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Joy tour di Giovanni Allevi - Castello Scaligero di VillafrancaTra antico e moderno, una piacevole serata musicale sotto le stelledi Fabrizio Montini Pacato e appassionato allo stesso tempo, Allevi suona per la prima volta al Castello Scaligero di Villafranca, tappa del ‘Joy tour’ e appuntamento del Villafranca Festival 07. Un’ora e un quarto in tutto, nessun problema con i flash…
Il Castello Scaligero offre i suoi spazi a questa rassegna quantomeno eterogenea, che annovera artisti come Patti Smith, Carmen Consoli, Beppe Grillo, Aldo, Giovanni e Giacomo. Stasera è il turno di Giovanni Allevi, e forse per un suo concerto la location è troppo dispersiva, con il pubblico che va ad occupare solo una piccola parte del cortile; ma la struttura è suggestiva, miscela l’antico dell’achitettura militare medievale con il moderno uso concertistico. Un po’ come la musica di Allevi, pianista di formazione classica, capace di rielaborare la tradizione musicale colta fondendola con il jazz e il pop. È una serata estiva piena di stelle, il clima è perfetto; al crespuscolo, le merlature delle mura disegnano greche sospese nell’aria. Poi le luci forti dei riflettori si spengono: è il segnale dell’inizio del concerto, e il pubblico si fa sentire con uno scrosciante applauso. Una voce con forte accento americano, un po’ buffa, spiega che il concerto sta per iniziare, e che non si deve fotografare con il flash: un dettaglio su cui non si deve scherzare, vista la reazione di pochi giorni fa del grande pianista Keith Jarrett all’Umbria jazz, che è arrivato a minacciare il pubblico e ad andarsene prima del bis. Sono quasi le dieci quando il riccioluto pianista esce dal backstage e, con un ingresso in corsa, – alla Benigni – dà il benvenuto alla platea. Con la sua voce sommessa, un po’ timida e molto gentile, spiega la genesi di Joy, il suo ultimo album, poi comincia a suonare. La scaletta prevede l’esecuzione integrale dell’album, intramezzato dai suoi brevi interventi verbali che spiegano il significato delle canzoni: così si scopre che Viaggio in aereo è il risultato di un volo su Manhattan con un piccolo aereo privato, su invito di un fan americano; Vento d’Europa nasce a Budapest, ispirata dal Danubio in piena visto durante un suo precedente tour; L’orologio degli dei è la scintilla divina che dona la vita. L’esecuzione è decisamente più veloce rispetto alle versioni registrate in studio, riscuotono grande successo le composizioni più ritmate, Jazzmatic, un jazz senza improvvisazione, e New renaissance, che presenta elementi di musica rinascimentale ma ha un andamento prog; il pubblico, comunque, dimostra di apprezzare molto anche i pezzi più melodici, come l’iniziale Panic e Downtown. Dopo un’ora esatta finisce l’ultima canzone di Joy, Allevi saluta, ma rientra qualche secondo dopo per il bis – qui, a dire il vero, parte qualche flash e Allevi lo fa presente, ma subito, scherzando, dice che non c’è problema. Gli viene tributata un’ovazione quando annuncia Come sei veramente: ‘quando l’ho scritta pensavo all’amore, ora mi passa davanti un auto’, dice, e che fa il paio con Back to life, suonata poco prima, prestata ad un’altra casa automobilistica, la cui pubblicità spopola in tv in questi giorni. Chiude Qui danza, perfetto epilogo per una piacevole serata.
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