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"K-20: Legend of the Mask" di Sato ShimakoIl demone dalle venti faccedi Nicola Cupperi In un 1949 alternativo in cui il mondo non soffre le conseguenze della II° Guerra Mondiale, il Giappone non è riuscito a debellare gli squilibri sociali medievali che impediscono a una persona nata povera di modificare il suo status quo. Due sono le notizie che smuovono gli animi del paese: lo sfarzoso matrimonio programmato fra il barone Akechi Kogoro, noto collaboratore della polizia, e la duchessa Hashiba Yoko, figlia del più importante magnate industriale giapponese, e i continui furti perpetrati da un inafferrabile criminale denominato dai media K-20, abbreviazione di Demone (Kaijin) dalle 20 facce. In tutto questo sembra centrare decisamente poco il sempliciotto Heikichi, acrobata e illusionista di un circo della zona povera della capitale.
Il circense viene coinvolto in questioni più grandi di lui quando accetta ingenuamente uno strambo incarico: raggiungere, grazie alle sue doti atletiche, il tetto del grattacielo Hashiba per fotografare il matrimonio dell’anno. Durante la cerimonia irrompe K-20, deciso a rubare un quadro custodito nell’edificio. Heikichi, coinvolto nell’azione, viene arrestato da Akechi Kogoro e accusato di essere K-20. Sbattuto in prigione, l’uomo viene provvidenzialmente salvato dagli amici della confraternita dei ladri, attivi nei quartieri poveri della città, convinti dell’innocenza di Heikichi e decisi a evitargli il carcere a vita. L’acrobata, sconvolto dagli eventi, ci mette un po’ per capire di dover entrare in azione: l’obiettivo è quello di trovare il marrano che l’ha incastrato, lo stesso K-20, sconfiggerlo e riguadagnare la libertà. Per questo chiede e ottiene il manuale del ladro, in grado di insegnargli le tecniche segrete necessarie a battere il temibile nemico. Quante volte capita, dalla parte del mondo in cui il sole cala, che il responsabile di un’importante casa di produzione decida di mettere le sorti di un dispendioso investimento cinematografico nella mani di una regista? Troppe poche volte. Se pensiamo, inoltre, che il produttore Abe Shuji ha affidato alla veterana Sato Shimako la regia e la sceneggiatura di un blockbuster fantasy con grosse aspettative al botteghino (che peraltro non sono state deluse), il divario con la prassi occidentale si fa ancora più vasto. Ora, ovviamente, il Giappone non è il Paese delle Meraviglie, in cui tutto ciò che luccica è effettivamente oro, e le quote rosa nei film a grosso budget rimangono comunque infinitesimali. In ogni caso questa felice eccezione, supportata dai risultati incoraggianti della pellicola realizzata, dimostra che un barlume di speranza è vivo e lotta insieme a noi. Il soggetto di questo film trae spunto, per l’ennesima volta negli ultimi anni, da un racconto dello scrittore ero-guru di culto Edogawa Rampo (translitterazione giapponese di Edgar Allan Poe e pseudonimo di Hirai Taro), già ispiratore dei più diversi registi, dal misconosciuto maestro Jissoji Akio (A Watcher in the Attic, Murder on D Street) al francese Barbet Schroeder (Inju, la Bete Dans l’Ombre). In questo caso dell’opera di Rampo rimane, sostanzialmente, solo il personaggio principe, il pomposo e infallibile detective Akechi Kogoro; per il resto delle allucinate e nere atmosfere erotico grottesche dello scrittore nipponico non rimane nulla. Il fatto che anche l’ambientazione sia stata spostata dall’inizio del XX secolo al 1949, mette la definitiva pietra tombale sui sogni bagnati dei fan di Edogawa Rampo di vedere un suo racconto ispirare un grande blockbuster per famiglie. Al servizio della regista Sato Shimako è stato messo anche il divo Takeshi Kaneshiro, attivo sia in Giappone che a Hong Kong e sinonimo di successo al botteghino, nei tonti panni di Heikichi. In buona sostanza la storia del Demone dalle 20 facce intrattiene per più di due ore in maniera intelligente e sana, sintomi, questi, di un film popolare calibrato per ottenere certi scopi ma che rimane riuscito e onesto nei confronti del suo pubblico. Un intrattenimento innocuo che non annoia e che si presta anche per un’eventuale distribuzione estera. Regia:
SATO Shimako
Anno:
2008
Durata:
122’
Stato:
Japan
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