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"Kimlikler" e "Mahrem" dell’Istanbul Dance TheatreDonne e uomini sotto il cielo della Turchia: l’arte "engagé" della coreografa Geyvan McMillendi Massimo Favaro Dal Bosforo alla laguna, una notte di intense emozioni e un percorso di aperta riflessione sulla condizione della donna nella cultura islamica. E’ il lascito del duplice spettacolo della coreografa turca Geyvan McMillen, che la compagnia “Instanbul Dance Theatre” ha presentato in prima nazionale al 4° Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Venezia.
Nel primo frammento, intitolato “Kimliker”, ovvero “identità”, Geyvan McMillen appena fa accenno a temi quali la sottomissione della donna e il velo: il discorso viene mantenuto invece dalla coreografa turca, pioniera della danza contemporanea nel proprio paese, ad un livello sempre molto alto. Dopo un lungo silenzio che che ricorda quello dei pomeriggi nell’harem, lo spettacolo inizia con un lento movimento dei ballerini. Mentre sul bianco fondale del palcoscenico, negli spazi delle Tese delle Vergini, all’Arsenale di Venezia, il tema dell’identità viene esplicitato attraverso la proiezione di una serie di impronte digitali. Le evoluzioni dei ballerini dell’“Instanbul Dance Theatre”, quindi, danno spesso vita sul palcoscenico a diversi microspettacoli autonomi, che evidenziano la complessità del problema identitario, che viene analizzato da un punto di vista segnatamente femminile. E più che alla religione e alle strutture sociali, esso viene fatto risalire agli elementi: in particolare alla terra e all’acqua. Sino alla scena finale, che è pura poesia: bastano pochi passi per far scivolare i visi illuminati dei ballerini nell’ombra più totale. E l’identità scompare con l’occultamento del corpo. Molto più espliciti, invece, i riferimenti culturali del secondo spettacolo, “Mahrem”, che significa “le nascoste”. Come ad esempio le musiche arabeggianti, che proposte in Occidente hanno il potere di far viaggiare lo spettatore sino al luogo della mente in cui risiedono i propri pregiudizi sul mondo arabo. Protagoniste assolute sono però le figure pensate da Geyvan McMillen, che sa valorizzare la fisicità e le capacità tecniche dei ballerini della compagnia che lei stessa ha fondato. Il tema affrontato, quello della donna, si presta a facili e pericolose semplificazioni, che la McMillen elude prendendo come principale oggetto d’analisi l’uomo. Il quale vive la propria donna come un oggetto, gettando addosso a lei i drammi della propria esistenza, ma della quale non riesce a fare senza. Un uomo ontologicamente malato e insoddisfatto, che esibisce la propria forza, che si innalza al ruolo di divinità in terra, ma che non riesce a riconoscere la propria debolezza. La focalizzazione cambia nella scena finale, quando le donne, finalmente sole e libere dagli uomini, guardano la platea. E, con complicità, fanno teatralmente cenno agli spettatori di mantenere il segreto sulla propria, altrettanto ontologica, libertà interiore. Mahrem (prima nazionale) coreografia e video installazione Geyvan McMillen - musica Mercan Dede, J.J. Palix, Y. Mangas, Y. Sheronick - con Sernaz Demirel, Aylin Ersöz, Nurhan Nebioglu, Tan Temel - scenografia e costumi Dilara Akay - luci Yildiray Karacayir - produzione RPM Radar CDP Europe, Hayaka Fabrics, Yildiz Technical University Kimlikler (prima nazionale) coreografia e video installazione Geyvan McMillen - musica S. Vath, T. Unaldi - con Seçil Demircan, Sernaz Demirel, Aylin Ersöz, Erdem Gündüz, Seçil Kaynarkanli, Gökmen Kasabali, Elif Kevser, Nurhan Nebioglu, Tan Temel - scenografia e costumi Dilara Akay - luci Yildiray Karacayir - produzione RPM Radar CDP Europe, Hayaka Fabrics, Yildiz Technical University
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