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L’ATTESA PER "LA MANO DI DIO": IL FILM DI MARCO RISI SU DIEGO ARMANDO MARADONAMaradona al cinema: Napoli in prima filadi Massimo Favaro Cresce l’attesa per “La mano di Dio”: la biografia non ufficiale di Diego Armando Maradona sarà dall’autunno nelle sale cinematografiche italiane. Per i tifosi napoletani, l’opportunità per rivivere gli emozionanti successi e le prodezze del campione argentino.
Sono terminate le riprese ed è attesissima, soprattutto a Napoli, l’uscita delle sale dell’ultimo film sulla vita del fuoriclasse argentino Diego Armando Maradona, dal titolo “La mano di Dio”. Il film, diretto dal regista italiano Marco Risi, ripercorre sia successi sportivi di Maradona, interpretato dall’attore Marco Leonardi, che le sue vicissitudini umane, senza tralasciare gli aspetti più oscuri della vita del “Pibe de oro”. La pellicola, realizzata in coproduzione tra Spagna e Italia, è costata circa 9 milioni di euro. Le riprese sono state girate a Buenos Aires, la città natale di Maradona, ma anche in Spagna e in Italia: i due paesi che maggiormente hanno segnato la carriera sportiva, ma non solo quella, del campione argentino. Tra gli attori spicca il nome dell’icona del “Grande Fratello” Pietro Taricone, che interpreta un pusher camorrista. Il delicato ruolo dell’ex moglie Claudia Villafañe, che si è opposta all’inserimento nella sceneggiatura di alcune scene, è stato invece affidato dall’attrice argentina Julieta Díaz. Gonzalo Alarcón e Abel Ayala sono gli interpreti del Maradona bambino e adolescente, che dà i primi calci al pallone in un quartiere periferico e disagiato della capitale argentina, Villa Florito, trovando nel calcio la via d’uscita alla povertà. Dopo gli esordi nella squadra dell’Argentinos Juniors, il “Pibe de oro”, com’era stato definito dai compagni di gioco per la sua straordinaria destrezza, passa ben presto al leggendario Boca Juniors. I mondiali dell’82 in Spagna sono per il “Pibe” una vetrina internazionale, che gli frutta un ingaggio miliardario nel Barcellona. Un grave infortunio gli impedisce, però, di ottenere i successi sperati con la squadra catalana. Nel 1984, a sorpresa, l’arrivo in Italia: Maradona acquistato dal Napoli, grazie all’impegno e all’astuzia del presidente Corrado Ferlaino. E’ un grande feeling quello che ben presto si instaurò tra Maradona e i napoletani, che lo venerarono quasi come un idolo: dopo San Gennaro, la città acclamò in lui un nuovo santo patrono. Il campione argentino non tradirà la fiducia e l’affetto ricevuto, conducendo la squadra partenopea a vincere due campionati nazionali, nella stagione 1986-1987 e 1989-1990, e la coppa Uefa nell’edizione 1988-1989. In questo periodo, che rappresenta certamente l’apice della carriera di Maradona, il fantasista del Napoli trascina la nazionale argentina alla vittoria dei campionati mondiali, tenutisi nel 1986 in Messico. Il “Pibe de oro” è capocannoniere e miglior giocatore del torneo. Il titolo del film di Risi, La mano di Dio, è tratto proprio da un episodio avvenuto nel corso di una partita contro l’Inghilterra, quando Maradona segnò con la mano il gol decisivo, che avrebbe quindi dovuto essere annullato dall’arbitro, il quale però non si rese conto dell’irregolarità. Ai giornalisti che gli chiesero, dopo l’incontro, se avesse davvero segnato di mano il gol, Maradona rispose: “è stata la mano di Dio”. I mondiali di Italia ’90 segnano l’’inizio del declino: l’Argentina viene battuta in finale dalla Germania e alcune dichiarazioni del “Pibe de oro” (“ha vinto la mafia”) rendono evidente la sua fragilità emotiva, mentre anche i rapporti con i dirigenti del Napoli si fanno via via più tesi. L’anno successivo, nel marzo del 1991, il campione viene trovato positivo in un controllo anti-doping. Maradona è squalificato per 14 mesi e i giornali ne approfittano per versare fiumi d’inchiostro sui dubbi rapporti intrattenuti con la camorra napoletana, sulle avventure extraconiugali e sulla dipendenza del calciatore dalla cocaina. Maradona, nel 1992, cerca a Siviglia libertà e nuovi successi; ma il morale è basso e la forma è scarsa, come pure i risultati. Poi altre fughe, sino al rientro, nel 1994, all’amato “Boca”: i tifosi organizzano per lui una grande festa, nel mitico stadio della “Bombonera”, accogliendo il suo ritorno come quello di un eroe. Sarà però una delle ultime soddisfazioni perché, nel 1997, dopo essere stato trovato nuovamente positivo nel corso di un controllo anti-doping, Maradona decide di lasciare definitivamente il mondo del Calcio. Per ammissione dello stesso regista, il film parla per il 40 per cento dei successi e dei momenti di gioia e, per il 60 per cento, della crisi nella quale ad un certo punto il campione sprofondò, senza riuscire mai ad emergere del tutto. Ma alla fine il giudizio personale su Maradona del regista Marco Risi, che ha avuto modo di incontrare a Buenos Aires l’ormai ex “Pibe de oro”, è positivo: “Lui è una persona forte e fragile allo stesso tempo. Ed è difficile per chiunque toccare la grandezza assoluta e poi tornare alla normalità”, ha spiegato Risi in una intervista. Il film sul campione argentino, che i tifosi del Napoli non dimenticheranno mai, arriverà forse sugli schermi italiani a novembre di quest’anno (l’usicta sarà poi posticipata a fine marzo 2007).
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