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Venezia 67. Fuori Concorso "JINGWU FENGYUN – CHEN ZHEN" ("The Legend of the fist – The return of Chen Zhen") DI ANDREW LAUUn melange di generidi Nicola Cupperi Prima guerra mondiale, un manipolo di sprovveduti soldati cinesi è
mandato in Francia in appoggio degli alleati locali e inglesi contro
il nemico tedesco. Fra loro è presente Chen Zhen (Donnie Yen), maestro
di arti marziali e discepolo di un importante dojo di Shanghai in cui
viene insegnato il Jingwu.
Unitosi alla spedizione europea per far perdere le sue tracce (in Cina è creduto morto), Chen ritorna a casa dopo sette anni sotto mentite spoglie. Qui si unisce a Liu (Anthony Wong), un malavitoso influente e di indole romantica e bonacciona, sia nel gestire il night club Casablanca sia, nei panni di un eroe mascherato, nella lotta sotterranea contro l’invasore giapponese. Il principio era il 1972. Il regista Lo Wei sceglie come protagonista del suo Fist of Fury (Dalla Cina con Furore) un artista marziale mezzo americano con molta esperienza televisiva ma un solo film alle spalle (seppur di estremo successo in Asia, parliamo de Il furore della Cina colpisce ancora) di nome Bruce Lee. Il personaggio da lui interpretato, Chen Zhen, è un fittizio allievo di un maestro realmente esistito, Huo Yuanjia, famoso in patria per il suo ruolo di difensore dell’onore cinese attraverso le arti marziali. Il personaggio di Chen Zhen, che sostanzialmente porta avanti il lavoro e la volontà del maestro allo stesso tempo cercando di vendicarne la violenta e prematura morte, dopo la prima fulminante apparizione del ’72 fa la sua comparsa in numerosi sceneggiati e serie televisive honkonghesi, nonché in due lungometraggi interpretati da Jet Li (Fist of Legend del 1994) e Donnie Yen in questo caso; due attori che, per un verso o per l’altro, hanno raggiunto una grande popolarità nel loro ambito (Jet Li l’ha ottenuta anche in occidente) e sono stati più volte paragonati al celebre predecessore, vestendone i panni e tentando di riproporne stile, mimiche e atteggiamenti ipercool, in una vera e propria new wave di Bruceploitation. Alla regia è stato chiamato Andrew Lau, famoso al di fuori dei confini asiatici per la sua trilogia di Infernal Affairs che ha ispirato Martin Scorsese per il suo film Premio Oscar The Departed, da sempre in bilico fra l’essere una voce indipendente e autoriale del cinema asiatico oppure un altro dei mestieranti fabbrica soldi (lo si pensa e scrive con affetto) che lavorano a Hong Kong e che spesso sono stati chiamati a dirigere film d’arti marziali (in equilibrata alternanza con famosi artisti marziali e/o coreografi come Yuen Woo-Ping e Sammo Hung). In questo Legend of the fist, Lau le tenta tutte per apportare qualcosa di nuovo a un personaggio sovra esposto, protagonista di una storia vista e stravista (i cattivissimi giapponesi che “noi trattiamo le donne solo come oggetti di piacere” o “la Cine è il malato dell’Asia” ricordano il primo episodio di Yip Man). Lo fa dando un tocco pulp alla messa in scena e un gusto pop a certi accessori. Ma laddove l’originale Fist of Fury era secco, veloce, devoto all’azione e soprattutto sorretto dal carisma di Bruce Lee, questo ritorno di Chen Zhen è appesantito da forti tinte mèlo, ha una colonna sonora invasiva, si propone come un melange di generi pastrocchiato e senza capo né coda e sente la mancanza di Bruce Lee. Donnie Yen, per carità, è un grandissimo artista marziale e con coraggio si immerge nuovamente nei panni di Chen Zhen (dopo aver interpretato 30 puntate di uno sceneggiato televisivo a partire dal 1995), ma semplicemente non trasuda il carisma di cui poteva far conto Lee. Titolo Originale: Jingwu Fengyun – Chen Zhen Anno: 2010 Durata: 106’ Regia: Andrew Lau Cast: Donnie Yen, Shu Qi, Anthony Wong Chau-Sang, Yasuaki Kurata, Shawn Yue, Karl Dominik, Huang Bo, Jiajia Chen, Ryu Kohata, Siyan Huo. Uscita: Venezia 2010
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