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Giffoni, 22 luglio "Kidogò - Un bambino soldato" e "Onestamente non ce la faccio più"Prime "importanti" a Giffonidi Giovanna Barreca I film di finzione continuano a susseguirsi al Giffoni film festival ma nel laboratorio Y GEN LAB arriva prepotente la forza del documentario e del racconto. Prima con il lavoro di Angelo Longoni Kidogò - Un bambino soldato: protagonista John Baptist Onama, 41 anni, che racconta il suo essere stato un bambino-soldato nell’Uganda di Idi Amin. La testimonianza ricostruisce il dramma personale ma svela anche i retroscena, dal triste fenomeno dello sfruttamento delle risorse naturali da parte di oligarchie locali e potenze straniere, alle guerre interne per il controllo di questi traffici fino al business legato alla vendita di armi. Il regista, presente in sala insieme al protagonista, alla produttrice Seven Hills e all’ideatore del progetto, Giuseppe Carrisi, ammette davanti ai ragazzi dai 15 ai 17 anni, di essere particolarmente emozionato nel mostrare qui questo lavoro perché “tutto quello che avete appena visto sullo schermo, tutto il dramma in paesi come la Sierra Leone, l’Uganda, la Repubblica Democratica del Congo è frutto di decisioni prese altrove e un giorno sarete voi a prendere le decisioni”. Tiene anche a sottolineare che ha accettato di girare il documentario solo a condizione di non subire alcun genere di censura e di essere completamente libero di fare nomi e cognomi; nei 40 minuti di durata del mediometraggio se ne fanno moltissimi, soprattutto quelli degli istituti di credito italiani che finanziano il traffico delle armi e di aziende che anche in Italia le producono. Inoltre denuncia tutte le collusioni: “Quell’AK-47 in mano a quel bambino ha attraversato 15 frontiere prima di arrivare a quella triste destinazione”. Poi nel laboratorio di oggi alle 18.30 viene proiettato un piccolo capolavoro per intensità narrativa, il corto Onestamente non ce la faccio più. La telecamera è stata messa al servizio di 10 ragazzi provenienti da Palermo, Lecce, Eboli e Napoli che hanno partecipato al progetto “Giovani, legalità, ….Iammonline” promosso dal Dipartimento Giustizia minorile – direzione generale per gli interventi di giustizia minorile - e finanziato dal Pon “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” che si pone come obiettivo quello di offrire opportunità di socializzazione e di inclusione socio-lavorativa a giovani presi in carico dai servizi della giustizia minorile o a rischio di coinvolgimento in attività criminose, attraverso l’attivazione di laboratori multimediali di comunicazione. Coproduttori sono l’associazione “Inventare insieme” e il GFF. Il reportage dura 12 minuti: “Abbiamo dovuto sacrificare il racconto di alcuni ragazzi sperando che nascano in sala post-proiezione spunti per riflessioni e approfondimento” - precisa Luca Apolito del GFF presente in sala con alcuni ragazzi protagonisti e con la dottoressa Serenella Pesarin, direttore generale per gi interventi di giustizia minorile. “Gli altri protagonisti non sono presenti perché impossibilitati a lasciare i loro lavori che in alcuni casi gli permettono di mantenere tutto il loro nucleo familiare”.
Olsian gela la platea quando ammette alla telecamera di essere entrato illegalmente nel nostro paese dopo la morte del padre, di non aver potuto studiare anche se lo desiderava tanto: "Mia madre lavorava in Albania dalle 10 del mattino alle 10 di sera e guadagnava 35 euro al mese e non poteva mandarmi a scuola. All’età di 11 anni sono arrivato in Italia e per 2 anni ho vissuto per strada cercando di vivere rispettando la legge anche se immaginerete come sia stato difficile per un bambino ritrovarsi per strada da solo”. Luca dichiara: “Sembrerà banale, ma pensiamo che il modo più efficace e diretto per fare conoscere determinate realtà sia attraverso il racconto diretto, attraverso l’incontro e il coinvolgimento di più ragazzi”. E viste le reazioni sembra che il risultato sia stato raggiunto. Il corto verrà proiettato in diverse scuole della penisola. Verranno realizzati altri video: “Altri racconti che ci auguriamo aiutino i ragazzi di tutta Italia a capire la realtà vissuta da decine di migliai di loro coetanei”.
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