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’L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE’DI Milan KunderaLa leggerezza dell’esseredi Gabriele Naia Una domanda metafisica, una domanda a cui è impossibile dare una risposta, è come un fuoco inestinguibile. Non potrà mai spegnersi in quanto, fintanto esisterà l’uomo, esisteranno misteri cui egli non saprà dare risposta, ma che lo coinvolgeranno così profondamente da non permettergli di girarsi dall’altra parte e far finta di nulla. Per lo stesso motivo, un libro che ruota intorno ad una domanda metafisica vive di vita propria. A coinvolgere il lettore non sono direttamente i personaggi, i luoghi, le situazioni, bensì, innanzi tutto, il nodo centrale che fa di tutto il resto marionette, scenografia, pretesto. Questo nodo centrale è costituito dalla domanda stessa
Una domanda metafisica, una domanda a cui è impossibile dare una risposta, è come un fuoco inestinguibile. Non potrà mai spegnersi in quanto, fintanto esisterà l’uomo, esisteranno misteri cui egli non saprà dare risposta, ma che lo coinvolgeranno così profondamente da non permettergli di girarsi dall’altra parte e far finta di nulla. Per lo stesso motivo, un libro che ruota intorno ad una domanda metafisica vive di vita propria. A coinvolgere il lettore non sono direttamente i personaggi, i luoghi, le situazioni, bensì, innanzi tutto, il nodo centrale che fa di tutto il resto marionette, scenografia, pretesto. Questo nodo centrale è costituito dalla domanda stessa. Ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera pone al centro della sua riflessione la vita dell’uomo. O meglio, il suo mistero. Se l’andamento temporale della vita dell’uomo è lineare e tutto accade solo un’unica volta, tutto sfuma e diventa leggero, impalpabile – invisibile. Questa è la considerazione con cui l’autore apre il romanzo, partendo da un accenno al concetto nietzscheano di “eterno ritorno” (che, al contrario, immagina un andamento temporale circolare). Inoltre, se viviamo solo una volta, saremo perennemente impreparati d’innanzi gli eventi, dal momento che mai avremo modo di affrontarli in una vita precedente, sviluppando in anticipo un qualche tipo di esperienza. In altre parole: la nostra vita è quanto di più misterioso e affascinante, fugace e intenso, incomprensibile e incerto. E noi ci troviamo a viverla da ignoranti e impreparati fino all’ultimo. Partendo da queste intense tematiche esistenziali, Kundera sviluppa un romanzo complesso, articolato, sfaccettato. Ad intrecciarsi sono, fondamentalmente, le storie di due coppie: Tomáš e Tereza, Sabina e Franz. Una semplice storia d’amore? No. A riempire le pagine sono le vite dei singoli personaggi, che più che mai manifestano lo smarrimento e il mistero cui prima si accennava. L’istinto ribelle di Sabina, la passione per le donne di Tomáš, la pudicizia di Tereza, l’onesta sottomissione di Franz: tutti fili che si intersecano e s’annodano l’uno con l’altro, fili dei quali, poco a poco, si cerca la matassa, sondando la vita dei quattro. Che, forse, i personaggi risultino talvolta un po’ forzati non lo si può negare; vero è però che reggono perfettamente un romanzo che condensa narrazione, Storia (quella Ceco-Slovacca sotto il Comunismo – come spesso è nei libri di Kundera), e riflessioni di carattere filosofico, ma talvolta anche vagamente teologico e psicanalitico. Dall’inizio – da quando, cioè, l’autore ci rivela la sua prima immagine di Tomáš al balcone - al finale, che scorre lungo le note di un pianoforte e di un violino, i personaggi ci appaiono come immortalati in una fotografia. Non perché essi siano immobili, statici (perché sono tutt’altro), bensì perché in lontananza sembra sempre risuonare un verdetto, un “Es muss sein!”, un “Deve essere!” beethoveniano che, invece che reclamare quattrini, ricorda ciò che gli aspetta. Questo duro imperativo (che comunque non frena mai il fresco profumo di poesia e la melodia che aleggiano nelle pagine) pare infatti sussurrare in continuazione nelle orecchie nostre e dei personaggi che, come si diceva prima, la nostra vita è condannata alla leggerezza, tanto fugace ed irripetibile è. Evidentemente una leggerezza insostenibile, tanto che Kundera sceglie una tecnica narrativa particolare, che balza di situazione in situazione, di personaggio in personaggio, con rapide incursioni che spesso ritornano, con determinate sfumature e aggiunte, nelle pagine seguenti. Una tecnica narrativa che adotta talvolta il tempo presente, talvolta l’imperfetto. Così facendo, l’autore è come congelasse le vite dei personaggi; non a caso, Tomáš e Tereza “sopravvivono” alla loro morte, che ci viene confessata a metà libro, senza però che influisca sulla narrazione, che invece prosegue come compiendo qualche balzo indietro e riprendendo il tutto da qualche tempo prima. Ecco allora che nel romanzo l’insostenibile leggerezza della vita viene sedata appesantendola, cioè concedendole la grazia di potersi ripetere, paradossalmente all’infinito, nei suoi momenti di poeticità ed umanità. Volendo, si potrebbe pensare a questa “cura” suggerita - a quanto pare - da Kundera come all’eterno ritorno nietzscheano, che ha inspirato, come s’è detto, l’incipit del libro. Anche in questo caso, quindi, altro non si fa che tornare all’inizio e ricominciare. L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE, Milan Kundera (1982) Adelphi - 318 pagg. 8 euro
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