Intervista ai registi di “AmeriQua” Marco Bellone e Giovanni Consonni

A Bologna si gira il film scritto e interpretato da Robert Kennedy III. Nel cast Alec Baldwin, Glenn Close e Giancarlo Giannini

BOLOGNA – All’ombra delle Due Torri si gira AmeriQua, film scritto e interpretato da Robert Kennedy III (nipote del senatore Robert F. Kennedy assassinato nel 1968 a Los Angeles) e diretto da Marco Bellone e Giovanni Consonni.

Prodotto dalla Jabadoo di Marco Gualteri, con Marco Bassano alla direzione della fotografia, “AmeriQua” racconta l’anno universitario trascorso da Bobby in Italia e sarà una commedia divertente che strizza l’occhio ai problemi del nostro Paese, con freschezza e simpatia.
Nel cast, oltre allo stesso Bobby nei panni del protagonista, anche Alec Baldwin, Glenn Close, Eva Amurri (figlia di Susan Sarandon) e Giancarlo Giannini.
AmeriQua sarà al cinema (in Italia e all’estero) nella primavera del 2011, mentre le riprese termineranno entro il 2010.
Di questa commedia nuovo stile parlano i registi Marco Bellone e Giovanni Consonni.

Il progetto nacque a New York un anno fa circa. In che modo?

“Eravamo in America per lavoro e conoscemmo Bobby tramite amici comuni. Per molto tempo ci furono solo chiacchiere, bevute e serate insieme, senza neppure sapere il suo cognome. Poi un giorno Bobby ci parlò di questa sceneggiatura che teneva nel cassetto e pensammo di collaborare in qualche modo. Quando entrammo in contatto con Marco Gualtieri, inizialmente non era troppo convinto di gettarsi in questo progetto. Girammo allora un breve trailer con alcuni amici di Bobby come attori e quando vide il risultato, Marco si convinse”.

E’ la vostra prima opera cinematografica. Quali difficoltà vi siete trovati ad affrontare?

“La difficoltà più grande è il tempo, sia per una questione produttiva che economica. Sembra sempre che non si abbia abbastanza tempo per girare ciò che si vuole. Ne consegue che bisogna avere le idee molto chiare quando si arriva sul set, non si possono commettere errori. Un’altra difficoltà è quella di comunicare le idee alle persone con cui si lavora, facendo capire esattamente ciò che si ha in testa, senza sminuire la personalità e il talento di nessuno. Occorre un grande sforzo di coordinamento”.

Sul set vi siete trovati a dirigere mostri sacri del cinema internazionale come Glenn Close, Alec Baldwin e Giancarlo Giannini. Emozionati?

“Nel caso di Giannini abbiamo avuto due reazioni diverse: Marco aveva un po’ di ansia da prestazione, mentre Giovanni era completamente a suo agio. Con gli attori americani invece siamo entrambi più tranquilli, un po’ perché ci tutela la lingua, che mantiene le conversazioni a un livello più semplice, e un po’ perché in America c’è un trasferimento di empatia istantaneo con le parti tecniche, così che si finisce per ridere e scherzare spesso”.

Parliamo delle location.

“A livello macroscopico, sono state determinate dalla sceneggiatura stessa, ad esempio per quanto riguarda le città: Bologna, Roma, Napoli e New York. Detto questo, la scelta delle location è stata una delle cose a cui abbiamo dedicato più tempo e attenzione, girando all’ottanta per cento a Bologna. Abbiamo cercato di valorizzare al meglio la ricchezza storica e architettonica dell’Italia”.

Avete definito AmeriQua un’action comedy teen molto autoironica, un genere quasi nuovo per il cinema italiano. Anche la mafia è descritta da una prospettiva inusuale…

“Il nostro modo di raccontare l’Italia con tutti i suoi problemi, mafia compresa, è naif e un po’ grottesco. Secondo noi è arrivato il momento di imparare a prendersi in giro. Gli Americani lo fanno da diverso tempo e credo che abbiano raggiunto ottimi risultati, di pubblico e di critica. Un po’ di autoironia fa bene, perché no?”.

Registi a cui vi ispirate?

“Marco adora Guy Ritchie, i fratelli Coen, Christopher Nolan e Spike Jonze. Di Italiani Virzì, Sorrentino e Garrone, ma anche Fausto Brizzi. Giovanni invece è più da Spielberg, Kubrick ed altri sul genere”.

Se doveste fare il punto sulla situazione del cinema italiano?

“Da fruitori ci sembra che abbia offerto e continui ad offrire ancora prodotti di notevole calibro. Pensiamo ad esempio a Paolo Virzì o a Fortapasc di Marco Risi. Anche in televisione c’è qualcosa di interessante, come la serie di Romanzo criminale. Forse è un po’ carente sul genere della commedia, per questo abbiamo pensato ad un film come AmeriQua.

Foto di Simone Martinetto

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato undici libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, Luxgallery, oltre a tenere un blog culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.