L’ARCHITETTURA SOSTENIBILE DI GLENN MURCUTT

Il paesaggio australiano e la poetica del luogo

Il paesaggio australiano e la poetica del luogo sono stati i fili conduttori di un incontro tenutosi di recente presso la facoltà di Architettura di Reggio Calabria. Vi ha preso parte Adriana Labella, architetto lucano da tempo impegnata nella progettazione sostenibile e bioecologica.

“L’architettura sostenibile è l’unica possibile, altrimenti non è architettura ma solo mercificazione di nuovi prodotti”. Con queste parole, emblematiche delle preoccupazioni etiche che segnano il suo percorso creativo, Glenn Murcutt ha aperto la lecture, Place Culture Technology in the Australian Landscape, alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.

La sostenibilità di Glenn Murcutt – sostiene l’architetto lucano – si esprime in una capacità, veramente unica, di dialogare con il contesto, esaltandone essenzialità e specificità, di sentire cioè l’euritmia del legame con il paesaggio australiano. L’interpretazione empatica dei luoghi tende a riprodurre in architettura i ritmi naturali dell’ambiente e, sostanziandosi di analisi puntuali delle specifiche condizioni ambientali, produce costruzioni flessibili ai vincoli climatici che a quelle architetture hanno dato forma. Architetture adattabili alle variazioni atmosferiche che riescono a fronteggiare perfino i fenomeni delle grandi piogge e delle inondazioni, senza opporre resistenza, lasciando che l’acqua scorra naturalmente al di sotto delle costruzioni, staccate dal suolo”.

La sfida di autentica comprensione della natura e delle sue regole, mai incrinata da un’acritica ripresa dei suoi morfemi, si esalta nell’uso consapevole degli elementi naturali come sole, vento ed acqua, non solo per la progettazione-creazione di forme non arbitrarie ma necessarie, ma anche nella gestione ecologica del costruito, per ottimizzare il livello di comfort microclimatico per i suoi abitanti. Per Murcutt, come ha scritto Françoise Fromonot, “l’acqua, l’aria e la luce, fondamenti della vita organica, non sono soltanto necessari alla sopravvivenza; si tratta di renderli visibili, leggibili, quasi palpabili, di affermare la loro presenza inscrivendola nellla materia stessa della costruzione”.

“Le immagini antispettacolari delle sue architetture – sostiene ancora Labella – privilegiano il punto di vista del paesaggio naturale e restituiscono con forza la sua rarefatta bellezza e leggerezza, esaltata dalla tagliente luminosità australiana che ne lascia distinguere le forme nei loro contorni. Rivelano la sua profonda conoscenza del territorio australiano, nutrita, fin dall’infanzia, dall’osservazione diretta della natura ed arricchita, in età adulta, dall’esperienza singolare di un tratto di vita vissuto in una comunità di aborigeni.

La notevole e variegata produzione architettonica (più di 500 case unifamiliari) è la risposta ai bisogni individuali di una committenza privata con cui stabilisce, quasi sempre, un legame di affinità elettive, e che, per questo, è disposta anche ad aspettare alcuni anni per un suo progetto. E’ questa dimensione “artigianale” della sua architettura, segnata da un grande impegno professionale personale, insieme alla passione per la natura ed il paesaggio austrialiano, che Murcutt riesce a trasmettere, con entusiasmo, ai giovani allievi che da tutto il mondo partecipano ogni anno, in luglio, al Masterclass internazionale organizzato in collaborazione con la scuola di architettura dell’università di Newcastle”.

Numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l’assai prestigioso Prizker Architecture Prize ricevuto nel 2002 proprio in Italia, hanno riconosciuto a Glenn Murcutt il merito della sua architettura come “interpretazione del paesaggio in forma costruita” come lui stesso ha spesso dichiarato, ma non ne hanno attenuato il profilo di architetto, che pur godendo di fama internazionale, vive ai margini dello star system architettonico globalizzato contemporaneo per scelta e non per condizione.

Murcutt continua a riconfermare la scelta esistenziale di sostenibilità – conclude Adriana Labella – che segna il suo operare esclusivo dentro il paesaggio australiano, con la natura, per la natura: è nel rapporto esclusivo con questo paesaggio che l’architetto continua a coniugare sensibilità ecologica e sostenibilità ambientale in un’etica-estetica della necessità.