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"Involuntary" di Ruben ÖstlundVolontaria maestriadi Ludovica Gazzè Quattro storie parallele, che in un certo senso raccolgono un campionario dell’intera umanità, si intrecciano in una dimensione indefinita, accomunate dall’aggettivo che dà il titolo al film, "Involuntary". C’è un nonno di famiglia colpito fortuitamente da un fuoco d’artificio durante la cena per il compleanno della moglie. E nel frattempo ci sono due belle ragazzine dai capelli biondissimi alle prese con l’adolescenza e la scoperta del proprio corpo, con il suo potere sugli altri e il potere dell’oblio dell’alcol su di esso. Intanto un gruppo di amici si ritrova per una vacanza dopo anni e ci si accorge che mettere semplicemente in scena i vecchi rituali non basta, non ha senso.
Le diverse età della vita sono messe a confronto, come in una sintesi, anche nell’ultima, non per ordine cronologico, vicenda: l’ingenuità dei vent’anni, la disillusione che si può raggiungere con un matrimonio fallito alle spalle, l’amarezza della vecchiaia che avanza e l’ingenuità di un bambino vengono racchiuse su un pullman. Rinchiuse, sarebbe meglio dire, visto che l’autista dell’autobus accortosi di una tenda rotta nel bagno decide di restare fermo nell’area di sosta finché il colpevole non si farà avanti. Le azioni e le scene si susseguono senza alcun evidente filo conduttore, pare, se non la sensazione di casualità e inevitabilità che accompagna i protagonisti. Le storie stesse sono mischiate, quasi shakerate, e proseguono in contemporanea senza dare il tempo allo spettatore di affezionarsi o di comprendere davvero a fondo i singoli personaggi. Eppure il regista Ruben Östlund dirige il film con una maestria e un controllo notevoli, dosando ogni storia con il contagocce e, si può dirlo, senza lasciare davvero nulla al caso, tanto che ci si alza, dopo l’ultima inquadratura, con un senso di completezza e appagamento che solo un film davvero ben architettato può dare. Lo stesso disegno dell’opera emerge dalle inquadrature, tutte fisse, con cui sono riprese le singole vicende. Penetriamo nelle vite delle persone da scorci quasi sempre angolati, che evidenziano la barriera, lo schermo che ci divide dagli attori. A volte non ci è dato vedere nemmeno i volti, altre siamo così lontani che possiamo vedere solo dei punti muoversi nel nostro campo visivo, per poi uscirne e perdersi in lontananza. Ottimo film, presente nel concorso lungometraggi in anteprima italiana, dopo aver avuto un buon successo nella sezione Un Certan Regard del Festival di Cannes 2008. DE OFRIVILLIGA / INVOLUNTARY Svezia/Sweden, 2008, 35mm, 98’ Regia: Ruben Östlund Produzione - Production: Plattform Produktion / Film I Väst / Sveriges Television Produttore - Producer: Erik Hemmendorff Sceneggiatura - Screenplay: Ruben Östlund, Erik Hemmendorff Montaggio - Editing: Ruben Östlund Fotografia - Cinematography: Marius Dybwad Brandrud Sound editor: Jens De Place Björn Musica - Music: Benny Andersson Cast: Maria Lundqvist, Leif Edlund, Olle Lijas, Vera Vitali, Cecilia Milocco, Villmar Björkman, LolaEwerlund, Linnea Cart-Lamy, Sara Eriksson,Henrik Vikman
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