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"KALLOCAINA" di KARIN BOYESiete capaci di ascoltare la verità?di Elisa De Marchi “Ecco –disse- ci siamo. Sono qui. Come doveva accadere. Una questione di tempo. Per dire la verità. Siete capaci di ascoltare la verità, voi? La cosa triste è che non tutti sono abbastanza veri da poter sentire la verità. Potrebbe essere un ponte fra gli uomini, finchè è volontaria, finchè è data e ricevuta come un dono gratuito. Non è strano come tutto perda valore non appena cessa di essere un dono, perfino la verità?”
La verità è la protagonista assoluta di Kallocaina, opera visionaria e rivelatrice pubblicata nel 1940. In Italia Karin Boye è conosciuta principalmente come poetessa, ma scrisse anche cinque romanzi, di cui Kallocaina è il più noto. Attraverso il diario del protagonista Leo Kall, siamo trasportati in un mondo futuro, dominato dalla paura e dal totalitarismo. Lo scienzato Kall è l’inventore della kallocaina, un siero della verità che dovrebbe assicurare sicurezza e stabilità allo Stato Mondiale. Grazie ad esso vengono istituite pene per i delitti di pensiero: la kallocaina, infatti, permette di controllare ciò che si agita dentro la gente. Non ci sono più segreti, riflessioni private, ragionamenti intimi; è cancellato l’ultimo residuo di un’individualità “asociale”, percepita come inutile e dannosa: lo Stato è tutto, il singolo niente. Il romanzo è ambientato in un luogo privo di distinzioni geografiche; le città prendono il nome dalle funzioni che svolgono e dalle attività commerciali che ospitano. L’atmosfera richiama le società totalitarie naziste e staliniste, e infatti Karin Boye si rifece alle sue impressioni di viaggio in Germania e in URSS, visitate negli anni ’20 e ’30. Eppure la Boye aveva sempre sostenuto e simpatizzato con la Russia socialista, ed era addirittura una delle fondatrici del circolo socialista Clartè. La storia dell’invenzione della kallocaina e della sua applicazione su larga scala ci permette di esaminare accuratamente le leggi e gli usi dello Stato Mondiale; ogni aspetto della vita quotidiana e del pensiero umano è minuziosamente analizzato e descritto dall’autrice. Un elemento di particolare interesse è costituito dal rapporto di Kall con la moglie Linda: come concepire la relazione matrimoniale in una realtà in cui i legami interpersonali sono etichettati come “asociali”? Come concepire l’amore se questo va necessariamente imbrigliato entro le regole dello Stato? Come sopravvivere se l’unica fedeltà e l’unico amore previsti sono quelli rivolti allo Stato? Leo Kall arriverà ad una conclusione dolorosa, ma molto attuale e veritiera: "Si ha un bel parlare dell’amore come di un concetto antiquato e romantico, ma io temo che esista, e che contenga, fin dall’inizio, un elemento di indicibile dolore. Un uomo è attratto da una donna, una donna da un uomo, e per ogni passo che compiono avvicinandosi, sacrificano una parte di sé; una serie di sconfitte, dove non si aspettavano che vittorie”. Proprio quando la fiducia e la lealtà (sincere, non imposte da obblighi, doveri, ricatti) si instaurano tra loro, Leo perderà Linda definitivamente. Kallocaina si colloca nel filone dei romanzi anti-utopici che proliferarono nella prima metà del Novecento (Noi di Zamjatin, Il mondo nuovo di Huxley, 1984 di Orwell), ma ciò che lo caratterizza è la consapevolezza che la dittatura si trova, in primis, dentro alla coscienza umana: Leo Kall combatte tra paura e fiducia, obbedienza e libertà; la storia narra questo conflitto interiore, questa progressiva e liberatoria presa di coscienza. Durante questo percorso, il protagonista comprende come verità e ragione, verità e potere, verità e controllo restino termini opposti e incompatibili: la verità nasce dall’amore e dalla fiducia, è il dono più prezioso che gli uomini si scambiano; ma smette di essere tale non appena viene pretesa. Karin Boye, Kallocaina, Milano, Iperborea, 1993, pp. 228, euro 12,50.
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