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"L’ETA’ DI COURBET E MONET" CON MASSAGRANDE A PASSARIANOA Villa Manin dal 24 settembredi Farida Monduzzi Con la mostra “ L’età di Courbet e di Monet –La diffusione del realismo e dell’impressionismo nell’Europa centrale e orientale” ( dal 24 settembre al 7 marzo) Marco Goldin riesce ancora una volta a fare del luogo che la ospita, la splendida Villa Manin, un polo di attrazione irresistibile per chi ama l’arte e il bello.
I motivi di interesse sono infatti molteplici a partire dai 134 dipinti ( concessi da musei di tutto il mondo), capolavori della pittura francese messi a diretto confronto con opere di pari prestigio ma assai meno conosciute, prodotte da artisti provenienti dai paesi dell’Europa centrale. L’area esplorata è stata poco esposta al di fuori dei confini nazionali e questa esposizione è capace di testimoniare, in modo superbo, come la lezione del realismo prima e dell’impressionismo francese poi, abbia superato i suoi luoghi di nascita per espandersi e fiorire con magnificenza in queste terre. L’innesto di questi nuovi stili e poetiche, negli stilemi tipici delle varie culture nazionali, ha portato alla creazione di opere originali riconducibili ai movimenti che le hanno ispirate senza esserne pedisseque imitazioni Artisti e collezionisti viaggiavano , visitavano mostre e le capitali come Varsavia, Praga, Vienna San Pietroburgo, per non citarne che alcune, ospitavano tele e sculture degli artisti francesi diffondendone, in tal modo, stili e tendenze. L’esposizione di Villa Manin illustra il realismo e il naturalismo con opere di Courbet, Corot, Millete,Rousseau , pittori che ci accompagnano nel loro approdo alle idee impressioniste magnificamente esemplificate nel loro nascere da Bazille, Monet, Manet Caillebotte, Degas, mentre il suo evolversi verso la maturità è rappresentato da “ I raccoglitori di patate, dfi un van Gogh, eccezionale. Suonano ignoti ai più , i nomi degli artisti locali che li fronteggiano sulle pareti anche se lo splendore delle loro opere spesso compete in bellezza con quelle dei maestri. Il fascino della mostra nasce dal loro felice accostamento con i quadri francesi , consentendo in tal modo di scorgere i collegamenti, gli influssi, i rimandi . Il “ Ruscello nel bosco “ di Gustave Courbet ad esempio, si rispecchia in “ Ghiandaia nella foresta” di Chelmonski “ Alberi con neve “ di Mediniawskji in Mattino di neve “ di Pissarro, la “Foresta” di Boguliov, in” Bagliori “ di Ebner. Il Corot “ Sentiero nella foresta di Saint Cloud” è posto fra “ Nella foresta “ di Laslo Pade e “ Nella foresta” di Grigorescu dando l’impressione di un ceppo che ha prodotto questi due germogli. Proseguendo nei raffronti e tentando una sintesi generalizzante si può affermare che nelle opere degli artisti mitteleuropei in senso ampio, la perfezione del disegno, la sensibilità estrema per i toni di luce e le variazioni di colore, l’armonia dell’insieme li pongono su un livello quasi pari agli archetipi: ciò che fa delle opere dei francesi capolavori insuperabili, è la capacità di trasferire sulla tela quella joie de vivre quell’esplosione di serenità talmente viva da trasmettersi a chi la guarda, che sembra mancare nei quadri messi a confronto. . Nelle opere dell’Europa centrale, in genere anche le tranquille scene familiari, i deliziosi ritratti madri e figli e di fanciulli, sembrano permeati da un velo di tristezza connaturata all’anima slava che ne frena le potenzialità. Restano comunque indimenticabili tante tele come la “ Cima di collina” di Karoly Ferenczy, con la felice figura maschile a dare simmetria al paesaggio, pronipote probabile di quel viandante di Friederich, felice di essere sfuggito alla nebbia per approdare in quel fiorito paesaggio. Altrettanto indimenticabili la dolce fanciulla di Clara von Rappard “ La signorina Hardy sulla terrazzo delle rose” o la “ Festa in giardino” di Theodor Aman in cui i commensali dopo un pranzo che si immagina molto ben riuscito, si raggruppano in lieti conversari sullo sfondo di una casa luminosa , per non citarne che alcuni. Se si passa dal corpo centrale della villa che ospita naturalisti e impressionisti, nei grandi spazi dell’esedra di Levante di Villa Manin, una quarantina di opere, alcune di grande dimensione ci trasportano nell’immensità della putza, nelle rive del lago Balaton, fra le strade contorte della vecchia Buda. Si è di fronte a “ Scene d’Ungheria” , rassegna curata da Marco Goldin , mostra a tema di Matteo Massagrande che ha dipinto alcuni di questi quadri proprio per esporli a Passariano. Al centro di ognuna i grandi temi del paesaggio ungherese, delle sue acque e città, la luminosità cangiante dei suoi cieli, il variare dei verdi in tonalità rare e preziose. A parere di numerosi critici che hanno visitato questa esposizione, il maestro padovano ben figura nel confronto a distanza con le opere di un secolo prima. A umiliare un po’ le tele e a diminuirne l’impatto visivo è lo sfondo delle pareti su cui sono collocate, uno sfondo scarno, sconnesso poco adatto a rendere giustizia a questo pittore audace nella sua scelta di esprimersi senza condizionamenti di mercato, mode, tendenze rifuggendo a quella smaterializzazione che pare divenire la cifra d’obbligo della maggior parte delle opere contemporanee. Orario: dal 26 settembre al 1 novembre ore 9-19. Dal 2 novembre a fine mostra da lunedì a giovedì ore 9-18, venerdì sabato e domenica ore 9-19. Chiuso 24, 25 e 31 dicembre 2009. 1 gennaio 2010 ore 11-19. Servizio prenotazioni e informazioni: Call center tel. 0422.429999 - fax 0422.308272
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