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Intervista ad Alan Barillaro, supervisore alle animazioni ai Pixar Animation StudiosQuando l’animazione diventa poesiadi Ilaria Falcone È arrivato a Milano, in occasione dell’uscita in Dvd di Wall-E, una “sua creatura”, Alan Barillaro, supervisore alle animazioni ai Pixar Animation Studios, dal 1997. Barillaro, di origini italiane - il padre è calabrese, mentre la madre è abruzzese - è cresciuto in Canada. Ha lavorato a tutti gli ultimi successi della Disney-Pixar, tra cui Gli Incredibili, Alla ricerca di Nemo, Monsters & Co. Barillaro è chiaramente emozionato per essere qui a Milano. “Mio nonno, prima di trasferirsi in Canada, ha studiato disegno a Milano. I primi ricordi che ho della mia infanzia sono disegni. Io disegnavo di tutto, ricordo ore e ore trascorse con mio padre a cercare di disegnare un uccello, senza riuscirci come volevo. Disegnare è un modo di esprimermi.” Wall-E ha abbattuto le frontiere poetiche, suggestive ed emotive dell’animazione, cos’altro dobbiamo aspettarci dalla Pixar? Qual è il futuro dell’animazione? Barillaro, ridendo: “Ah, questo lo chiederei al regista, ho paura a doverlo scoprire. La cinematografia d’animazione è ancora giovane, è una forma d’arte giovane rispetto ad altre forme di narrazione e quindi ha molta strada ancora da fare. Per quanto riguarda il mio lavoro, un anno posso dover diventare un mostro, o un supereroe, è la cosa che mi diverte in questo lavoro”. Ha mai pensato di dedicarsi anche alla regia? “No, assolutamente, troppo lavoro. Io ammiro moltissimo i registi, sono grato a loro, perché sono dei mentori per noi animatori, per il momento cerco di tenere la testa fuori dall’acqua." Qual è il suo approccio emotivo al lavoro? “Si, è proprio questo l’aggettivo giusto: “approccio emotivo”. E’ difficile lasciare il lavoro fuori di casa. È quello che mia moglie mi rimprovera sempre, perché c’è così tanto di noi, tanto di personale; in questo lavoro, l’emotività è essenziale. Perchè questo aspetto è molto importante per l’animazione, riuscire ad immedesimarsi nei protagonisti. Se parliamo di un bambino dobbiamo capire il bambino, per esempio se ne Gli Incredibili c’è una madre dobbiamo pensare al personaggio femminile, dobbiamo trasferire le nostre emozioni alla realtà di quello che stiamo facendo…. Quindi le nostre esperienze personali, il nostro background emotivo deve esserci mentre lavoriamo, è così che riusciamo a trasmettere e comunicare con il pubblico." Come avviene il processo di creazione di un film d’animazione, in questo caso di Wall-E, in cui le emozioni e le espressioni sostituiscono le parole? “Wall-E è una storia d’amore, un sogno per ogni animatore. Tra l’altro è il primo film di animazione della Pixar a parlare d’amore. E per di più, appunto, si tratta di un mimo. È un traguardo. È un amore irrazionale tra un robottino e una sonda. Quando ho iniziato a lavorare alla Pixar, la prima cosa che ci fecero fare fu quella di animare la lampadina, la famosa Luxo (simbolo della Pixar). Ed è una cosa difficilissima animare un oggetto inanimato. La realizzazione di Wall-E è stato un processo complesso, una sfida del muto. Siamo partiti proprio dal nostro primo compito, animare la lampadina. Abbiamo ridefinito il processo di animazione. Durante la fase di lavorazione c’erano 18.000 Story Board per questo progetto, in cui tutto doveva essere dettagliato e tempificato. Abbiamo creato un mondo credibile. Soprattutto il colore, per dare la vita è stato fondamentale. La luce è essenziale, perché può modificare tutto. Abbiamo ricreato un set reale con obiettivi particolari. È stata la prima volta che ho “animato” con questa profondità di campo, per creare un atmosfera più calda, per avvicinare i personaggi, soprattutto in assenza di dialogo. Un’opportunità rara e preziosa per un animatore.” Quindi possiamo parlare di una vera e propria tecnologia di illuminazione? "Esatto. La tecnologia di illuminazione della Pixar ha subito una vera e propria rivoluzione quando il grande direttore della fotografia Roger Deakins è stato chiamato per fare da consulente alla direzione della fotografia del film. Roger ha sviluppato"lenti digitali" utilizzate dalle cineprese virtuali, permettendo così a Stanton, il regista, di sfruttare al meglio la profondità di campo." In Wall-E nulla è lasciato al caso, nel senso, la cura del dettaglio è ammirevolmente minuziosa… “I dettagli delle scene del film venivano decisi nelle varie riunioni che Stanton teneva con il team di animatori. Se nella sceneggiatura c’era scritto: “Wall-E trova delle cose nella discarica", gli animatori andavano in cerca tra i rifiuti a vedere cosa ci fosse, e una volta tornati realizzavano delle gag con gli oggetti che avevano trovato.” Wall-E non parla, come siete riusciti a elaborare il suo linguaggio? “Lo sviluppo del linguaggio è stato senza dubbio il lavoro più difficile per me, rispetto ai lavori degli ultimi anni. Abbiamo elaborato cinque tentativi per dare “voce” a Wall-E, considerato che non ha una bocca, né sopracciglia. Abbiamo preso in considerazione la sua personalità, il suo carattere e il lavoro che svolge. Ci siamo concentrati soprattutto sui gesti, esattamente sulla reazione. Cioè i gesti di reazione umana, che un essere umano avrebbe avuto in determinate circostanze. Le inquadrature sono state essenziali, la composizione delle inquadrature veniva perfezionata mano a mano dal regista, dagli animatori e dagli scenografi: una volta decisa la posizione la scena è stata rivista molte volte prima di decidere di togliere una grossa montagna di rifiuti dietro di lui che rendeva meno leggibile il personaggio. Gli animatori avevano anche il compito di lavorare alle relazioni tra i personaggi. Sempre realizzando piccoli sketches e "master shots", sviluppavano le relazioni tra Wall-E e i vari robottini su suggerimento di Stanton, che poi sceglieva le scenette più rappresentative della psicologia dei vari personaggi.” Quali sono i punti di forza della Pixar nella competizione con la Dreamworks e la Warnerbros? “Beh, da noi possiamo dire tutti sono ritenuti bravi, il contributo di tutti è ritenuto importante. Siamo tutti amici, ma ritengo che all’interno del settore ci sia una sana competizione, che ci stimola a fare sempre meglio, siamo incoraggiati.” Prima di salutarci, riusciamo a fargli svelare che sta lavorando a Newt, storia di due salamandre, che la Pixar distribuirà nel 2011/12. Di Newt l’unica cosa che possiamo sapere è che: "... Cosa succede se l’ultimo maschio e l’ultima femmina rimasti sul pianeta siano forzati dalla scienza a stare insieme per salvare la specie? Questo è ciò che dovranno affrontare Newt e Brooke, due salamandre che proprio non riescono a sopportare l’uno la compagnia dell’altra”; saranno gli eroi della nuova pellicola Pixar diretta dal sette vole premio Oscar per il sonoro Gary Rydstorm. Un avventura alla scoperta dell’amore, oltre i dogmi della scienza..."
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