma anche più particolari e con arrangiamenti più forti e quindi più colorati e vari. La dimensione che intendo per folk è prorio questa, in senso angloamericano, l’acustico, dove sono il cantante e la sua chitarra a esibirsi. NSC: Sei anche autore per altri, per esempio hai scritto anche un brano per il nuovo album di Malika Ayane. Quando scrivi pensi già a chi sarà il destinatario o magari sono gli artisti a chiedere tuoi pezzi? L.G.: In realtà possono succedere entrambe le cose, di fatto, per me, sono successe tutte e due. Nel caso specifico di Malika ho scritto il testo su una musica che già c’era, ed era di Andò, il suo produttore e musicista. Lui mi ha chiesto di scrivere il testo su una melodia, io già sapevo che lo avrebbe cantato lei, e quindi l’ho immaginato proprio per la sua voce. Spesso mi è capitato di scrivere sapendo chi avrebbe cantato il pezzo. Altre volte ho scritto per il cinema e il teatro, e in quei casi si è inevitabilmente più liberi. NSC: A cosa stai lavorando a questo periodo? Ci sarà la possibilità di sentirti dal vivo? L.G.: Stiamo facendo delle prove per l’esibizione live di questo disco. Stanno arrivando delle date di "presentazione" e altre di concerto vero e proprio nei club, quindi mi sto esercitando a suonare i pezzi con i musicisti che li hanno suonati anche nell’album e poi naturalmente c’è la promozione del lavoro. Mi sto concentrando molto su Folkadelic e ho molta voglia di suonarlo dal vivo.
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