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Intervista a Sofia PelczerSofia si raccontadi Elisa Murgese Sofia Pelczer, attiva nell’ambito dell’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi, che ha dato i natali alla sua formazione accademica, è una giovane regista non alle prime armi all’interno del variegato mondo teatrale milanese. In occasione della prima del suo ultimo spettacolo “La serial killer e i suoi amici” di Geroge Tabori, presentato alla rassegna “La lunga notte del teatro” presso il Teatro Metropolis di Paderno Dugnano, ci ha descritto parte del processo che ha portato alla nascita del suo ultimo visionario e ironico lavoro.
NSC: Quale percorso ti ha portato a scegliere questo testo di George Tabori? George Tabori è nato in Ungheria come me. E’ di origini ebraiche come me. Ha abbandonato l’Ungheria come me. Naturalmente, le radici condivise non sono sufficienti per scegliere un testo ma in ogni caso garantiscono una matrice emotiva e di appartenenza determinante in comune. Cenni (auto)biografici a parte, sin dal primo incontro con i testi di Tabori sono stata colpita dal suo particolare senso dell’umorismo, tendente al grottesco e nello stesso tempo dalla sua profonda riflessione concettuale sui valori del secolo breve e dei loro stravolgimenti che sono rintracciabili in molti suoi testi. Inoltre, è un autore contemporaneo che attraverso i suoi testi teatrali cerca di chiarire il proprio rapporto conflittuale con la memoria storica del Mitteleuropa che ha ereditato a partire dagli eventi tragici della seconda guerra mondiale. Nello specifico, “La serial killer e i suoi amici” riflette sul tema del rapporto vita-morte attraverso un personaggio femminile paradossale che, seduta su una sedia elettrica, spiega le sue “buone ragioni” per cui ha ucciso diverse persone. Attraverso questa metafora l’autore gioca con l’idea di come la morte, nelle sue varie forme, possa persino diventare unico canale di comunicazione in una società – la nostra – in cui la solitudine e l’individualismo prevale. E’ una tematica su cui ho già indagato in altri miei spettacoli e mi incuriosiva la possibilità di portarla alle sue condizioni estreme. NSC: Vuoi descriverci l’approccio creativo che ha guidato questa tua ultima regia? Per questo spettacolo ho fatto due scelte determinanti: quella di dare un peso importante alle circostanze del personaggio e di sostituire un personaggio maschile muto del testo con una presenza fuori scena che interagisce attraverso suoni, musiche e voce con la protagonista. Per quanto riguarda le circostanze, ho dato molta importanza alla pena di morte che la attende e al fatto che l’esecuzione è prevista per la sera della vigilia di Natale. Questo ha determinato che in scena ci sono solo l’albero di natale illuminato e la sedia elettrica. L’attrice Paola Pizzi è sempre seduta e si esprime attraverso un repertorio di gestualità minimalista. Il contrasto paradossale tra i due oggetti di scena mi ha permesso di tradurre nell’immagine visiva il carattere assurdo del testo. La sostituzione di un personaggio muto che originalmente si esprimeva attraverso gesti e movimenti su ordine della protagonista è legata a una mia idea precisa. Quella di creare, attraverso numerosi interventi sonori, atmosfere specifiche di ciascun episodio (sono 4 i racconti che fa il protagonista) che possano stimolare l’immaginario dello spettatore non solo attraverso le parole dell’autore. In questo modo durante lo spettacolo si spazia dalle voci fuori campo di Gigio Alberti ai pianti di un neonato, di suoni di animali fino a citazioni musicali del repertorio classico come l’Inno alla gioia di Beethoven, Strauss o Mozart. NSC: Come hai affrontato il rapporto con l’attore, all’interno di un monologo? Con Paola abbiamo lavorato chiaramente moltissimo sul personaggio che è molto particolare ed articolato. Inoltre, ho provveduto a creare attorno a lei l’immagine che mi sembrava potesse sostenere nel modo più efficace la temperatura emotiva del personaggio e garantire al pubblico la percezione e la comprensione corretta del materiale drammaturgico. NSC: Non è il primo anno che participi a questa rassegna... No. La prestigiosa rassegna “La lunga notte del teatro” presso il Teatro Metropolis di Paderno Dugnano, diretto da Michele Ciarla, con quest’anno è giunta alla sua seconda edizione. Ho avuto l’onore di poter portare il mio spettacolo precedente “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni già l’anno scorso. E’ una rassegna che in una notte intera cerca di toccare quasi tutti i generi delle arti sceniche spaziando dal teatro di narrazione al teatro clownesco attraverso il teatro d’attore e il teatro danza. Tutto questo con lavori brevi e soprattutto monologhi.
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