Intervista e foto a Laurent Cantet, Palma d’Oro a Cannes con “La classe”

Il regista presenta "Entre les murs" all'Ambasciata Francese a Venezia

VENEZIA – Laurent Cantet, nel giorno dell’uscita del suo ultimo film delle sale italiane, arriva anche a Venezia per promuovere La Classe – Entre les murs, vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes.

NSC: Si aspettava di vincere il Festival di Cannes??

Laurent Cantet: No, proprio no.
Ho cominciato a sperare quando ho saputo che il film era stato comprato da molte distribuzioni.

NSC: Venezia o Roma? Cannes o Venezia?

L.C.: ?La Francia è la mia patria, a Cannes ero molto emozionato, ma in tutti i Festival provo una grande emozione, in ogni festival c’è lo stesso clima di elettrizzante.

NSC: Com’è stata la sua vita scolastica??

L.C.: Ho frequentato la scuola in una piccola realtà, i ragazzi presentavano simili situazioni sociali ed economiche.
I miei figli invece frequentano una scuola media a Parigi e stanno vivendo quanto narro nel mio film.
Penso che loro siano più fortunati di me perché questa situazione li aiuterà a crescere e maturare più in fretta, loro sanno cose che neanche potevo immaginarmi quando avevo la loro età.

NSC: Qual è la sua idea di scuola?

?L.C.: Penso che a scuola non si debba andare solo per imparare nozioni ma anche per imparare a vivere.
In Francia invece ci si preoccupa molto più della trasmissione dei saperi, tant’è che quando la scuola viene criticata, la risposta è aumentare il numero di ore.
Ma una scuola con tante ore di frequenza non è necessariamente una buona scuola, ci sono altri paesi con un numero inferiore che auspicano risultati migliori.

NSC: Quale il messaggio del suo film?

L.C.: ?Non è un film sulla scuola, ma sul mondo della scuola.
Cerco di descrivere la realtà.
Nel mio film non ci sono grandi finali, grandi messaggi o luoghi comuni, narro semplicemente la realtà.

NSC: La scuola secondo lei è un luogo di integrazione?

L.C. Spesso pensiamo alla scuola come luogo di integrazione, ma la scuola spesso è anche il luogo dell’esclusione, non solo per ragazze con problematiche sociali ed economiche gravi, ma a volte anche per ragazzi con carattere vivace o chiuso.
A volte un lento e progressivo isolamento, passato inosservato ad un professore disattento può arrivare anche a fenomeni di emarginazione.

NSC: E’ stato difficile dirigere i ragazzi??

L.C.: Ho trovato una grande collaborazione con loro.
Loro sono stati bravissimi, recitavano interpretando il loro ruolo nella società, quello di studenti, ma non quello di se stessi a livello caratteriale.?

NSC: E il ruolo del professore??

L.C.: Il ruolo del professore è interpretato dall’autore del libro che mi ha ispirato il film, François Bégaudeau, un professore vero che ha lavorato per tanti anni nella scuola.
Egli narra il frutto della sua esperienza.

NSC: Chi è il professore nel film?

?L.C.: Un uomo che vive nella classe, che permette di far vivere nella classe un momento di democrazia e un contratto di uguaglianza con i ragazzi, ma alla fine poi il potere ce l’ha lui.

NSC: C’è molta umanità nel suo film.

L.C.: Mi piace molto esprimere il lato umano nei miei personaggi i quali spesso nei miei film rappresentano i miei dubbi.
In una classe, dentro i muri scolastici rappresento tutti i problemi del mondo.

NSC: Come hanno accolto i giovani il suo film??

L.C.: In sala a Cannes li ho visti attivi e partecipativi.
Molti giovani vanno a vedere il mio film, so che c’è molto passaparola.

NSC: Perché secondo lei i giovani hanno accolto positivamente il suo film?

L.C.: Perché non li rappresenta come degli stupidi ma si indaga sul loro mondo, sulle loro problematiche e delle problematiche quotidiane di convivere tutti i giorni a stretto contatto in una piccola stanza.

NSC: E del pubblico?

L.C. ?Il pubblico mi sta dando fiducia e io gliene sono grato, perché si lavora per il pubblico.
Il pubblico decide la nostra esistenza e noi lavoriamo per loro, per indagare su cosa gli piace.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio