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Orizzonti "JAY" DI FRANCIS XAVIER PASIONDove finisce il dolore e inizia lo spettacolodi Ilaria Falcone Jay è un giovane insegnante gay di Dottrina Cristiana. Il Mercoledì delle Ceneri il suo corpo, intriso nel sangue, viene rinvenuto nel suo appartamento. Si pensa che il colpevole possa essere un massaggiatore, per via di alcuni oli trovati accanto al corpo.
Alla fine della quaresima, il probabile colpevole viene catturato; durante quei quaranta giorni la troupe della trasmissione televisiva, dal titolo tragicomico “Cari Estinti”, riprende con assillo il dolore della famiglia dalla veglia al funerale.
Francis Xavier Pasion, regista trentenne, porta alla Mostra del Cinema di Venezia il suo primo lungometraggio. Ha lavorato come autore di telenovele per una delle più importanti emittenti televisive filippine; per la televisione del suo paese è stato anche autore e produttore di un programma sui filippini emigrati. È stato proprio il suo lavoro in televisione e per la televisione a disincantarlo verso il piccolo schermo. Ha voluto portare sul grande schermo una rappresentazione del falso, dell’esagerato, del forzato che la televisione crea per rendere spettacolo, per soddisfare le curiosità del pubblico assetato di scoop. Questo compito lo affida, appunto, alla trasmissione sciacalla "Cari Estinti".
L’idea del film è nata, oltre che dalla sua esperienza lavorativa, anche da un fatto di cronaca che lo ha toccato da vicino: l’assassinio del produttore di reality della rete per la quale lavorava.
All’inizio una voce narrante riassume l’accaduto, fornendo spiegazioni sul giovane trovato esanime, descrivendone le origini, con inquadrature e testimonianze di chi lo ha conosciuto, dai parenti ai suoi alunni. Inquadra la madre e i due fratelli di Jay nel giorno in cui hanno appreso la notizia dell’omicidio, direttamente dalla tv. Dopo questo assaggio introduttivo, il regista riprende la storia da capo. Alla porta della famiglia in lutto bussa Jay Santiago, conduttore di “Cari Estinti”. Jay, omonimo della vittima, ricostruisce tutta la vicenda da capo, facendo rivivere nuovamente alla famiglia tutto il percorso emotivo dall’apprendimento della morte del figlio maggiore. Se nella prima versione il dramma era straziante, ma intimo, davanti alle telecamere diventa sfacciato. Anche perché lo stesso conduttore celebra, dirige, spettacolarizza e incita alla tragedia. Sa bene che il suo pubblico vuole passione e vuole entrare nel pieno delle vite distrutte; così, con morbosità di particolari Jay lo accontenta. Jay è stato girato come un documentario. Per chi è già scettico nei confronti dei reality non aggiunge nulla di nuovo, può dare solo conferma di intuizioni già certe. Per tutta la durata della pellicola l’orecchio dello spettatore potrebbe essere messo a dura prova a causa di ripetuti pianti, urla, sceneggiate dei protagonisti; mentre la pazienza, sempre del pubblico, è messa in crisi dal ripetersi continuato di alcune sequenze di un’eccessiva lentezza, su cui la regia si sofferma, soffoncando possibili vie per rendere la storia più scorrevole, creando meno staticità di immagini.
Titolo originale: Jay Nazione: Filippine Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 96’ Regia: Francis Xavier Pasion Cast: Baron Geisler, Coco Martin, Flor Salanga, Angelica Rivera, Jericho Espiritu, J.C. Santos Produzione: Cinemalaya Data di uscita: Venezia 2008
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