VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Orizzonti "L’EXIL ET LE ROYAUME" DI ANDREï SCHTAKLEFF E JONATHAN LE FOURNLa realtà non è un poemadi Ilaria Falcone "L’exil et le Royaume" è l’opera prima di due giovani registi francesi.
Questo documentario prende spunto da un libro di racconti dello scrittore, drammaturgo, saggista, Albert Camus, scritto nel 1957, lo stesso anno in cui vinse il Premio Nobel.
Del lavoro di Camus, Andreï Schtakleff e Jonathan Le Fourn hanno l’ambizione di riprodurre in immagini il suo esistenzialismo, la sua inquietudine, il suo essere fuori dagli schemi. A due giorni di distanza dalla proiezione di Below Sea Level, viene presentato alla 65 Mostra del Cinema di Venezia, sempre nella sezione Orizzonti, un documentario su un’altra realtà ai margini, di cui si conosce l’esistenza, ma di cui si sa sempre troppo poco. "L’esilio e il regno", questa la traduzione del titolo, viene ambientato, dai due registi, a Calais, Nord della Francia. Qui esuli, immigrati, vivono da padroni, da governatori di loro stessi e del loro destino. I due registi hanno vissuto tre anni a Calais, dove hanno filmato la storia di alcune persone. Ne raccontano il passato e le attese di un futuro, che, spesso, assume le sembianze di un miraggio. Descrivono il loro stato d’animo che è un viaggio, affrontato quasi sempre in solitudine. La tragedia, la paura, la rovina sono i protagonisti. A differenza dell’opera di Gianfranco Rosi, il coinvolgimento viene sottilmente meno durante la visione di questo documentario. Non per il tema drammatico, quello dell’esilio, sia esso imposto o volontario, ma per la scelta narrativa con cui viene proposto. L’exil et le Royaume è un lungo indagare sulla loro situazione sociale. Viene analizzato tutto il contesto politico, dove le leggi di immigrazione sono scottanti e creano malconenti; viene data voce a uomini e donne che vivono con un futuro precario. I momenti che attraggono come calamita l’attenzione degli spettatori sono le poche sequenze in cui si svolgono dialoghi, in cui ha luogo un confronto tra storie di vita, perchè l’attualità interessa direttamente e attivamente. Tuttavia, in quest’ opera prevalgono i monologhi, la cui difficoltà di comprensione, incluso il capire a chi siano rivolti, impedisce un’immedesimazione e una compassione di chi li sta ad ascoltare. Dove l’opera di Rosi era lineare e semplice nel linguaggio, un lavoro in cui il dramma veniva trattato nella suo essere profondo e disarmante, qui la chiara volontà di andare oltre, di creare una «voce dell’umanità», di rendere in modo assolutamente aulico il tema, crea un certo impatto di insofferenza. Uno dei protagonisti del film, l’insegnate in giro per le strade, che canzona il governo, in perenne ricerca della polizia, è sempre alle spalle delle inquadrature, alle spalle del mondo e urla per farsi sentire; l’effetto che ne deriva è esasperante. Lunghe inquadrature monotone, assillanti fermi immagini sui volti, non rendono giustizia, non riescono a essere il vero grido per dar voce al loro esistere. La realtà, nei suoi disagi, non può essere raccontata irragionevolmente. Titolo originale: L’Exil et le royaume Nazione: Francia Anno: 2008 Genere: Documentario Durata: 165’ Regia: Andreï Schtakleff, Jonathan Le Fourn Produzione: Château-Rouge Production Data di uscita: Venezia 2008
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2010 Creative Commons |





