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"JUST KIDS" DI PATTI SMITHIl diario di un’amiciziadi Elisa De Marchi Una ragazza di provincia si trasferisce a New York alla fine degli anni Sessanta: vent’anni, pochi soldi, tanta voglia di conoscere, di esplorare il mondo e sé stessa. Così comincia l’avventura della giovane Patti Smith; nella grande mela gli incontri e gli eventi più straordinari trasformeranno questa inesperta ladruncola di libri nella sacerdotessa “maudite” del rock.
Just kids non è esattamente un’autobiografia: con questo libro l’autrice vuole soprattutto rendere omaggio al suo compagno e amico di tutta la vita, l’artista e fotografo Robert Mapplethorpe. Tutto comincia con la decisione di lasciare la famiglia e trasferirsi a New York; ecco –quindi- una giovanissima Patti in fuga, accompagnata dal grande amore della sua vita: Rimbaud. La poesia e la letteratura sono le sue passioni, l’interesse per la musica è ancora lontano. New York la accoglie festosa, finalmente una città vera, “sfuggente e sessuale”. Qui avviene il fatidico incontro con un ragazzo dai capelli ricci, un tipo un po’ strano ma sorridente: è Robert Mapplethorpe. Gioca con l’arte, realizza collanine e collages, ma anche il suo destino è ancora assopito: la fotografia gli sarà rivelata solo qualche anno dopo. Questo incontro casuale cambierà le vite di entrambi. I due artisti vivono una relazione intensa e complicata; innamorati e dediti alla scrittura e al disegno, devono però fare i conti con un problema molto concreto: la fame. Il mantra di Patti “sono libera, sono libera” diventa ben presto “sono affamata, sono affamata”. L’autrice non cade mai in un chimerico idealismo, il problema dei soldi è sempre ben presente: arte, bellezza e religione sono temi che vanno affrontati a pancia piena. Per un periodo la coppia soggiorna al Chelsea Hotel, luogo fatato attorno al quale gravitano musicisti, artisti e compositori. L’atrio dell’albergo accoglie i personaggi più rappresentativi di quegli anni, tra i quali Janis Joplin, Diane Arbus, Gregory Corso. Il rapporto tra Patti e Robert sopravvive ad ogni difficoltà, si rafforza ad ogni vittoria o riconoscimento. I due non si allontanano nemmeno quando emerge l’omosessualità di Robert: la loro storia d’amore si tramuta in qualcosa di diverso ma di ugualmente profondo. Nel 1978 i due realizzano una mostra insieme; le loro opere sono esposte l’una accanto all’altra, a testimonianza di un percorso parallelo, di una simultanea crescita umana e artistica. L’esposizione venne definita dalla critica “il diario di un’amicizia”. Allo stesso modo, Just kids racconta con tenerezza l’evoluzione mai lineare di questa relazione fuori da ogni schema; sullo sfondo, la New York underground degli anni Settanta, coi suoi riti, le sue contraddizioni, il culto per Andy Warhol. Lentamente si fa strada anche la fotografia: il libro è un interessante documento sulla diffusione di quest’arte, che proprio in questo periodo compie passi da gigante. E’, più di tutto, la storia di due ragazzi che si amano e si contaminano, la storia di un’amicizia straordinaria che sfida ogni ostacolo, anche la morte di Mapplethorpe, di AIDS, nel 1989. Perché, secondo le parole della stessa Patti, “quando ci si scontra con un muro, bisogna sfondarlo a calci”. Patti Smith, Just kids, Feltrinelli, 2010, pp. 293, euro 19,00.
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