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Settimana della Critica "KABULI KID" di BARMAK AKRAMIl bambino di Kabuldi Giovanna Barreca Barman Akram è il regista di questo lungometraggio (il primo film di finzione dopo tanti documentari sulla cultura afgana) girato interamente a Kabul e prodotto dalla Wild Bunch francese. Rifugiato politico dal 1966, dal 2002 passa metà del suo tempo nella sua terra natia per “entrare nella realtà e non provare a raccontare una società che non conosco e che è in continua evoluzione", come dichiara alla fine della proiezione del suo film. Ed è riuscito nell’intento di farci conoscere cosa si nasconde dietro le tante macerie della capitale afgana che da ormai 25 anni conosce solo la guerra e che da anni vediamo alla televisione senza esserci mai davvero ‘entrati’.
La città, molto simile all’Italia fotografata dai nostri neorealisti (non a caso il regista cita Rossellini), è una delle protagoniste. E’ un luogo distrutto nell’animo e lo spaesamento delle persone che la abitano è forte. Il secondo protagonista, come dice il titolo, è un bambino, un neonato di pochi mesi che viene lasciato su un taxi da una donna che porta ancora il tchadri nella terra che gli occidentali si vantano di aver liberato dall’oppressione dei talebani. “Ma se lo tolga che fa caldo” gli dice il taxista quando decide di caricarla.
“Un film è una domanda. E’ il pubblico che deve trovare le risposte” afferma il regista che, a chi inizia a proporgli paragoni con Chaplin, Kiarostami, Scorsere, dichiara di non essersi ispirato a nessun cineasta in modo particolare. “Volevo raccontare una mia storia, attraverso gli occhi di questo taxista che vede la sua città attraverso il parabrezza della sua auto, esattamente come noi spettatori la vediamo attraverso lo schermo di una televisione o di un cinema”. Centrale nel film è anche la figura delle donne: la madre che abbandona, la madre che accoglie (la moglie del taxista), le figlie del taxista. Il regista si commuove quando si parla della condizione femminile in Afghanistan dove ci sono donne costrette a gesti estremi per i motivi più diversi (volutamente non conosciamo le ragioni dell’abbandono del neonato), che non hanno voce o comunque non è richiesta la loro opinione (è sconcertante la sequenza del ritorno a casa del taxista: non porta il piccolo alla moglie, non parla con lei dell’accaduto). Però il regista spera in un cambiamento attraverso le giovani generazioni. Non a caso una delle figlie dell’uomo manifesta la propria volontà di non sposarsi, la volontà di essere e di non continuare a subire: chiede di poter dar da mangiare ai piccioni, lavoro riservato agli uomini e forse non a caso sarà il nonno a consentirglielo. Titolo originale: Kabuli Kid (Il bambino di Kabul) Nazione: Francia, Afghanistan Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 94’ Regia: Barmak Akram Sito ufficiale: Cast: Hadji Gul, Valery Shatz, Amélie Glenn, Messi Gu, Mohammad Chafi Sahel, Helena Alam Produzione: Fidelite Films Distribuzione: Data di uscita: Venezia 2008
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