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"KVETCH" DI STEVEN BERKOFFLa contraddizione si fa commediadi Andrea Massironi Due colleghi che si incontrano, una barzelletta non riuscita, un piatto scotto…sono banali elementi di quotidianità che possono nascondere uno sconvolgimento interiore non percepibile dall’esterno.
Steven Berkoff, drammaturgo inglese contemporaneo, dipinge con incredibile maestria la crisi dei valori umani e le contraddizioni nei rapporti interpersonali.
Ironica e spietata, “Kvetch” (parola ebraica che significa “piagnisteo”) è una commedia brillante che talvolta raggiunge toni grotteschi. Viene portata in scena da cinque giovani attori inglesi, tutti impeccabili nel loro ruolo. L’opera, recitata in lingua originale e sopratitolata in italiano, risulta in un primo momento uno spettacolo godibile e leggero, ma via via assume una grandissima profondità intellettuale. Il riso è infatti solo il controcampo di una dolorosa angoscia individuale nascosta in ognuno dei protagonisti. Drammaturgicamente lo spettacolo si regge sul rapporto tra due piani di contraddizione interna: ad un primo livello si trova il contrasto tra il desiderio di rapporti sociali provato dai protagonisti ed una profonda necessità si solitudine individuale in cui immergere il proprio Io. Il secondo livello, strettamente legato al primo, consiste nell’opposizione tra l’apparente gioia del vivere quotidiano e il senso di inadeguatezza provato da ognuno dei personaggi. Elementi tratti dall’arte del mimo sono utilizzati con grande abilità e accompagnano quella che è la particolarità della messinscena: molte volte all’interno della rappresentazione tutti gli attori si immobilizzano come fossero in una fotografia, interrompendo il dialogo. Immediatamente un personaggio riprende vita e comincia un soliloquio che rappresenta il suo flusso di pensieri, poi ritorna nella posizione iniziale e la scena riprende come se nulla fosse successo. La crisi di mezza età è ciò che guida i protagonisti nelle loro scelte: tra sogni di tradimento, un’amicizia svuotata di significato che rinasce in modo nuovo (e sorprendente) e una suocera invadente, tutti sembrano alla ricerca di un cambiamento che probabilmente non avverrà mai. L’amaro finale all’insegna della routine, sembra voler dimostrare che per quanto si cerchi di cambiare alcuni elementi che ruotano attorno alla nostra vita, la realtà contemporanea, ormai priva di senso, rimane immutata nelle sue dinamiche fondamentali. Gli attori recitano con una sorta di maschera dipinta sul volto, come tragici clown del mondo d’oggi, ma questa scelta può anche nascondere la volontà di celare l’identità dell’interprete. Il personaggio si trasforma così in un “tipo” sotto la cui maschera lo spettatore può con orrore riconoscere qualcosa che fa parte anche della propria personalità. La regia mantiene quello che è uno degli aspetti peculiari della drammaturgia di Berkoff: i diversi quadri scenici sono intervallati da stacchi di buio. Queste continue cesure possono distrarre lo spettatore e portarlo fuori della vicenda, ma è l’unica sbavatura all’interno di uno spettacolo di grandissimo valore. Al Teatro della Contraddizione di Milano dal 4 al 7 e dall’11 al 14 marzo Kvetch di Steven Berkoff Regia di Julio Maria Martino con Christopher Adlington, Richard Boyce, Tom Cornish, Dagmar Döring, Melissa Woodbridge Durata: 1 ora e 30 minuti
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