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"L’INDUSTRIALE" di GIULIANO MONTALDOCrisi economica e vite spezzatedi Ada Guglielmino La quotidianità della crisi economica vista con gli occhi di un piccolo industriale. Un film triste e commovente, metà thriller e metà di denuncia, in cui uno dei "grandi vecchi" del cinema italiano si conferma osservatore lucido, critico - e in questo caso preveggente - della realtà.
Dopo I demoni di San Pietroburgo (2008), nel 2010 Giuliano Montaldo, con la moglie Vera Pescarolo Montaldo e Andrea Purgatori, scrive la sceneggiatura di un film che parla di crisi economica. Una crisi che nel 2010 assomigliava a molte altre, non era ancora deflagrata in occasione della presentazione al Festival di Roma, ma che alla data di uscita del film, il 13 gennaio 2012, si era già trasformata in uno tsunami. Nicola Ranieri (Pierfrancesco Favino, sempre più bravo) è un piccolo industriale che ha ereditato dal padre, operaio emigrato dal Sud e diventato imprenditore, una sana azienda metalmeccanica. Ma la crisi non risparmia nessuno, i pagamenti ritardano, le liquidità per pagare gli stipendi scarseggiano e Nicola è stretto nella morsa di debiti e banche, mentre strozzini mascherati da finanziarie si aggirano come avvoltoi sulla sua azienda. L’orgoglio e la tenacia che ha ereditato dal padre gli impediscono di chiedere aiuto economico alla ricca moglie Laura (Carolina Crescentini a cui il regista ha pensato fin dalla sceneggiatura) e soprattutto alla snob madre di lei. Per questo Laura, che sente suo marito sempre più chiuso in se stesso, inizia ad allontanarsi da lui. Per Nicola è lo sgretolamento della vita professionale e sentimentale. Mentre in fabbrica gli operai vogliono risposte sul loro futuro, le banche rifiutano prestiti e una joint venture con un gruppo tedesco è vicina al naufragio, la gelosia si impossessa di lui, il sospetto diventa ossessione, l’incapacità di comunicare con Laura, ancora innamorata, ma smarrita di fronte alla cieca ostinazione del marito e quindi intenzionata a separarsi, spingono Nicola a seguire la moglie di nascosto. Un sorriso scambiato con l’inserviente rumeno di un’autofficina scatena il lato oscuro di Nicola, e quando ogni tassello del mosaico sembra tornare a posto, l’azienda salvata, il matrimonio, il ritrovato successo in società, emerge un inquietante segreto. Girato in bianco e nero ("come si può raccontare una crisi a colori?" ha dichiarato il regista) e in digitale in una Torino vista dall’alto, deserta e disabitata, sospesa in attesa di una soluzione che appare distante e lontana, il film di Montaldo ha i suoi punti di forza nella prima parte, con una lucida critica al sistema nel suo complesso, in cui Nicola sembra, con la sua tenacia e ostinazione ("io non mollo mai", ripete agli operai che conosce da quando è bambino, alla moglie e agli amici) l’unico personaggio positivo in questo deserto di sentimenti. Ma non ci sono eroi: a modo loro tutti mentono, tutti mettono in scena una rappresentazione del proprio essere, tutti sfruttano qualcuno e a loro volta sono usati da qualcun’altro, piccoli uomini solitari, ognuno chiuso nella propria incomunicabilità. Il delirio che trascinerà Nicola in una spirale di bugie e nel suo inconfessabile segreto è figlio della inconfessata e inconfessabile paura di chi perde lavoro e dignità, e vede davanti a sé solo dolore e umiliazione.
L’industriale Titolo originale: L’industriale Nazione: Italia Anno: 2011 Genere: Drammatico Durata: 94’ Regia: Giuliano Montaldo Cast: Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Francesco Scianna Produzione: BiBi Film Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: Roma 2011 13 Gennaio 2012 (cinema)
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